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Razzismo la protesta dei valdesi

di Gian Mario Gillio
da www.unita.it

Dopo la strana «euforia securitaria» dell’ultima campagna elettorale oggi siamo arrivati alla tragica realtà che non era difficile immaginare. I metodi auspicati o auspicabili e spesso invocati dal “ministro della paura” (il personaggio televisivo interpretato dall’attore Antonio Albanese) hanno avuto attuazione, la giostra di rigurgiti razzisti soprattutto dopo l’approvazione del “pacchetto insicurezza”, con tutto ciò che comporta, segue ora il suo corso: rimpatrii forzati, respingimenti in mare aperto verso la “democratica” Libia e ronde pseudo squadriste.

È vero che molta delinquenza trova terreno fertile proprio nel disagio sociale delle comunità straniere non inserite, proprio per questo si dovrebbero attuare politiche sociali adeguate e non
politiche repressive. Invece le politiche securitarie di questi tempi avvalorano l’idea che siano solo gli immigrati l’unico segmento di pericolosità del nostro paese e questo lascia molto perplessi. I pericoli volendo sono ovunque.

Quando non basta la società civile per esprimere dissenso, vengono in aiuto le chiese. La chiesa cattolica che notoriamente fruisce di ampio spazio sui mezzi di comunicazione nazionali, oltre ai propri mezzi di informazione, ha in passato criticato il presidente del consiglio per la sua dubbia moralità e oggi ci viene in aiuto contestando le scelte in materia di immigrazione. Ma non solo la chiesa cattolica si è espressa negativamente sul pacchetto sicurezza, anche il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste da poco conclusosi a Torre Pellice (To), ha voluto urlare la sua indignazione per ciò che il governo ha deciso di portare avanti e lo ha fatto con un documento che esprime solidarietà verso i migranti presenti in Italia; attuando una giornata di digiuno.

Maria Bonafede, riconfermata per il quinto anno consecutivo moderatore della Tavola valdese (organo esecutivo dell’Unione due chiese), ha ricordato «la comunione vibrante di cordoglio, di invocazione e di morale protesta» del Sinodo per quanto sta accadendo in questi giorni, con una severa critica sui respingimenti degli immigrati verso la Libia. Un messaggio per tutti i credenti e non credenti presenti in Italia. Tuttavia, e va ricordato, la maggioranza degli italiani si dichiara di religione cattolica, circa l’80% della popolazione, e dunque dovrebbe vivere con estrema angoscia queste nuove leggi in materia di immigrazione certamente prive di afflato cristiano. Ma sembrerebbe non essere così, malgrado l’invito della Cei.

Le chiese protestanti hanno dunque ritrovato nella chiesa cattolica un valido alleato dopo le battute d’arresto in materia di dialogo ecumenico ed interreligioso contenute negli ultimi documenti emanati dalla santa sede. Una sorta di “santa alleanza” per portare avanti ciò unisce e non quel che quel divide: contrastare in ogni modo questo insensato e pericoloso pacchetto sicurezza.

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SINODO 2009 – La forza di una minoranza

di Paolo Naso
da www.chiesavaldese.org

Dopo la critica al pacchetto sicurezza, dopo un voto unanime che ne chiede una drastica revisione, dopo l’ impegno a combattere le ondate xenofobe che anche in Italia si fanno sempre più alte e forti, valdesi e metodisti italiani hanno voluto compiere un gesto forte e solenne: un digiuno per esprimere la propria opposizione alle nuove norme da una parte e la solidarietà agli immigrati che ne subiscono i pesanti effetti dall’altra. Lo hanno fatto a modo loro, sobriamente ma con una grande intensità: al consueto momento del pranzo sono rimasti seduti nell’aula sinodale per ascoltare alcune letture: storie di immigrati, tragiche statistiche sui morti di immigrazione – oltre seimila in dieci anni – cronache delle tante violenze contro gli immigrati.

Quella su Jerry Masslo, ucciso venti anni fa da una banda di balordi che gli voleva rubare i modesti risparmi da raccoglitore stagionale di pomodori; quella di Abdul ucciso a Milano per una scatola di biscotti; quella di Emmanuel, picchiato e insultato a Parma da vigili urbani in divisa; l’odissea di Isoke, vittima di una tratta che avvilisce, violenta e uccide migliaia di donne; la strage di Castelvolturno dove il clan dei Casalesi circa un anno fa uccise sei immigrati, quattro dei quali evangelici. Fino alla testimonianza degli eritrei sopravvissuti alla logica dei “respingimenti” sul Mediterraneo. Storia di qualche giorno fa e già destinata a essere superata da nuove e già annunciate tragedie.

Ma dopo questo momento laico e politico, quello del “giornale” per dirla con un’espressione del grande teologo riformato Karl Barth, è venuto quello della Bibbia. Al ritmo di una campana che suonava per l’occasione, i deputati si sono recati nel vicino tempio. Tutti. L’anziano pastore emerito che si appoggia al bastone e il giovane membro della Federazione giovanile evangelica con tatuaggio e piercing. Un corteo di molte generazioni, diversi colori, diverse appartenenze, silenzioso e intenso: pochi passi per ripensare a quello che si era appena udito.

E la Bibbia è stata al centro di quest’altro momento di una giornata sinodale molto particolare: sono risuonate le parole del Levitico (“Avrete la stessa legge tanto per lo straniero quanto per il nativo del paese, 24:22), di Malachia (“Io mi accingo a giudicare … quelli che fanno torto allo straniero” 3:5), dell’apostolo Paolo (“Non c’è più né giudeo né greco né schiavo né libero…”, Galati 3:28). Parole della Bibbia meditate pensando a quello che si era letto sul giornale.

E’ stato il momento dei canti e delle preghiere, spesso pronunciate dagli immigrati che, anche nelle chiese evangeliche italiane, si fanno sempre più numerosi. Silenziosamente come erano entrati, i membri del Sinodo e le tante persone venute per partecipare a questo particolare momento, sono poi usciti dal tempio.

Tornati nell’aula sinodale, il presidente del Sinodo ha riletto il documento approvato all’unanimità sul pacchetto sicurezza. Non è stata una lettura burocratica, formale. Nelle parole, discusse una per una sino a questa mattina, risuonava l’impegno di una chiesa piccola che però non ha complessi di inferiorità. Una chiesa che in certi momenti si ritrova molto più forte dei suoi numeri.

E’ la forza che viene dall’unanimità su un tema che invece divide e spacca la società come i partiti; la forza di una comunità di credenti che sa che, quando parla degli immigrati e dei loro diritti negati, in realtà si parla di noi stessi, del futuro della nostra società; ma soprattutto la forza di una chiesa che sa che, in certi casi e su certi temi, la posta in gioco è la coerenza e la credibilità della vocazione cristiana.

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