Home Comunità Cristiane di Base Da credenti, “oltre le religioni”: il seminario nazionale delle CdB di V.Gigante

Da credenti, “oltre le religioni”: il seminario nazionale delle CdB di V.Gigante

Valerio Gigante
Adista Notizie n° 40 del 25/11/2017

Sono due i libri da cui trae spunto e sostanza il seminario nazionale delle Comunità Cristiane di Base italiane in programma il prossimo 8-10 dicembre a Rimini (Casa per Ferie Don Bosco – Viale Regina Elena, 7: il programma completo e le informazioni per iscriversi e partecipare le trovate su questo stesso numero, in ultima di copertina). Il primo è l’opera postuma di Ortensio da Spinetoli, L’inutile fardello (Chiarelettere ed., arrivato in pochi mesi alla terza edizione. Il libro si può richiedere ad Adista secondo le consuete modalità), in cui il teologo cappuccino tenta di liberare la fede da dogmi e precetti, parole e liturgie sovrastrutturali rimettendo al centro della vita cristiana le parole e la testimonianza di Gesù. Il secondo libro è di John Shelby Spong, María López Vigil, Roger Lenaers, José María Vigil, Oltre le religioni, un’opera pubblicata in Italia grazie alla partnership tra Adista e l’editrice Gabrielli (anche questo libro si può richiedere ad Adista) che raccoglie saggi di diversi teologi di punta; in particolare dal contributo del teologo spagnolo Vigil viene il titolo stesso del seminario delle CdB: “Beati gli atei perché incontreranno Dio”. Perché Dio, secondo il movimento delle Comunità di Base, va ormai declinato secondo paradigmi totalmente diversi da quelli tradizionali. E le religioni vanno ripensate secondo modelli che non prevedano più la sottomissione dell’essere umano ad autorità, gerarchie, caste sacerdotali che pretendono di essere depositarie di antiche credenze o verità delle quali sarebbero le uniche veraci interpreti, in quanto rivelate e compiute solo grazie ad esse. Così come sono ormai astoriche e inconcepibili Chiese e istituzioni religiose che pongano se stesse e i loro insegnamenti al di sopra della scienza e di ogni autorità civile.

Insomma, il seminario delle CdB si preannuncia dirompente nei contenuti (difficile infatti anche solo pensare ad una comunità di credenti che si interroga in modo così radicale sul senso stesso del proprio modo di vivere e declinare la fede) e particolarmente ricco anche di contributi. Basta citare la presenza di don Ferdinando Sudati, Sergio Tanzarella, Augusto Cavadi, Giancarla Codrignani, Valeria Milani Comparetti, Bruna Peyrot: ma anche della nostra redattrice Claudia Fanti, trait d’union tra quanto le Comunità di Base elaboreranno a Rimini e quanto invece Adista celebrerà contemporaneamente a Roma, durante la festa-evento dei suoi 50 anni. Perché il cammino di Adista e delle CdB in questi decenni è corso sullo stesso binario di laicità, vangelo, Concilio e democrazia.

Proprio sui temi del seminario, e più in generale sulle prospettive d’impegno e di azione delle CdB, abbiamo posto alcune domande ad un suo storico animatore, Marcello Vigli. Di seguito l’intervista. 

Quali sono le sfide che ritieni il movimento delle CdB sarà chiamato ad affrontare nel prossimo futuro?

Sono quelle stesse che ogni Chiesa è chiamata ad affrontare oggi per testimoniare la fede in un mondo in cui la globalizzazione e la comunicazione telematica hanno rotto ogni confine fra culture diverse, imponendo agli abitanti del pianeta, uomini e donne, scelte radicali: rivendicare particolarità etnica e linguistica per riaffermare identità inconciliabili, o rinnegarle per integrarsi in un comune sentire da esprimere in sempre nuovi linguaggi. Il rischio che corrono è quello di considerare esaurita la loro esperienza dopo l’elezione di papa Francesco, cedendo alla tentazione costituirsi in gruppi di spiritualità nell’intento di superare il limite, individuale e collettivo, dell’umano che ci è dato di vivere nel tempo, prescindendo dall’impegno collettivo a costruirla. Resta infatti inautentica e consolatoria ogni spiritualità che spinga a separarsi dagli altri, ponendosi fuori della storia.

