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Lettera di Don Paolo Tofani

A Mons. Vescovo
ai confratelli Presbiteri
a tutto il Popolo di Dio
a tutti gli amici credenti e non credenti

Non posso tenere soltanto dentro di me e non posso solo farne condivisione con i miei parrocchiani, di una situazione di grande disagio e amarezza che porto nel cuore.

Ieri sera 24 gennaio 2009, vigilia del 50° anniversario della convocazione del Concilio Vaticano II da parte di Giovanni XXIII, in modo quasi beffardo, Papa Ratzinger ha tolto la scomunica ai seguaci di Mons. Lefevre, che non hanno mai cessato di essere ostili al Concilio e a tutte le riforme liturgiche e pastorali della Chiesa dagli anni Sessanta in poi.

Già si erano evidenziate le avvisaglie: possibilità di celebrare la messa in latino, uso del messale preconciliare, istituzione di Chiese particolari per i Movimenti creando vere autonomie ecclesiastiche, e così via. Ma ora si è raggiunto il culmine.

Mentre si tengono fuori della Chiesa teologi e Pastori che non hanno fatto altro che portare a compimento le istanze e le profezie del Vaticano II, questi pochi nostalgici e reazionari lefreviani possono sentirsi a loro agio nella comunità ecclesiale.

Così il Papa di fatto ci ha voluto dire che questo Concilio è stato un incidente di percorso; che la Chiesa deve rimanere ferma a Pio XII; che la profezia va di nuovo imprigionata; che lo Spirito Santo ha sbagliato quando fece comprendere al Papa buono di indire il Concilio; che la Chiesa può solo insegnare e non imparare; che le verità ce le abbiamo solo noi e gli altri devono semplicemente convertirsi a noi perché hanno sempre sbagliato; che il clericalismo non è ancora morto, anzi sempre più virulento; che l’ecclesiocentrismo è più importante del Vangelo del Regno; che noi dobbiamo solo obbedire e non riflettere.

Questo e molte altre cose ci vuole dire la riammissione dei lefreviani nella Chiesa.
Allora io pastore di due comunità cristiane di Santomato e di San Piero, nato come Presbitero proprio per il Concilio, dovrei capire che non c’è più spazio per il primato della Parola, la responsabilità dei laici nella Chiesa, l’impegno per rendere il mondo più giusto e più vivibile, il bisogno di vivere la liturgia non solo con la ricchezza delle lingue dei popoli ma anche con le ricchezze delle culture (inculturazione), che l’apertura alle altre esperienze(dunque l’incontro di Assisi cosa ci ha insegnato?)

E dovrei invece capire che è ancora determinante il colletto bianco e la talare dei preti, il rosso dei vescovi, il potere della mitra, le trine delle tovaglie della Chiesa, l’ossequio ai poteri politici, i compromessi con i sistemi economici che pure violentano l’umanità.

Questa Chiesa per me non è la Chiesa che leggo nei Vangeli, che leggo con i laici impegnati nelle mie comunità parrocchiali, che leggo con i poveri di tutto il mondo e con i teologi della Liberazione.

Ho tanti peccati da farmi perdonare ma non l’ipocrisia di tacere di fronte a questo modo di chiedermi di vivere come Pastore nella Chiesa.

E’ per questo, non cercando consensi che comunque un po’ troverei, che voglio dire a tutti che continuerò a vivere e impegnarmi per una Chiesa che il Concilio Vaticano II doveva far diventare profezia e testimonianza di amore e carità, di servizio e gratuità.

Non ho scritto tutto ciò perché sono stanco o in crisi affettiva o per delusioni nel mio impegno pastorale: chi mi conosce sa quanto stia lavorando e quanto sia preso dal Ministero; ma l’ho fatto per la passione e l’amore che ho per la Chiesa e per un sussulto di dignità, per cui non potevo tacere.

Chiedo scusa a chi ritiene sproporzionata questa reazione e chiedo scusa per le ferite che porterò a qualcuno, ma tutto sommato spero che questa lettera aiuti tutta la Chiesa a riflettere e se sarò capito ne sarò felice. Grazie per avermi ascoltato e un saluto fraterno.

Don Paolo Tofani Parroco di Santomato e San Piero Agliana

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