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Pandemia. Il coronavirus risveglia in noi l’umano di L.Boff

Leonardo Boff
Redes Cristianas, 6 aprile 2020

La pandemia da coronavirus costringe tutti a pensare: cosa conta veramente, i beni materiali o la vita? L’individualismo del ciascuno per sé, spalle agli altri, o la solidarietà reciproca?

Possiamo continuare a sfruttare, senza altre considerazioni, beni e servizi naturali per vivere sempre meglio, oppure possiamo prenderci cura della natura, della vitalità di Madre Terra e del vivere bene, che è armonia tra tutti e con gli esseri della natura?

È servito a qualcosa che i Paesi amanti della guerra accumulassero sempre più armi di distruzione di massa, e ora devono inginocchiarsi di fronte a un virus invisibile, dimostrando quanto sia inefficace tutto quell’apparato di uccisione?

Possiamo continuare il nostro stile di vita consumistico, accumulando ricchezza illimitata in poche mani a spese di milioni di poveri e miserabili?

Ha ancora senso che ogni Paese affermi la propria sovranità, opponendosi a quella degli altri, quando dovremmo avere una governance globale per risolvere un problema globale?

Perché non abbiamo ancora scoperto l’unica Casa comune, Madre Terra, e il nostro dovere di prendercene cura in modo che possa contenerci tutti, compresa la natura?

Sono domande che non possono essere evitate. Nessuno ha la risposta. Una cosa, tuttavia, attribuita a Einstein, è vera: «La visione del mondo che ha creato la crisi non può essere la stessa che ci porta fuori dalla crisi». Dobbiamo cambiare. La cosa peggiore sarebbe che tutto tornasse com’era, con la stessa logica consumistica e speculativa, forse ancora più furiosa.

A quel punto, se non impariamo nulla, la Terra potrebbe inviarci un altro virus che forse porrebbe fine al disastroso progetto umano.

Ma possiamo guardare alla guerra che il coronavirus ci sta muovendo sul teatro di tutto il pianeta sotto un’altra angolazione, questa positiva. Il virus ci fa scoprire qual è la nostra natura umana più profonda e autentica. Che è ambigua, buona e cattiva. Ma qui vedremo la buona dimensione.

Prima di tutto, siamo esseri relazionali. Siamo, come ho ripetuto innumerevoli volte, un nodo di relazioni totali in tutte le direzioni. Pertanto, nessuno è un’isola. Abbiamo ponti dappertutto.

In secondo luogo e conseguentemente, dipendiamo tutti l’uno dall’altro. Il concetto africano dell’”Ubuntu” lo esprime bene: «Io sono io attraverso di te». Pertanto, ogni individualismo, l’anima della cultura del capitale, è falso e antiumano. Il coronavirus lo dimostra. La salute dell’uno dipende dalla salute dell’altro.

Questa dipendenza reciproca consapevolmente assunta si chiama solidarietà. In un altro tempo la solidarietà ci ha fatto lasciare il mondo degli antropoidi e ci ha permesso di essere umani, convivendo e aiutandoci fra di noi. In queste settimane abbiamo assistito a gesti toccanti di vera solidarietà, non solo con il dono del di più, ma con la condivisione di quel che si ha.

Terzo, siamo esseri essenzialmente di cura. Senza cura, dal nostro concepimento e per tutta la vita, nessuno potrebbe sopravvivere. Dobbiamo prenderci cura di tutto: di noi stessi, altrimenti possiamo ammalarci e morire; degli altri, che possono salvarmi o io salvare loro; della natura, altrimenti si rivolta contro di noi con virus nocivi, siccità disastrose, inondazioni devastanti, eventi meteorologici estremi; attenzione alla Madre Terra affinché continui a darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere e perché ci voglia ancora sul suo suolo, visto che, per secoli, l’abbiamo assalita senza pietà. Soprattutto ora, sotto l’attacco del coronavirus, dobbiamo tutti prenderci cura di noi stessi, prenderci cura dei più vulnerabili, stare reclusi in casa, mantenere la distanza sociale e prenderci cura delle infrastrutture sanitarie senza le quali assisteremmo a una catastrofe umanitaria di proporzioni bibliche.

In quarto luogo, scopriamo che dobbiamo essere tutti corresponsabili, cioè consapevoli delle conseguenze benefiche o malefiche delle nostre azioni. La vita e la morte sono nelle nostre mani, le vite umane, la vita sociale, economica e culturale. La responsabilità dello Stato o di alcuni non è sufficiente, deve essere di tutti, perché siamo tutti colpiti e possiamo tutti contagiare. Dobbiamo tutti accettare il confinamento.

Infine, siamo esseri con spiritualità. Scopriamo la forza del mondo spirituale che costituisce il nostro Profondo, dove si elaborano i grandi sogni, si pongono domande ultime sul significato della nostra vita e dove sentiamo che deve esistere un’Energia amorevole e potente che permea tutto, sostiene il cielo stellato e la nostra stessa vita, sulla quale non abbiamo il pieno controllo. Possiamo aprirci a lei, accoglierla, come in una scommessa, confidare sul fatto che ci tiene nel palmo della sua mano e che, nonostante tutte le contraddizioni, garantisce un buon finale per l’intero universo, per la nostra storia sapiente e demente. E per ognuno di noi. Coltivando questo mondo spirituale ci sentiamo più forti, più capaci di cura, più amorevoli, insomma, più umani.

Su questi valori ci è concesso di sognare e costruire un altro tipo di mondo, biocentrato, in cui l’economia, con un’altra razionalità, sostiene una società globalmente integrata, resa forte più da alleanze affettive che da patti giuridici. Sarà la società della cura, della gentilezza e della gioia di vivere.

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Dello stesso autore: Come prendersi cura di se stessi e degli altri al tempo del Coronavirushttp://www.redescristianas.net/como-cuidar-de-si-y-de-los-demas-en-tiempos-del-coronavirusleonardo-boff/

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