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Ora anche la Chiesa accoglie Darwin

di Marco Politi
in “la Repubblica” del 4 marzo 2009

Scoppia la pace tra Chiesa cattolica e Darwin. Annuncia monsignor Gianfranco Ravasi, presidente
del Consiglio pontificio per la Cultura: «Darwin si può conciliare con la Genesi». Al grande
congresso internazionale, organizzato dalla pontificia Università Gregoriana sul tema della
«Evoluzione biologica», il cardinale William Levada (successore di Ratzinger alla guida dell’ex
Sant’Uffizio) proclama che c’è uno «spazio sufficientemente ampio» per credere nella base
scientifica dell’evoluzione e al tempo stesso per la fede in un Dio creatore.
Ciò che il Vaticano respinge, spiega Levada, è che l’evoluzionismo provi l’«inesistenza» di Dio,
come sostiene il biologo Richard Dawkins. Il Vaticano, soggiunge il porporato, non si oppone «a
nessuna realtà scientifica».
Si chiude così la guerriglia che negli ultimi anni aveva contrapposto alcuni settori della gerarchia
ecclesiastica – che si sentivano protetti da papa Ratzinger – all’evoluzionismo. Per un certo tempo,
infatti, era stata abbandonata la via maestra imboccata da Pio XII e poi sottolineata da Giovanni
Paolo II, che non vedeva contraddizione tra la scientificità dell’evoluzionismo e la fede in un Dio
animatore della «scintilla» all’origine del creato. Benedetto XVI, in un seminario con i suoi
discepoli storici a Castelgandolfo nel settembre del 2006, aveva preferito insistere sulle cosiddette
«lacune» del darwinismo, definendo la «teoria dell’evoluzione in gran parte non dimostrabile in
modo tanto facile». Mentre il cardinale Schoenborn di Vienna era parso esaltare nel luglio del 2005
(in un articolo sul New York Times) il cosiddetto Disegno Intelligente, agitato dai fondamentalisti
protestanti americani in guerra contro il darwinismo.
Ora la musica cambia radicalmente. Scrive sull’Osservatore Romano il vicepresidente del convegno
professor Gennaro Auletta che parlare di «recupero o riabilitazione di Darwin» da parte della Chiesa
è «superfluo, perché né la Chiesa cattolica né suoi esponenti significativi hanno mai condannato né
il darwinismo né la teoria dell’evoluzione». Auletta, direttore scientifico del Progetto Stoq (Scienza,
Teologia e Ricerca Ontologica) nell’ambito dell’Accademia pontificia delle Scienze, rimarca che
bisogna evitare di rifarsi al «discorso dell’Intelligent Design, che non è una teoria scientifica, anche
se si spaccia come tale».
Sullo sfondo di questo approccio, che archivia velleità integraliste, il cardinale Levada afferma
sobriamente che per i cristiani «qualunque sia il modo in cui la creazione è venuta in essere e si è
evoluta, alla fine crediamo sia comunque Dio il creatore di tutte le cose».
Grande animatore del convegno, promosso con l’università americana di Notre Dame (Indiana),
mons. Ravasi – che sta preparando anche un simposio su Galileo – invita teologi e scienziati a
«incrociare gli sguardi», rispettando la dignità di ogni scienza. «Non dobbiamo cedere – ammonisce
– alla miseria dell’arroganza esclusivistica. L’incrociare gli sguardi esclude la prepotenza, la
prevaricazione, la prevalenza esclusiva». Concludendo con una riflessione significativa: «Noi non
tanto abbiamo la verità, intesa come possesso oggettivo. Ma siamo nella verità, che è quanto ci
trascende, ci supera e ci avvolge».
L’adesione esplicita del Vaticano alla scientificità dell’evoluzionismo potrebbe avere ricadute
positive anche sul sistema educativo italiano. Nel 2004 l’allora ministro della Pubblica istruzione
Letizia Moratti, fiutando l’ondata integralista anti-darwinista, tolse lo studio dell’evoluzionismo dai
programmi della scuola secondaria di primo grado. Insegnamento parzialmente ripristinato soltanto
in seguito alla rivolta del mondo scientifico italiano.
Il convegno alla Gregoriana prosegue fino al 7 marzo. Al centro della discussione sta il
riconoscimento che Darwin ha soprattutto aperto la strada ad un metodo di ricerca e non va
fossilizzato. «La scoperta fondamentale di Darwin – commenta il biologo americano Francisco
Ayala – consiste nell’esistenza di un processo naturale, che è creativo anche se non cosciente».
Proprio Ayala, un ex domenicano, si era rivolto con due altri scienziati a papa Ratzinger nel 2005,
esortandolo a non innalzare nuove «barriere» tra fede religiosa e metodo scientifico.

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