Home Comunità Cristiane di Base A proposito di pedofilia nella Chiesa di CdB Isolotto

A proposito di pedofilia nella Chiesa di CdB Isolotto

IL NOSTRO CONTRIBUTO  AD UNA RIFLESSIONE

Abbiamo letto attentamente il testo della“Lettera al popolo di Dio” di papa Francesco e ci siamo sentiti interpellati come cristiani, come donne ed uomini impegnati per la giustizia e la fraternità, come comunità impegnata da oltre cinquanta anni a cercare di recuperare e salvare il messaggio del vangelo di Gesù e di restituirlo al popolo con la sua carica di liberazione,riscatto, amore.

Non intendiamo offrire il fianco a giudizi, valutazioni e diatribe interne ad un apparato istituzionale in cui non ci riconosciamo, che non ci appartiene e dal quale siamo stati espulsi ormai da molto tempo. Desideriamo invece assumerci la responsabilità di dare un nostro contributo in quanto ci sentiamo chiamati in causa  da quella invocazione pressante che emerge nella lettera del papa

“È impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del popolo di Dio. Di più: ogni volta che abbiamo cercato di soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole élites il popolo di Dio abbiamo costruito comunità, programmi, scelte teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita.

….. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo.

…. È sempre bene ricordare che il Signore, nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo “

Riconosciamo a papa Francesco

  • Il coraggio di esporsi per amore di verità e giustizia,
  • L’assunzione di responsabilità su un tema delicato e certamente difficile da affrontare,
  • La ricerca di coerenza come capo spirituale e non solo di una istituzione – la chiesa cattolica- che si considera erede del vangelo e del messaggio di Gesù,
  • Il tentativo di sottrarre questa chiesa alle strutture di potere che se ne sono appropriate e di restituirla al cammino di liberazione di donne ed uomini che ad essa intendono ancora fare 

Non pensiamo che un papa, anche se aperto ed illuminato, possa riuscire a trasformare da solo una istituzione di potere quale è quella della chiesa cattolica. Non vogliamo caricare la sua persona delle tante attese che maturano nella società e nella comunità cristiana e dunque non è sulla sua persona o sui suoi comportamenti che intendiamo esprimere valutazioni, pareri, giudizi. Questo nostro contributo sull’argomento pedofilia e chiesa cattolica vuole richiamare l’attenzione sulla parte finale del testo, sulla invocazione di “tolleranza zero” e sulla necessità   di un cambiamento profondo del modo di intendere e di essere comunità cristiana oggi. Ci sembra che  il documento sia carente nell’analisi delle responsabilità teologiche , culturali, educative che costituiscono tuttora l’humus della istituzione chiesa.

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Scriveva Enzo Mazzi (articolo pubblicato sul  il MANIFESTO, 8 maggio 2002)

….I preti pedofili sono per lo più il frutto di una educazione e di una condizione di vita repressiva e autoritaria che ha impedito lo sviluppo equilibrato della loro personalità e li mantiene in condizione di nevrosi di vario tipo (……)

In molti preti l’educazione repressiva, la condizione di vita, la identificazione totale col ruolo, i sensi di colpa producono sofferenze, squilibri, ossessioni, che normalmente vengono superate, se così si può dire, in chiave ascetico-sacrificale. Quanti eroismi di dedizione totale sono il frutto di tali macerazioni psichiche! E questo è il bene, a volte il bene ammirevole, che viene dal male; è il positivo che scaturisce dalle mutilazioni dell’anima e del corpo. In alcuni preti invece tutto ciò induce a comportamenti distruttivi al limite del suicidio e alla pedofilia.

(……) E’ un fenomeno antico, come del resto la pedofilia intra-familiare. Se oggi emerge e fa scandalo non è perché si sia aggravato ma perché le vittime e i loro genitori hanno il coraggio di denunciare gli abusi e perché il potere del clero è meno assoluto ed è bilanciato da altri poteri fra cui quelli della magistratura. La quale incomincia ad osare in campi minati come l’autonomia delle religioni e la vischiosità dell’etica.

(…….) Ai preti viene inculcato il disprezzo per il corpo, in particolare per la sessualità, e la fobia della donna. E sono inviati in mezzo alla gente come ministri anzi come segni personali del disprezzo per la carne. Esagerazioni? Certo non sono più attuali gli eccessi preconciliari. Il celibato non è più considerato, come avveniva fino alla riforma conciliare, una condizione di vita superiore. La veste talare capace di nascondere il corpo e di rendere incerta la identità la portano ormai in pochi. I seminaristi non sono più costretti a spogliarsi solo dopo essere entrati nel proprio letto e a rivestirsi prima di uscirne al mattino e non sono più chiusi a chiave dall’esterno nella loro cameretta durante tutta la notte. Quella rozzezza medioevale è stata sostituita da metodi più sottili ma ugualmente repressivi.

