Home Comunità Cristiane di Base Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem revertèris! di B.Pavan

Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem revertèris! di B.Pavan

Beppe Pavan
(CdB Viottoli – Pinerolo)

Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem revertèris!

Fin da piccolo ho imparato a memoria questa formula, pronunciata dal parroco ad ogni essere umano (homo) sulla cui fronte imponeva un pizzico di cenere all’inizio della Quaresima. C’è (c’era?) dunque anche nella dottrina cattolica la consapevolezza che siamo figli e figlie di Madre Terra: da quando il Creatore ha impastato l’argilla in forma umana…

Poi è subentrata la filosofia greca e il dualismo materia/spirito, corpo/anima… Ma quell’ammonimento, distribuito a tutti e a tutte il mercoledì delle ceneri, dice che l’homo, l’essere umano, è polvere e in polvere tornerà a ritrasformarsi: non il “corpus hominis”, ma l’homo intero.

Mi è venuto questo pensiero riflettendo sullo scambio vivace che abbiamo avuto in comunità in margine a un mio commento sull’articolo di Judith Ress su Adista-doc 1/19, in cui la teologa ecofemminista sostiene che davvero siamo figli e figlie di Madre Terra.

La mia chiosa è stata: “Niente Padre, dunque; a meno di considerare il Sole, la luce che collabora, con Aria e Acqua, alla fertilità della Terra”. Credo che sia scientificamente provato che la luce è energia vitale: già prima che venisse elaborata la teoria quantistica, a scuola ci veniva spiegata la fotosintesi clorofilliana…

E’ un immaginario suggestivo: come la Terra non ci è madre nel senso umano del termine, così non ci è padre la fonte della luce, che nel nostro mondo è il sole. Siamo figli e figlie della collaborazione tra Terra, Aria, Acqua e Luce… ma in un immaginario antropomorfo (che ci è molto familiare) non mi sembra così scandaloso pensare a Madre Terra e Padre Sole, anche perché Acqua e Aria appartengono strettamente alla Terra, non al Sole, anche se esso collabora attivamente a far evaporare l’acqua “di sotto” per trasformarla in “acqua di sopra”.

Chi vuole mantenere vivi in sé e per sé il principio femminile e il principio maschile della vita può serenamente fare suo quell’immaginario, ben sapendo che chi genera è la madre.

C’è chi, dando credito al mito biblico, crede che all’origine, “in principio”, ci sia Dio; anche se in quel momento non c’era ancora nessuno/a per testimoniarlo. E’ un atto di fede, e come tale lo rispetto. Chiedo solo altrettanto rispetto per chi, come me, non ci crede più, ma crede nella forza dell’amore universale.

E’ l’amore il soffio vitale che dà vita agli esseri viventi. E’ l’amore che fa collaborare Terra Aria Acqua e Luce perché generino vita e che mantiene viva la vita generata. In questo senso l’amore è il mio Dio.

Il “grande comandamento” predicato da Gesù non appartiene al deposito dottrinario del cristianesimo, ma è la “legge spirituale” di tutte le comunità umane, a cominciare da quelle matriarcali di centinaia di migliaia di anni antecedenti al patriarcato biblico ebraico-cristiano-islamico eccetera.

Mi è bello stare in una comunità di base, perché questa convivialità di differenze è possibile e ci si può ragionare sopra senza scandalo e senza censure. Il filologo, l’antropologo, il dermatologo, l’astrologo… indagano e parlano di cose che conoscono, acquisendo così competenza e autorevolezza nelle rispettive materie.

Il teologo, invece, parla di cose che non conosce: Dio, la sua esistenza, le sue attribuzioni, ecc… Indaga, in realtà, l’immaginario trasmesso dai cosiddetti testi sacri, su cui gli “uomini del sacro” hanno costruito un castello di dottrine e di dogmi che, per fortuna, si sta sgretolando, anche per opera di alcuni che lo abitavano fino a ieri con pieno agio.

Ma anche questa loro pretesa competenza esclusiva apparteneva a quel castello. Mi sembra, allora, di poter ragionevolmente prevedere che il pieno agio diventerà sempre più appannaggio di chi saprà liberarsi dal giogo insopportabile delle dottrine e imparerà a discernere con libertà.

A proposito dell’immaginario veicolato dai miti biblici: è legittimo crederci, criminale imporlo. E’ e resta un immaginario, tra mille altri, compresi quelli di chi non ci crede o non ci crede più.

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