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Addio a Filippo Gentiloni, il credente laico di L.Kocci

Luca Kocci
il manifesto, 1 maggio 2018

È morto lunedì 30 aprile, nella sua casa romana dove viveva insieme alla moglie Rita, all’età di 94 anni, Filippo Gentiloni, storica firma del manifesto.

Da sempre vicino al gruppo del manifesto e al collettivo del giornale, comincia a collaborare con il quotidiano negli anni ‘70, occupandosi di chiesa, religioni, mondo cattolico e sacro e curando, dalla fine degli anni ‘90, una rubrica domenicale, “Divino”. Continua a farlo regolarmente fino al 2013, quando interrompe, solo perché, a causa delle non buone condizioni di salute, fa più fatica a scrivere. Profondamente credente e autenticamente laico, particolarmente attento alle realtà ecclesiali e politiche di base – nelle quali peraltro militava: Comunità cristiane di base e Cristiani per il socialismo –, è stato un osservatore acuto e puntuale di quello che stava accadendo nella Chiesa cattolica del post Concilio. Fra i primi ad accorgersi della fase di restaurazione che si stava aprendo con il pontificato di Giovanni Paolo II, Filippo Gentiloni era dotato di una rigorosa capacità critica in grado di cogliere le profonde contraddizioni del wojtylismo, senza fare sconti ma senza scadere mai nell’aggressività o lasciarsi imprigionare da uno schematismo rigido e ottuso.Filippo Gentiloni nasce a Roma nel 1924 e – ci teneva a ricordarlo –, nonostante il cognome, non era discendente di Ottorino Gentiloni – il presidente dell’Unione elettorale cattolica italiana che firmò il patto con Giovanni Giolitti nel 1912 –, appartenete ad un ramo genealogico diverso e separato. Entra nella Compagnia di Gesù, viene ordinato prete, nel 1965 partecipa – come delegato dei gesuiti italiani – alla Congregazione generale che elegge come preposito generale il progressista Pedro Arrupe. Segue i gruppi giovanili dei gesuiti (le Congregazioni mariane, oggi si chiamano Cvx, Comunità di vita cristiana), diventa il superiore del Collegio internazionale del Gesù (dove si formavano i giovani gesuiti provenienti da tutto il mondo), insegna religione cattolica al Visconti, il liceo dove studiavano i figli della borghesia romana.

Al Visconti conosce Rita (figlia del grande poeta lucano Albino Pierro, per due volte candidato al premio Nobel per la letteratura), lascia i gesuiti alla fine degli anni ‘60 in modo “consensuale”, ottiene la dimissione dallo stato clericale e la dispensa dai voti, così da potersi sposare in chiesa. Dal matrimonio nasceranno due figli, Francesco e Umberto, docente di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma (mentre Paolo, attuale presidente del Consiglio, è suo nipote, figlio del fratello). Inizia ad insegnare filosofia e storia nei licei statali, prima in provincia, poi all’Augusto, al Tuscolano, media periferia romana.

Contestualmente, siamo alla fine degli anni ‘60, comincia la sua militanza ecclesiale e politica di base e la sua attività giornalistica e pubblicistica. Oltre al collettivo del manifesto, aderisce alle Comunità cristiane di base (in particolare a Roma frequenta la comunità di San Paolo di via Ostiense, nata nel 1973, subito dopo la cacciata dalla basilica di San Paolo fuori le mura dell’abate Giovanni Franzoni, morto l’estate scorsa) e al movimento dei Cristiani per socialismo, spesso è invitato a tenere relazioni ai convegni e ai seminari nazionali. Entra nella redazione di Com (rivista fondata dallo stesso Franzoni nel 1972 insieme ad alcuni religiosi dehoniani allontanati dal periodico Il Regno per le loro posizioni progressiste), nel 1974 diventata Com Nuovi Tempi in seguito alla fusione con il periodico valdese Nuovi Tempi (e dal 1989 a tutt’oggi Confronti), e comincia a collaborare con il manifesto (e poi anche con Rocca, quindicinale della Pro civitate christiana di Assisi).

Con le Comunità di base (che racconta nel suo libro, insieme a Marcello Vigli, Chiesa per gli altri. Esperienze delle Cdb italiane, 1985) si impegna nella battaglia contro il Nuovo Concordato di Craxi e Casaroli. E si dedica ad una ampia produzione pubblicistica su temi politici (Oltre il dialogo cattolici e Pci. Le possibili intese tra passato e presente, Editori Riuniti, 1989), religiosi (La violenza nella religione, Edizioni Gruppo Abele, 1991), ecclesiali (Povertà e potere, Gribaudi, 1969; Karol Wojtyla. Nel segno della contraddizione, Baldini&Castoldi, 1996), filosofici e teologici. In particolare insieme a Rossana Rossanda scrive La vita breve. Morte, resurrezione, immortalità (Pratiche, 1996), un denso confronto fra un credente e una non credente – quello del dialogo con il mondo laico, senza rinunciare alle sue posizioni di fede è un altro dei terreni di impegno culturale di Gentiloni – sul tema della morte, dell’aldilà e dell’eternità.

A Rita, moglie e compagna di una vita di Filippo, ai figli Umberto e Francesco un forte abbraccio da parte del collettivo de «il manifesto».

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