Home Chiese e Religioni Crocefisso – Dichiarazione della Rete europea Chiese e libertà

Crocefisso – Dichiarazione della Rete europea Chiese e libertà

La Corte europea dei Diritti dell’Uomo sotto la pressione dell’Europa cristiana

La Direzione del Parlamento europeo per la laïcità in politica dichiara che la decisione della Grande Chambre è un duro colpo sferrato alla separazione fra Chiesa e Stato, il Vaticano, invece, saluta la decisione come storica, contribuendo in tal modo alla contrapposizione.

La Rete europea Chiese e libertà è delusa per il fatto che la Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’Uomo ha totalmente rovesciato la sentenza emessa all’unanimità nel 2009, che condannava la presenza obbligatoria del crocefisso nelle aule delle scuole di Stato.

Questo è il risultato di pressioni religiose e politiche continue e convergenti esercitate da numerosi paesi et di timori largamente diffusi nelle opinioni pubbliche per un possibile attentato all’identità tradizionale. Ma noi dobbiamo sottolineare che molti cristiani e certamente i credenti non religiosi in tutta l’Europa hanno un’opinione differente sui simboli religiosi et sulla secolarizzazione.

Riconoscendo il crocefisso come un simbolo religioso, la Grande Chambre favorisce esplicitamente una religione particolare come dominante, sferrando così un attacco alla natura laica delle istituzioni della UE et ai principi dell’uguaglianza democratica et della non-discriminazione inscritti nel Trattato sull’Unione. I giudici non possono non essere coscienti che la libertà religiosa è minacciata se lo Stato favorisce una religione particolare.

In quanto cristiani, noi abbiamo il dovere di chiedere alle Chiese, alle nostre sorelle e ai nostri fratelli cristiani di rispettare il crocefisso, come simbolo religioso, custodendolo nelle nostre coscienze e rifiutando che esso sia utilizzato come un simbolo culturale e identitario.

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Déclaration du Réseau européen Eglises et Libertés
6 avril 2011
La Cour européenne des droits de l’Homme sous la pression de l’Europe chrétienne

La Plateforme du Parlement européen pour la laïcité en politique déclare que la décision de la Grande Chambre est un coup sérieux porté à la séparation de l’Eglise et de l’Etat, tandis que le Vatican salue la décision historique, contribuant ainsi à la polarisation.

Le Réseau européen Eglises et Libertés est désappointé de ce que la Grande Chambre de la Cour européenne des droits de l’Homme a totalement inversé le jugement rendu à l’unanimité en 2009 condamnant la présence obligatoire du crucifix dans les salles de classe des écoles de l’Etat .

Ceci est le résultat de pressions religieuses et politiques continues et conjointes exercées par de nombreux pays et de craintes largement répandues dans l’opinion publique d’atteinte possible à leur identité traditionnelle. Mais nous devons souligner que beaucoup de chrétiens et bien sûr les croyants non-religieux dans toute l’Europe ont une opinion différente sur les symboles religieux et sur la sécularisation.

En reconnaissant le crucifix comme un symbole religieux symbol, la Grande Chambre favorise explicitement une religion -dominante- particulière, portant ainsi atteinte à la nature laïque des institutions de l’UE et aux principes de l’égalité démocratique et de la non-discrimination inscrits dans le Traité sur l’Union. Les juges ne peuvent pas ne pas être conscients que la liberté religieuse est menacée si l’Etat favorise une religion particulière.

En tant que chrétiens, nous avons le devoir de demander aux Eglises et à nos soeurs et frères chrétiens de respecter le crucifix, symbole religieux, en le gardant présent dans nos consciences et en refusant qu’il soit utilisé comme un symbole culturel et identitaire.

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