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Le relazioni pericolose di Ratzinger

di Filippo Gentiloni
in “il manifesto” del 20 marzo 2009

Che cosa sta succedendo nel cattolicesimo? Ce lo chiediamo da qualche tempo, ma l’interrogativo si è riproposto con forza in questi giorni, dopo le dichiarazioni pontificie sul preservativo. Un coro di critiche molto dure. Proprio quel tipo di critiche che i palazzi vaticani facevano di tutto per evitare.

E ci riuscivano, fino a ieri. Oggi non più. Che cosa è successo? I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Una rigidità che si è manifestata già nel caso Englaro e poi in una serie di polemiche prese di posizione. Il testamento biologico, ancora l’aborto, i lefebvriani anche se negazionisti, l’aids e il preservativo. I palazzi si irrigidiscono, non curanti sia delle reazioni esterne sia di quelle interne tutt’altro che irrilevanti o insignificanti. Come mai?

Sembra che in Vaticano si stia voltando pagina. La pagina da chiudere sembra essere quella del Concilio Vaticano II. Anche se non lo si dice, il tempo del Concilio sembra finito. Era stato il tempo delle aperture. Aperture alla società moderna e insieme alla storia e alle altre forme di cristianesimo e alle altre religioni. Era apparso a molti – o a pochi – un tempo felice. Oggi nei vertici cattolici prevale l’impressione di un pericolo, la necessità di tornare indietro, all’epoca di alcune sicurezze e garanzie.

Due gli aspetti del rischio, intrecciati insieme. Li possiamo rintracciare con relativa facilità negli interventi dello stesso pontefice. Il rischio – la paura – del privato e del relativo. Il grande spauracchio di un cattolicesimo ridotto, come si suol dire, alla sacrestia e alla camera da letto.

Una religione vissuta non nel pubblico, nella società, ma soltanto in un’etica privata e in chiesa. È contro questo pericolo che combatte il cattolicesimo di Ratzinger; è con questo spirito che si possono applaudire tutte le prime pagine, anche se critiche. Se non se ne parla in pubblico, la religione non esiste, muore. La religione ha bisogno di farsi conoscere se vuole, appunto, «salvare». Salvare dalle immoralità ma anche dalle incertezze, dal vuoto, da quell’ombra nella quale «tutte le famose vacche sono grige».

Contro il privato e il relativo la chiesa di Ratzinger combatte la sua battaglia: la presenza in prima pagina la rende vittoriosa, anche se impopolare. E anche se questa battaglia contro il privato e il relativo trova la chiesa cattolica – meglio, i suoi vertici – alleata di una certa parte della società e della cultura. Una parte soltanto, quella che siamo soliti chiamare di destra. Sicurezza, ordine, disciplina, statu quo.

Ieri Berlusconi si è schierato contro Germania, Francia e Unione europea e dalla parte del papa, che aveva dichiarato durante il suo viaggio africano di considerare il preservativo inefficace nella lotta all’Aids. «Ciascuno svolge la sua missione – ha detto il presidente del consiglio – ed è coerente con il suo ruolo». E questo mentre anche d’oltreoceano arrivavano dure critiche: «Appare irresponsabile dar la colpa ai preservativi di far peggiorare l’epidemia», è il giudizio del New York Times.

Ne risulta così una chiesa rigidamente alleata del potere politico che la applaude, la difende, spesso la rifornisce di mezzi. Anche se «il regno di Dio» è altra cosa.

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