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“Un gesuita a Scampia” di M.Vigli

Un gesuita in una periferia degradata

Marcello Vigli

Fabrizio Valletti nel raccontarsi nel suo Un gesuita a Scampia (*), offre una grande lezione politica. Lo afferma nella prefazione il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti rilevando le sue iniziative culturali e opportunità di formazione e avviamento dei giovani al lavoro, per combattere la dispersione scolastica, per avvicinare al centro le periferie “esistenziali”, i luoghi dove manca la speranza nel futuro e dominano il senso di marginalità e la rassegnazione.

Molte e varie sono tali iniziative narrate con dovizia di particolari nella seconda parte del libro perché possano essere assunte come esemplari per l’azione pastorale sul modello Scampia.

La prima parte è dedicata, invece, agli anni della sua formazione nella scuola pubblica e del noviziato, e a quelli degli impegni a cui fu indirizzato dopo la sua ordinazione sacerdotale. Furono anni come lui stesso scrive ricchi di esperienze che lo aiutarono a fondare la sua formazione su una molteplicità di relazioni, culturali, politiche e sociali che lo portarono, fra l’altro, a leggere il vangelo in casa Berlinguer su sollecitazione di Letizia e Giuliana, d’accordo con i mariti Enrico e Giovanni, che desideravano che i loro figli conoscessero il vangelo.

Fu poi a Livorno per insegnare nel collegio Francesco Saverio, a Firenze nell’ambiente di La Pira e Balducci, quindi a Roma per frequentare la Gregoriana dove: L’intreccio fra lo studio della teologia, i tentativi di rinnovamento della Chiesa il movimento politico e culturale del ’68 mi portò ad occuparmi di nuovo del rapporto tra fede e politica. Per approfondirlo s’ispirò anche alla Teologia della Liberazione, alla Scuola di Francoforte e al grande fermento che lo accolse a Firenze quando vi tornò dopo l’ordinazione sacerdotale. Qui trovò anche, nelle esperienze di don Milani e dell’Isolotto, lo stimolo ad elaborare il metodo usato nella catechesi giovanile negli anni successivi. Ne fu, però, allontanato dai superiori sollecitati dall’arcivescovo Florit, che mal tollerava le sue scelte pastorali, ed approdò a Follonica dove sperimentò con successo una “scuola fuori della scuola”, prima di essere trasferito a Bologna a reggere il Centro Poggeschi di pastorale universitaria.

Vi restò per 17 anni, nonostante l’opposizione del cardinale Bffi, prima di raggiungere la sua attuale sede di Scampia dove vive intensamente il conflitto fra la le famiglie delle case dei “puffi” e quelle della Napoli “bene” vincolato a frequentare quando è stato designato a dirigere l’Istituto Pontano.

E’ quello che emerge dalla puntuale descrizione delle iniziative e strutture, che crea o contribuisce a creare questo gesuita romano trapiantato in questo abnorme quartiere napoletano testimoniando versatilità e, al tempo stesso, capacità di coinvolgere altri e coinvolgersi in iniziative altrui: scuola e sport per i giovani, momenti di emancipazione per le donne, cura agli anziani, sostegno per favorire proposte imprenditoriali e iniziative culturali, assistenza nelle carceri e ai famigliari dei detenuti, musica e teatro per tutti. Nei diversi settori la collaborazione dei confratelli e l’impegno di cittadini, cattolici e non, consentono il raggiungimento di obiettivi significativi in questo che Valletti chiama Progetto Scampia. Lo persegue con tenacia e con metodo contando sulla capacità innovativa presente nel quartiere riconoscendola come un segnale di novità comune a molte esperienze dell’intero nostro Paese laddove la partecipazione dal basso precede e mette in crisi le modalità con cui le istituzioni affrontano i problemi più seri dei cittadini.

A conclusione del suo libro lo teorizza sistematizzandolo nelle sue diverse fasi: Ne è scaturito un percorso pedagogico che ho chiamato piedi, cuore, testa, mani, attorno al quale ho cercato di far ruotare ogni percorso educativo e pastorale intrapreso. Di ciascun momento indica le caratteristiche e le difficoltà aggiungendo che la complessità dei fenomeni sociali e economici da affrontare rende indispensabile cercare altre mani, saperle stringere, voler stabilire alleanze, riuscire a concordare interventi comuni.

Proprio apprezzando questo metodo Marco Rossi-Doria, a conclusione del suo commento nelle ultime pagina del volume, scrive: Davanti ai nuovi muri, alle guerre, e alle esclusioni, è sempre più tempo di piedi cuore, testa, mani. Questo vale in particolare per chi è impegnato nell’innovazione della scuola perché in questo libro vi è qualcosa di impegnativo che ispira, dal punto di vista della prospettiva pedagogica, ogni pagina. In verità è la fondazione filosofica “europea” che rende robusta la spinta pedagogica di Fabrizio, che si affianca alla vocazione religiosa, è Fabrizio stesso a rivelarla: “i filosofi della Scuola di Francoforte quella che era stata denominata Teologia politica” …. Dunque è la critica dell’autoritarismo, è la fondazione nella speranza nelle Scritture che costituiscono le solide basi per tessere i nessi tra prospettiva di fede e spinta all’educazione come impegno prioritario.

(*) F. Valletti, Un gesuita a Scampia. Come può rinascere una periferia degradata. Centro editoriale dehoniano, Bologna 2017

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