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La vita dei nostri popoli, primo luogo teologico

Forum Mondiale di Teologia e Liberazione

Salam Maalakum! Che tutti abbiano vita in abbondanza!

A Dakar, nel quadro del Forum Sociale Mondiale, teologi e teologhe di tutti i continenti ci sono riuniti per la IV edizione del Forum Mondiale di Teologia e Liberazione, dal 5 all’11 febbraio, rivolgendo, al termine dei lavori, questo messaggio a quanti ci accompagnano da lontano, quanti ci aiutano in questo cammino, quanti sono fonte di ispirazione della nostra teologia, i popoli di Dio, tanto ricchi di vita e cultura e spesso tanto segnati dalla sofferenza.

Da qui abbiamo accompagnato con grande attenzione le attuali lotte pacifiche per la democrazia in alcuni Paesi dell’Africa e abbiamo gioito insieme ai popoli della Tunisia e dell’Egitto.

Qui abbiamo visitato l’isola di Gorée, un avamposto del traffico degli schiavi, monumento impressionante del peccato e della tragedia nelle relazioni tra Europa, Africa e Americhe.

E qui, in questa città cosmopolita bagnata dal sole e dal mare, nel cuore della Madre Africa, abbiamo cercato fonti di vita nelle esperienze quotidiane dei nostri popoli, ai quali apparteniamo e per i quali facciamo teologia.

La vita in carne ed ossa dei nostri popoli è il “primo luogo teologico”, a partire dal quale e per il quale esistono le nostre storie, i nostri testi, le nostre tradizioni religiose, le nostre istituzioni. È, pertanto, fonte di discernimento anche nell’interpretazione dei testi sacri, perché essi aiutino ad illuminare e ad alimentare la vita dei nostri popoli.

Chiediamo il dono della profezia per il nostro lavoro teologico, perché possa denunciare e smascherare quei sistemi di potere, di manipolazione, di seduzione che si costituiscono come un nuovo tipo di impero sull’intero pianeta sotto forma di neoliberismo, di mercato e di consumismo. Siamo consapevoli dell’assoluta necessità di politiche di superamento dell’attuale sistema capitalista, nelle forme sempre diverse che esso assume, come pure del fatto che esiste un aspetto teologico che abbiamo il compito di decostruire. Ci impegniamo nelle lotte politiche, a favore dei diritti umani, dei migranti, delle minoranze, delle popolazioni trasformate in capri espiatori dei sistemi di potere.

Affinché la vita umana mantenga la sua dignità, vogliamo continuare a dialogare con le culture popolari locali dei nostri continenti, con i loro valori, la loro religiosità, la loro ricerca di senso e di spiritualità, la loro ricerca di vita in abbondanza. Vogliamo farci vicini alle sofferenze e alla povertà, convivere con chi è più fragile e oppresso dal sistema dominante, rinnovando in questa congiuntura planetaria la nostra opzione preferenziale per i poveri nei più diversi contesti, coerentemente con il luogo teologico privilegiato della nostra esperienza religiosa.

Siamo parte di un mondo in movimento e attraversato da grandi trasformazioni, una delle quali riguarda l’intensa migrazione attraverso tutti i continenti in cerca di vita. Noi ci impegniamo, di fronte alle culture dei popoli e alle loro tradizioni religiose, a dialogare con rispetto come discepoli, coinvolgendoci con il pluralismo religioso che arricchisce la biodiversità umana.

Qui a Dakar, con il Forum Sociale Mondiale, ci proponiamo di rafforzare sempre di più una rete mondiale impegnata a favore di un mondo nuovo attraverso nuove mediazioni interdisciplinari e contatti con altre forze organizzate, un mondo diverso e migliore dell’attuale, un “nuovo mondo possibile”.

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