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Lettera della Comunità dell’Isolotto

Al Collegamento nazionale delle CdB
Alle Comunità di base italiane

Al fine di superare definitivamente le incomprensioni legate alla pubblicazione del libro di Mira Furlani, Le donne e il prete. L’Isolotto raccontato da lei,” abbiamo insieme riflettuto e condiviso la opportunità di puntualizzare la nostra versione dei fatti e alcune nostre valutazioni sul modo in cui è stata gestita tutta la vicenda.

E’ passato diverso tempo dalla recensione di Beppe Pavan al libro di Mira, pubblicata in “primo piano” sul sito delle Comunità di base in data 28 novembre 2016, e dalla nostra risposta del 12 dicembre 2016, e pensavamo che non saremmo tornate/i sull’argomento. Pensavamo che il nostro invito a leggere come parziale e soggettiva ogni testimonianza personale fosse compreso, specie dalle Cdb e da tutti coloro che ci conoscono da molto tempo.

Poi abbiamo osservato che, grazie anche al sito delle Cdb e allo spazio dedicato a successivi interventi (articoli su Il Manifesto, Micromega..), e soprattutto al “dossier” della rivista Viottoli, è stata fatta del racconto di Mira una lettura ed interpretazione ben diverse da quelle generalmente riservate agli scritti di natura autobiografica e memorialistica. Lo si è preso come “verità storica” su cui aprire un dibattito generale; si è legittimata e accreditata una narrazione che, come tutte le testimonianze autobiografiche, è invece soggettiva ed espressione di un solo punto di vista.

Oltre tutto tale ricostruzione soggettiva, auspice un atteggiamento acritico nei confronti di Luisa Muraro, cui è stato assegnato un ruolo di dispensatrice di autorità, è stata presentata e accolta come storia tout-court, come verità storica e assoluta.

Anche se apparentemente la discussione ha inteso principalmente dar valore ad una voce di donna, nella scia della filosofia della differenza e dell’affermazione femminile, in realtà se ne deduce anche una descrizione a nostro avviso deformante della figura di Enzo Mazzi e dell’esperienza della Comunità dell’Isolotto, e di diverse persone tuttora viventi.

Riteniamo a questo punto necessario intervenire almeno su alcuni aspetti a nostro avviso più significativi e porre all’attenzione del Coordinamento delle Comunità di base, che pure ha discusso su questo nella riunione del 3 e 4 febbraio scorsi, quanto segue:

  • ribadiamo che le vicende comunitarie e sociali riguardanti l’Isolotto narrate da Mira Furlani sono una narrazione soggettiva rispetto alla quale, durante alcuni incontri comunitari, tante donne e tanti uomini della comunità non si sono riconosciute/i, avendo in mente e nel cuore altre narrazioni, molto diverse, altrettanto legittime.
  • La nostra comunità continua a vivere un’esperienza comunitaria fatta di piccole cose quotidiane, di azioni di condivisione, di ricerca evangelica, impegno e solidarietà, di una pratica di prossimità con chi desidera percorrere strade di liberazione personale e collettiva; continua a essere spazio aperto a chi ha bisogno di trovare se stessa/o con le/gli altre/i. Non abbiamo mai mitizzato nessuno, e nemmeno Enzo Mazzi, a cui comunque abbiamo sempre riconosciuto innovatività, lucidità e chiarezza di pensiero, forse sottovalutate nel merito di ciò che ha prodotto sul piano dell’elaborazione concettuale, ma non possiamo accettare – specie attraverso il sito delle Cdb – che sulla sua memoria e su di noi si costruiscano o si avallino operazioni di discredito.
  • Abbiamo notato, sul sito delle Cdb, un’enfatizzazione e un’attenzione al libro di Mira che non ci sembra sia mai stata riservata ad altri libri, e che questa enfatizzazione proviene essenzialmente dalla Comunità di base Viottoli, che in questo momento si occupa della Segreteria Tecnica delle Cdb. Ci sembra opinabile e discutibile, e poniamo questo problema ancora una volta all’attenzione del Coordinamento delle Comunità di Base, questo uso del sito delle Cdb. A titolo esemplificativo vorremmo segnalare la differente evidenza data al libro di Mira Furlani rispetto a quello di Sergio Gomiti, L’Isolotto. Una comunità tra vangelo e diritto canonico, Palermo, Il Pozzo di Giacobbe.
  • Il dibattito sollevato intorno al libro di Mira veicola un concetto di memoria e di storia che è diverso da quello comunemente accettato e quindi, in attesa di avviare, se sarà ritenuto interessante all’interno del movimento delle Cdb, una seria riflessione su cosa significhi memoria, storia, fare storia, si dovrebbe avere maggiore cautela e attenzione verso sensibilità profondamente diverse. Altrimenti tutto rischia di ridursi ad un inutile, ed estraneo alla nostra tradizione, esercizio di gara mediatica all’apparire, che nega invece uno dei fattori essenziali del nostro movimento, che è quello dell’esserci. Un esempio di cosa intendiamo per cura della memoria e per fare storia è costituito dal lavoro silenzioso e non appariscente iniziato da Sergio Gomiti e portato avanti ora da alcune persone della comunità, che ha dato vita e alimenta l’Archivio storico della Comunità dell’Isolotto, riconosciuto di importante interesse storico, nel quale le testimonianze personali sono state raccolte insieme ai documenti che permettono di capire anche come le scelte compiute nella Parrocchia – tra cui quella di dar vita alle case famiglia – sono state maturate, condivise, portate avanti.
  • Sulla esperienza delle case-famiglia realizzata nella parrocchia dell’Isolotto è stato detto e scritto poco, non per reticenza o per paura di chissà quali segreti, ma per due ragioni a nostro avviso importanti:
    1. perché questa esperienza, che nasceva in un clima di de-istituzionalizzazione degli orfanotrofi ed era stata possibile non solo per la disponibilità dei sacerdoti e di alcune giovani donne ma anche per atti spesso ai limiti della legalità di magistrati sensibili al problema come Gian Paolo Meucci, era lasciata volutamente in disparte per non fornire, negli anni del processo all’Isolotto, pretesti alle iniziative, allora attivate dalla Procura della Repubblica di Firenze, che miravano alla revoca degli affidamenti dei ragazzi/ragazze alle case famiglia (di questo ha scritto per esempio ad anni di distanza Enzo Mazzi nel libro Il mio sessantotto, Centrolibro, 2000).
    2. perché anche quando quel pericolo era venuto meno, quella esperienza richiedeva sensibilità e rispetto nei confronti di coloro che erano stati adottati: abbiamo sempre sentito il dovere di proteggere e rispettare le