(……..)E’ in queste profondità esistenziali e teologiche che si annida il cancro della disumanizzazione. Da lì, anche da lì, nasce l’inclinazione alla pedofilia.

La tolleranza zero contro i preti pedofili si presta ad essere considerata solo un alibi per non uscire dal medioevo ecclesiastico. Il potere ecclesiastico sembra ancora convinto che per la salvezza del mondo non esiste nessun’altra dimensione della fede se non quella della colpa, del sacrificio e del perdono calato dall’alto. Sarà anche un perdono paterno e pieno di misericordia quello concesso dal potere divino di sciogliere e di legare ma è certo fonte di angoscia perché marca e riproduce il senso di colpa e crea dipendenza totale proprio nelle persone più fragili per le quali se venisse a mancare quel perdono il giudizio divino di condanna resterebbe senza appello per tutta l’eternità (!). L’anello del peccato e del perdono incatena alla dipendenza dal potere di sciogliere e di legare della Chiesa. Chi si trova nelle sue maglie è portato a sentirsi come un bambino bisognoso della mamma, la Chiesa appunto, per sopravvivere in senso etico, esistenziale e morale.

(………) Se si dovesse parlare di tolleranza zero bisognerebbe rivolgerla a questa teologia e pratica che non esiterei a definire “pedofilia strutturale”. Gli esseri umani sono oggetto, come bambini appunto, dell’amore materno della Chiesa in funzione della stabilità della Chiesa stessa perché da tale stabilità dipende la loro salvezza eterna e la salvezza del mondo. In nome di tale amore materno si sono accesi i roghi, si sono convertiti a forza gli indigeni, si sono fatte guerre di religione. In nome di tale amore si continua a educare i bambini al senso del peccato, del sacrificio, del perdono. Sarebbe esagerato chiamare “pedofilia strutturale” questo amore spietato per gli uomini-bambini?

(………)è contro la “pedofilia strutturale” della Chiesa che dovreste rivolgere la “tolleranza zero”, contro la sacralizzazione del vostro potere, contro la vostra teologia e pastorale del disprezzo. E liberate gli uomini e le donne dai pesi insopportabili che il potere ecclesiastico ha caricato da secoli sulle loro spalle, già tanto gravate dalla fatica del vivere, pesi che nemmeno voi riuscite a portare.

Forse non sparirà la pedofilia ma certo verrà colpita a fondo e non solo quella dei preti.

Il problema pedofilia dei preti che a Firenze emerge con episodi  venuti alla luce anche recentemente, ebbe un momento eclatante di confronto e dibattito nel 2011, quando alcuni laici ormai adulti ebbero il coraggio di denunciare le violenze subite da bambini/e adolescenti dall’allora parroco Don Cantini della parrocchia della Regina della pace. Di fronte allo scandalo che la cosa aveva suscitato, il cardinale  Giuseppe Betori promosse nella chiesa della SS.ma Annunziata di Firenze una veglia di pubblica riparazione. In quella occasione così scriveva don Giacomo Stinghi parroco della Madonna della Tosse.

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la Repubblica 12 giugno 2011 —   pagina 1  sezione: FIRENZE
Preti e fedeli non sono ascoltati

La veglia all’ Annunziata la ritengo un atto dovuto, anche se tardivo. Gesù non si preoccupava dei peccatori pentiti, che anzi frequentava regolarmente.

Si Preoccupava dei farisei arroganti e dei sepolcri imbiancati. Della serata, però, mi ha colpito soprattutto un dettaglio che mette in risalto una piaga dolorante nel corpo dell’ intera nostra Chiesa, specie di quella italiana: la separatezza della gerarchia dal popolo. Si è saputo che il grido ripetuto della donna “Mai più” non era quello concordato col vescovo che lo aveva voluto meno lacerante. Dimenticava che le sofferenze e le umiliazioni le avevano vissute e le vivono tuttora le vittime, non lui. Sottolineo questo dettaglio perché conferma che nella Chiesa italiana non c’ è, in genere, ascolto per il popolo, i preti, il laicato: parlano solo i vescovi, su Avvenire come su l’ Osservatore Toscano, quasi sempre preoccupati di difendere l’ istituzione e di ignorare il dissenso. Nelle settimane scorse una lettera alla Chiesa fiorentina dal titolo “Per interrompere il silenzio” ha riunito circa 500 persone in un cinema cittadino, ma l’ organo dei vescovi toscani non ha dato risonanza a questa rara voce. Non è l’ unico caso. So di lettere di preti e laici inviate al vescovo con richiesta di risposte adeguate, una firmata da 215 laici, un’ altra da circa 180, completamente ignorate.

