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Trent’anni vissuti a spargere semi

La redazione di Qualevita
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Anno dopo anno, ne sono passati trenta. E siamo ancora qui, minuscoli scriccioli fragili ma resistenti, in questa primavera abruzzese fredda ma limpidissima, a continuare la nostra ostinata e innamorata offerta di semi. A noi stessi e ai nostri lettori.

Siamo nati nel 1981, in primavera, dopo tanti incontri che sono serviti a cementare amicizie “redazionali” che durano nel tempo. Eravamo e siamo convinti che solo se si vive secondo un determinato stile di vita si può affondare la mano nel sacchetto dei semi per distribuirli a piene mani sul terreno pronto ad accoglierli.

Trent’anni di lotte contro ogni tipo di avversità. Ne vogliamo ricordare soltanto tre.

Le visite frequenti, fastidiose e inspiegabili di pattuglie di carabinieri in tenuta antiterroristica o di poliziotti finti acquirenti dei nostri prodotti editoriali. Ma erano i primi anni ’80, gli “anni di piombo”, e ricordiamo quelle “visite” con un sorriso sulle labbra, anche se in quei momenti c’era poco da stare allegri.

Nel gennaio 2002 abbiamo subito l’inondazione dei locali di lavoro che ci ha messo letteralmente in ginocchio. Ma con l’aiuto concreto di tanti di voi che leggete questi fogli ci siamo rialzati e abbiamo ripreso le pubblicazioni.

Tre anni fa l’assurda, prematura e dolorosissima scomparsa di Valentina. E’ stata sempre la coscienza critica della nostra redazione. Con intuizioni fulminanti era capace di farci cogliere le incoerenze tra quanto andavamo scrivendo e quanto faticosamente ci sforzavamo di realizzare nel quotidiano. E con il suo sorriso disarmante era di sprone a continuare. Nonostante tutto.

Ma sono stati anche trent’anni di soddisfazioni e di tenerezza: le lunghe telefonate con molti di voi, le lettere e le mail di incoraggiamento a resistere dopo la legge Gasparri o il decreto Tremonti, il fitto scambio di idee e di pareri che ha costituito sempre la nostra bussola nella selezione degli articoli, degli argomenti, delle rubriche.

E poi, a consolazione finale, lo spontaneo subentro, in questi ultimi mesi, di giovani e giovanissimi collaboratori che offrono con le loro fresche energie ed entusiasmo uno spiraglio di vita e di speranza per la vita di questi fogli.

Abbiamo sparso semi. Ma forse, nella foga di reperirli e diffonderli, non sempre ci siamo accorti che il terreno si andava modificando, indurendo, cementificando. E allora ci chiediamo con insistenza se non sia il caso di rimettere mano all’aratro per dissodare in profondità il terreno.

Poi magari qualcun altro ricomincerà a spargere semi sulle zolle sbriciolate e pronte a fecondarli per portare molto frutto.
E la vita – che è sempre alla base del nostro lavoro – continuerà ad avere il sopravvento sulla morte nelle varie sue forme. Una vita che sia finalmente gioia, stupore per i miracoli quotidiani, tenerezza. Per tutti e non per pochi privilegiati.

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