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Posizioni retrive, anticonciliari e antievangeliche: l’“altra” Chiesa sul congresso di Verona di L.Kocci

Luca Kocci – Adista Notizie n° 13 del 06/04/2019

Sul Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona (v. qui) c’è però anche una Chiesa che non usa la diplomazia delle parole e pensa che la famiglia sia ormai un soggetto plurale.   

C’è chi dice no: le donne delle Cdb  

Le donne delle Comunità cristiane di Base e di altri gruppi (Donne in Cerchio, Donne in ricerca di Padova, Ravenna e Verona, Identità e differenza, Il Graal, Osservatorio interreligioso “violenza contro le donne”), riunite alla Casa Internazionale delle Donne di Roma per l’incontro nazionale sul tema “I nostri corpi di donne, da luogo del dominio patriarcale a luogo di spiritualità incarnata” (22-24 marzo), manifestano «il profondo sconcerto per il sostegno che alcune Istituzioni politiche e religiose hanno dato al Congresso mondiale delle famiglie, che vuole riportarci su posizioni retrograde e omofobe». «Siamo donne che da molti anni hanno intrapreso un percorso per liberarsi dalle gabbie di un sistema religioso, sociale e politico, impregnato di patriarcato – si legge nel comunicato congiunto –. Quanto lavoro per uscire da un mondo di istituzioni, di segni, di linguaggi che continuamente riproducono una immagine stereotipata della donna “sposa e madre”, una disparità di poteri, di diritti, di autorevolezza. Che tristezza adesso constatare che alcune Istituzioni pubbliche patrocinano un Congresso mondiale sulla famiglia impropriamente definita “naturale”. C’è ben poco di naturale in questa istituzione sociale fondata sul matrimonio nata come forma di contratto sociale e religioso, in un determinato contesto storico. La famiglia “naturale” non esiste, esiste una struttura familiare che ha dato molto alla società, ma che ora è in crisi e in cambiamento. Non serve uno sguardo nostalgico al passato, serve il coraggio di dire che possono esistere vari modelli di famiglia che sperimentano forme anche nuove di solidarietà e genitorialità basate sull’amore e il rispetto reciproci. Denunciamo che gli slogan utilizzati e gli obiettivi proposti sono la quint’essenza del dominio patriarcale, responsabile della violenza sulle donne, di cui ci siamo liberate e di cui non vogliamo il ritorno».   

Cdb: un Congresso anticonciliare  

Le opinioni di chi sarà a Verona «non rappresentano il mondo intero, né tutte le società, né tutte le religioni e Chiese», ma solo «uno spicchio di quelle realtà», scrivono le Comunità cristiane di Base. «Nella realtà non esiste un modello di famiglia, ma di “famiglie”, al plurale, cosi come anche le Nazioni Unite affermano », proseguono nel Cdb. «Nell’Occidente cristiano, ad esempio, per secoli ha dominato un modello che vedeva l’uomo capo indiscusso della famiglia, e la sposa sua suddita: e anche questo era ritenuto “naturale”. La cultura, la filosofia, la scienza, il femminismo hanno messo in questione radicale questa struttura. E la donna vista come “angelo del focolare” è una visione che, seppure sembri appagare alcune donne, viene invece respinta da moltissime altre. Noi pensiamo che questi sviluppi, che hanno avviato la demolizione di schemi maschilisti e patriarcali, rappresentino scelte ragionevoli ed opportune; e faremo di tutto perché non si torni indietro, di decenni e di secoli». A Verona, denunciano le Cdb, parleranno persone che «avrebbero voluto far approvare in alcuni Paesi africani leggi severissimamente punitive contro omosessuali, maschi e femmine, addirittura con la pena di morte. Sarà “naturale” questa fobia? Noi riteniamo che ogni modello di famiglia inveri la sua vocazione se, al suo interno, vige amore, rispetto, solidarietà, responsabilità, nonviolenza». Concludono le Cdb: «Le tesi oltranziste e fondamentaliste che caratterizzano gli organizzatori del Congresso non ci appartengono e ci è del tutto estraneo quel loro modo di intendere il cristianesimo; esso ci appare assai lontano dalle prospettive aperte dal Vaticano II, un Concilio che ci sprona ad esercitare discernimento serio su ogni questione di vita, dialogando con tutti, al di là di steccati culturali, filosofici o religiosi, sapendo di non avere in tasca soluzioni facili e prefabbricate per affrontare i problemi complessi della società».   