A Firenze gli stessi organismi diocesani di rappresentanza della base ecclesiale dicono poco di significativo e sembra che servano soprattutto al vescovo per governare. Questo mette il dito anche su un’ altra piaga non meno grave: la mancanza di un’ opinione pubblica dei cosiddetti “fedeli”, i quali parlano tra sé, criticano o magari condividono idee e prospettive comuni ma tacciono, i più sostenendo che in questo contesto parlare non serve a nulla. Intanto la gente è disorientata o diserta le chiese ed emigra verso buddismo, new age o agnosticismo. Giovedì 9 giugno, ad una riunione dei suoi preti a Montesenario, il vescovo ha esordito parlando con forza della Chiesa come un corpo, un organismo in cui c’ è bisogno di tutti. Ma subito dopo hanno parlato il vescovo ausiliare ed un funzionario della Curia, poi tutti a casa, i preti zitti. Noi invece abbiamo bisogno di poter parlare con lui come ad un padre, liberamente, soprattutto per essere ascoltati e accolti come suoi collaboratori che vivono in trincea e portano il peso della sofferenza della gente, che aspettano risposte di condivisione che non siano le solite lezioni di teologia, che anche noi conosciamo a mente. In tanti, insomma, sogniamo la nostra Chiesa davvero come il Corpo che volle Gesù, non come la piramide che oggi appare a troppi.

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Scriveva Enzo Mazzi nella stessa circostanza (La Nazione domenica 12 giugno 2011 pag. 9)

…….E qui mi sento di esprimere un bisogno che sta emergendo dalla base della chiesa seppure ancora troppo timidamente: riprendere con fede e amore la scelta di considerare l’obbedienza non più una virtù, vincere la paura di drizzarsi in piedi di fronte al potere con tutta la forza della coscienza alimentata dalla rete di relazioni comunitarie e dal Vangelo, uscire dal silenzio, dai mugugni sussurrati, dalle frammentazioni delle conventicole, dal condizionamento di diadi muffite: dentro/fuori, credenti/non credenti, sacro/profano, obbedienza/disobbedienza e collegare con umiltà ma anche con determinazione le tante e tante esperienze ecclesiali che maturano nell’ombra, chi più dentro e chi più fuori e chi alla frontiera. Senza esclusioni né emarginazioni.

Tutto questo sarebbe l’attualizzazione della più genuina tradizione cristiana.

Il cristianesimo è nato così, dal coordinamento di piccole comunità ed esperienze eretiche, è geneticamente ribelle verso tutte le forme di alienazione e in particolare nei confronti del dominio del sacro. Dall’età di Costantino c’è stata una modificazione genetica nell’assetto istituzionale ecclesiastico che si è piegato alle esigenze del potere. Ma una linea di fedeltà al carattere ribelle del primo cristianesimo è stata mantenuta, pur con fatica e contraddizioni, nella storia di questi due millenni fino ad oggi da movimenti, correnti di pensiero critico e comunità di base. La liberazione dal dominio del sacro non si è mai interrotta. Ed oggi occorre forse ridarle forza e visibilità.

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Abbiamo scelto di sottoporre una nostra riflessione sul tema usando la citazione di testi  e documenti datati per dare testimonianza di quanto da lontano vengono le nostre consapevolezze e le nostre scelte di coerenza ed assunzione di responsabilità.

Perché gli scritti di  Enzo esprimevano sempre pensieri ed analisi  socializzate e condivise con la comunità.

Perché riteniamo quelle riflessioni ed esperienze ancora significative  per coloro che sono  sinceramente in  ricerca  di cambiamento e di fedeltà al messaggio del vangelo.

Perché già allora c’era a Firenze una “chiesa altra” che aveva il coraggio di manifestare apertamente e fraternamente dissensi e critiche.

Per non aggiungere sovrabbondanza di parole alle tante che sono già state dette.

Desideriamo porgere questo nostro contributo  come espressione di impegno e di vitalità di una comunità in cammino, in atteggiamento di collaborazione dialettica e di valorizzazione del coraggio con cui papa Francesco sta operando.

Firenze, domenica 7 ottobre 2018

PER LA COMUNITA’ DELL’ISOLOTTO : Mario Bencivenni, Elena Popovich ,Franca Manciagli, Sergio Gomiti, Lucia Aramini, Maurizio Dolfi, Antonietta Federici, Sandro Milani, Luisella Salimbeni, Pierluigi Caramelli, Fiorella Giuntoli, Mauro Cocchi, Paolo Bencivenni, Gisella Filippi, Marco Benvenuti, Paola Ricciardi, Luciana Angeloni, Carlo Consigli,  Mauro Damiani, Noemi Aramini, Donatello Gerbi, Roberto Bartoli, Claudia Dauru, Giancarlo Francisci, Carla Spinelli,  Maria Checchi, Adriana Mazzi, Carmen  Confetto, Tina Savitteri, Paola Galli

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