Vogliamo dire alle amiche e agli amici delle CdB che non conoscono a fondo le vicende di cui il libro di Mira parla, che dopo 60 anni guardiamo all’esperienza delle case famiglia con vivo il ricordo delle tante persone della parrocchia e del quartiere che si lasciarono coinvolgere in quella interessante avventura: le madri affidatarie, i sacerdoti, i parrocchiani e anche molte famiglie dell’Isolotto che sostennero quell’impegno e in molti casi adottarono a loro volta bambini che vivevano negli istituti. Fu senza dubbio una scelta difficile, molto coinvolgente e determinante per la vita futura delle madri di adozione e per gli undici bambine e bambini sottratte/i agli orfanotrofi. Fu certamente una esperienza che aveva in sé una componente di “radicalismo” insita nella  volontà, ben descritta anche da Mira Furlani nel suo libro, di “prendere sul serio il Vangelo”. Parliamo di tempi lontani, molto diversi da quelli che viviamo oggi, tempi nei quali le nostre energie si concentravano nell’’agire’ (come diceva don Lorenzo Milani parlando di Bruno Borghi), e nella volontà di cambiare e migliorare vite di escluse e esclusi intrappolate/i nelle istituzioni, come quelle di orfani, invalidi, ex detenuti che vennero accolte/i nella Parrocchia dell’Isolotto. Ancora oggi condividiamo quelle scelte partecipando alle molte mobilitazioni ed esperienze di solidarietà e impegno che esistono e vivono nel quartiere e nella società.

A questa memoria e a questa esperienza intendiamo rimanere fedeli.

Il presente documento è stato letto, discusso, modificato ed infine approvato nell’assemblea comunitaria del 18 marzo 2018

Per la Comunità dell’Isolotto: Sergio Gomiti Claudia Daurù Vanna Galassi Mario Bencivenni Gisella Filippi Pier Luigi Caramelli Paola Ricciardi Maurizio Dolfi Luisella Salimbeni Giulia Baldi Paola Galli Adriana Mazzi Tina Savitteri Giuseppe Bettenzoli Luciana Angeloni Carlo Consigli Maria Paoli Elena Popovich Roberto Bartoli Maria Paoli Paola Mari Franca Mari Donatello Gerbi Noemi Aramini Fiorella Giuntoli Franca Manciagli Mariangela Baldini Lucia Aramini Antonietta Federici Paolo Bencivenni Giampaolo Pazzi Maria Checchi Sandro Miliani Lucia Giovannini Mauro Cocchi Rita Fallai Roberto Graziani Elda Vannini Carmen Confetto Maria Chiara Perini Marco Benvenuti Sandra Giani Lorenzo Sieni Michele Francisci Silvia Cappelletti Paola Benvenuti Carla Spinelli Maria Regina Ruiz Vittorio Consigli Luisa Guillame Silvia Cappelletti

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