Noi Siamo Chiesa: a Verona va in scena “Dio patria famiglia” 

A Verona si svolgerà un raduno all’insegna del vecchio motto «Dio patria famiglia», in cui verranno espresse «posizioni retrive che non hanno nulla a che fare con il Vangelo», scrive Noi Siamo Chiesa in un ampio documento diffuso alla vigilia del Congresso. «Si pretende che il Dio sia quello “cristiano”, non il Padre di tutte le genti, la patria deve essere quella che difende come un valore di fondo la propria identità, differente e spesso antagonista nei confronti delle altre patrie contribuendo così all’attuale disordine nelle relazioni internazionali, la famiglia deve rispecchiare il modello che si è data la cristianità, fondato su una pretesa legge naturale con le forme giuridiche che sono state costruite attorno ad esso nel tempo. Noi crediamo invece nel Dio di cui parla Gesù nel Vangelo quando dice: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”».

«L’area che parla di “famiglia naturale” nel modo che sappiamo – prosegue Noi Siamo Chiesa – pretende di avere la verità in tasca, senza aperture al dialogo. Noi, che apparteniamo all’area “conciliare” della Chiesa, abbiamo fatto un lungo percorso, non facile, durante il quale abbiamo sempre ritenuto le questioni attinenti alla persona e alla famiglia centrali per dare senso evangelico al nostro modo di vivere la fede e la nostra vita nella comunità cristiana. Le nostre opinioni sono in gran parte alternative alla vulgata che si pretende “ortodossa” (anche rispetto a quanto dice il papa) a partire dal fatto che il Vangelo non parla di casistiche, non demonizza nessuno, mostra esempi, invia messaggi di misericordia, parla del “sabato” per denunciare le ipocrisie che, ora come allora, si nascondono dietro i “principi non negoziabili” e i decaloghi che elencano i peccati mortali e quelli veniali. Gesù stesso relativizza la sua famiglia e, in generale, i legami di sangue “perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”. Dunque, il modello, codificato rigidamente nelle norme canoniche, non è direttamente ispirato dall’Evangelo, dove semmai emerge il netto superamento del sistema patriarcale e sono proposti nuovi valori di misericordia e di affettività».

Noi Siamo Chiesa riprende le parole del teologo Giannino Piana: «Il contributo più importante che la famiglia può offrire oggi alla società è costituito dalla testimonianza di valori che vanno controcorrente rispetto alle logiche individualiste, utilitaristiche e consumiste vincenti, e che sono in grado di conferire anche alle relazioni sociali una prospettiva di vera umanizzazione». Conclude il documento di Noi Siamo Chiesa: «Solo in questa direzione e nell’ambito della lettura dei segni dei tempi la famiglia può e deve essere un pilastro dell’ordinamento sociale».

Appello di cattolici veronesi 

«Non esiste un modello di famiglia, ma di “famiglie”, al plurale». Così argomenta, in parte ricalcando il commento delle Cdb (v. p. 3), un appello, inviato alla nostra redazione dalla CdB del capoluogo scaligero, sottoscritto da oltre 340 cattolici, non solo veronesi.

«Noi riteniamo – si legge nel testo – che ogni modello di famiglia inveri la sua vocazione se, al suo interno, vige amore, rispetto, solidarietà, responsabilità, nonviolenza. E così anche le famiglie “cattoliche” (su cui al Congresso parleranno illustri esponenti cattolici) sono davvero tali solamente quando in esse vigono questi valori; che se poi così non è – e si accontentano della “normalità” e della rispettabilità apparente e formale, ma nella loro vita reale sono aride, egoiste, chiuse, nemiche di ogni diversità, incapaci di aprirsi a quanti soffrono guerra, oppressione e fame – allora sono solamente dei sepolcri imbiancati».

«Rispettiamo il pluralismo, religioso e politico, di tutti; ma vogliamo – sottolineano i firmatari – che sia rispettato anche il “di tutti”. Perciò, riteniamo che sarebbe grave se gerarchie ecclesiastiche, a livello locale, nazionale o vaticano, dessero la loro benedizione all’imminente Congresso; così come, su un altro fronte, consideriamo una evidente strumentalizzazione politica che ben tre ministri e il presidente della regione Veneto siano presenti e protagonisti di questo avvenimento». Il Congresso promuove «tesi oltranziste» e, scrivono i firmatari, «ci è del tutto estraneo quel loro modo di intendere il Cristianesimo», «lontano dalle prospettive aperte dal Vaticano II, un Concilio che ci sprona ad esercitare discernimento serio su ogni questione di vita, dialogando con tutti», «sapendo di non avere in tasca soluzioni facili e prefabbricate».

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