A tuo giudizio quale è stato il lascito maggiore di Giovanni Franzoni al movimento delle Comunità di Base?

Con la sua scelta di vita ha testimoniato il messaggio che le Cdb rappresentano con la loro proposta di Chiesa altra. Ha mostrato il modo di essere cristiano fedele all’impegno di evangelizzare costruendo il Regno, ma rifuggendo alla tentazione di usarne l’annuncio per acquisire consenso e potere. Giovanni il potere ha saputo lasciarlo immergendosi in quella parte di umanità che affronta quotidianamente la lotta per evitare che i poveri siano sfruttati, i deboli siano oppressi e le minoranze siano emarginate. In questa prospettiva ha esercitato la sua cittadinanza politica; il suo impegno è stato esemplare per la coerenza con cui ha vissuto la distinzione fra politica e religione nella dimensione della laicità, riconoscendo il diritto dovere dello Stato di scegliere in piena autonomia le normativa per garantire la democrazia.

Il titolo del vostro incontro suggerisce l’idea che ci sia bisogno di più spiritualità, ma di meno “religione”. In che senso?

La religione fin dal suo imporsi nella vita associata degli uomini ha assolto a diverse funzioni. Al bisogno di darsi ragione della propria esistenza, di avere un referente superiore a cui appellarsi per avere sostegno e per ottenere giustizia. Proprio l’esercizio di questa funzione offrì ben presto giustificazione alla gerarchizzazione dei ruoli sociali attribuendo una giustificazione sovraumana a chi esercitava il potere. Col tempo la scienza la rese superflua anche nell’interpretazione dell’esistente, rendendo tutto umano l’esercizio della sovranità. Pur così ridimensionata nel suo ruolo “conoscitivo”, la religione non perse del tutto, però, quello “politico” nel connubio fra l’autorità spirituale dei capi religiosi e il potere, in diverso modo conquistato, da quelli politici in concorrenza con l’insorgere delle ideologie. In verità la loro “morte” ha rilanciato la religione pur se in diverse forme, alcune anche del “fai da te”.

Il pontificato di papa Francesco ha fatto pensare a molti, nell’area del cosiddetto “dissenso”, ad una possibile apertura, riconoscimento, da parte della Chiesa gerarchica nei confronti di chi, come voi, ha detto con molti anni di anticipo ciò che oggi è all’ordine del giorno del rinnovamento ecclesiale che molti, credenti e non credenti, attendono. Questo gesto da parte del papa e dell’establishment ecclesiastico non è però arrivato, nemmeno nei confronti di Giovanni Franzoni, dopo la sua scomparsa. Come mai?

È forse improprio continuare a parlare di “dissenso” da tempo diventato, almeno nelle Cdb, proposta di “Chiesa altra”. Il termine si può oggi forse, paradossalmente, riutilizzare per indicare l’area della destra ecclesiastica che si oppone, più o meno silenziosamente, al “revisionismo” teologico (molto blando) e alle innovazioni strutturali (poche in realtà) di papa Bergoglio, che giustamente, dal suo punto di vista, non “apre” alle nostre esperienze. Il papa e ancor più il suo “establishment” hanno ben inteso che le loro riforme, pur sempre preziose se realizzate, hanno ben poco a che fare con quanto le Cdb hanno detto e fatto con molti anni di anticipo su ciò che oggi è all’ordine del giorno per adeguare l’annuncio evangelico alle trasformazioni in atto nella società. Non a caso ha riabilitato don Primo Mazzolari ed è salito a Barbiana, ma per Franzoni neppure un requiem per il suo funerale… troppo laico. 

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