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Comunicato – Gruppo Romano di Noi Siamo Chiesa

Comunicato – A Roma la Chiesa sfratta dalle sue case, nel totale silenzio del Cardinal Vicario Agostino Vallini, del Vicariato e dei parroci

Ormai da anni si susseguono a Roma da parte di molti enti ecclesiastici (IOR, APSA, Propaganda Fide, solo per citarne i maggiori) sfratti di decine di famiglie che abitano in case e appartamenti di loro proprietà nel totale silenzio e disinteresse del Vicariato.

Noi Siamo Chiesa Roma ha interessato più volte, durante lo scorso anno, il card. Vallini chiedendo un incontro per proporre almeno un rinvio degli sfratti, che hanno un mero significato speculativo, per discutere di questo ed altri problemi che affliggono la diocesi. Egli, pur avendoci assicurato il suo interessamento, non solo non ci ha ricevuto, ma non ha fatto nulla per evitare che a intere famiglie, ad anziani, a persone disabili venga evitata l’angoscia e l’umiliazione di restare senza nemmeno un tetto sopra di loro.

Durante la scorsa Quaresima abbiamo inviato a tutti i parroci una lettera in cui si chiedeva che il problema fosse posto all’attenzione delle comunità parrocchiali. Ci sembrava che il periodo penitenziale dell’anno liturgico fosse il più adatto affinché i credenti riflettessero su queste azioni di violenza, non-solidarietà e distanza dagli ultimi, il cui obiettivo – lo ribadiamo con forza – è la massimizzazione dei profitti, a danno di nostri fratelli e sorelle più deboli.

Ma anche dai parroci romani non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Chiediamo pertanto alle comunità parrocchiali, ai preti e ai laici della nostra città di intervenire presso i propri parroci per esprimere il loro dissenso di fronte a questo clima di omertà non evangelica. E di incontrarsi per discutere, informarsi, approfondire una realtà di speculazione e violenta sopraffazione che riguarda ed affligge anche la nostra Chiesa. E chiediamo loro di intervenire, perché, da cristiani, non possiamo consentire che nella nostra diocesi ingiustizie di questo genere passino nell’indifferenza e nell’impotenza. E in un silenzio che rischia di divenire connivente.

Per ogni ulteriore informazione o contatto:  nscroma@gmail.com

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TESTO DELLA LETTERA AI PARROCI

Al Rev. Parroco
p.c Al Consiglio pastorale

Il nostro Gruppo si è da tempo interessato al problema degli sfratti di famiglie, di cui risulta accertato lo stato di bisogno ma in regola con il pagamento dell’affitto, da abitazioni di proprietà di vari enti religiosi. Abbiamo da tempo interessato il vicario di Roma Cardinale Vallini, con numerose note, senza ottenere di fatto alcun risultato, nonostante frettolose assicurazioni verbali, che sarebbe intervenuto in merito pur dichiarando di ignorare che ci fossero in atto azioni di sfratto. Questo purtroppo non risponde ai fatti di questi giorni.

A noi sembra che, invece, non si possa ignorare questa realtà e che, nell’operazione, sia prevalsa la logica del mercato. Questa non è certo compatibile con il rispetto della persona umana, di cui la tradizione cristiana ha esaltato la dignità, come testimoniano, nei secoli, encicliche ed omelie papali, e, di recente, gli “Angelus papali sulla casa”, a Istanbul e a Roma. In essi si evidenzia inequivocabilmente che la logica del mero profitto si contrappone alla virtù teologale della carità. Il comportamento dei dirigenti dei suddetti enti ecclesiastici contravviene, quindi, in modo plateale, all’esercizio della carità che impone un’attenzione particolare per i casi di bisogno.

Pensiamo che non si spieghi diversamente l’operazione in corso che, in modo frazionato ma progressivo, attraverso un’azione di sfratti su larga scala, colpisce persone spesso in stato di bisogno; oppure famiglie in difficoltà in quanto invogliate a investire in opere di ristrutturazione sotto la promessa di rinnovi contrattuali periodici. Detti provvedimenti vengono adottati prescindendo da qualsiasi accertamento sull’effettivo stato di bisogno, sulla reale possibilità delle famiglie sfrattate di fare fronte ai maggiori oneri, senza avere tentato di concordare con esse soluzioni alternative con spirito di solidarietà umana e cristiana troppo spesso citata, ma di fatto ignorata. Per di più gli amministratori degli Enti proprietari, pur di evitare reazioni clamorose tramite i mezzi di informazione (vedi Report ed Exit di Maggio 2010) proseguono nella loro opera non evangelica di sfratti e di massimizzazione dei profitti, in modo totalmente silenzioso.

Per dimostrare concretamente il nostro dissenso abbiamo partecipato ad iniziative a sostegno di sfrattati e sfrattandi da case appartenenti al patrimonio immobiliare di enti religiosi e della stessa Santa Sede (IOR, APSA, Propaganda Fide, solo per citarne i maggiori), nell’intento di mostrare con la nostra presenza il volto solidale della Chiesa che è in Roma, nascosto dietro l’obiettivo di massimizzare i profitti da parte di chi gestisce questo patrimonio.

Non possiamo più come cristiani impegnati sul territorio nasconderci e peccare di omissione e di silenzio come in occasione dell’ultimo convegno diocesano del 16 giugno 2010 su “Celebrazione dell’Eucaristia domenicale e la testimonianza della carità”, dove non una parola è stata pronunciata sul dramma dei fratelli e delle sorelle sotto sfratto.

Bisogna evitare che la Chiesa rimanga lontana dalle sofferenze di donne e uomini che nascono dalla negazione del diritto ad una casa; dalle sofferenze di molte, troppe, famiglie oggi sfrattate, le stesse famiglie oggetto costante di molti documenti del Magistero che rimangono, purtroppo, solo soggetti di attenzione e di diritti nei testi vaticani, e non nella prassi delle autorità ecclesiastiche.

Le chiediamo di proporre queste nostre considerazioni ai suoi parrocchiani durante la prossima Quaresima, quando tutta la Comunità ecclesiale è chiamata a coinvolgesi in un processo di conversione e di purificazione. Pensiamo che possano sollecitarli a riflettere concretamente sulla necessità che a livello diocesano si ponga al centro della discussione il tema della solidarietà con la nostra città – il territorio che ci è stato affidato – e sulle responsabilità, che le sue gerarchie si assumono tradendo nei fatti la carità che proclamano a parole se continuano ad ignorare il problema che abbiamo proposto.

La Chiesa di Roma deve tornare ad assolvere a quel ruolo essenziale di testimonianza della carità, ove «la chiesa si fa serva degli uomini ed ove la persona nella sua individualità, non è un numero, non è un anello di una catena né un ingranaggio di un sistema» (Esortazione Apostolica sinodale di Giovanni Paolo II – Christi fideles laici, nn. 36 e 37). Altrimenti risulterà arricchita finanziariamente, ma gravemente pregiudicata nella sua missione di luce del mondo!
Non possiamo servire Dio e mammona!
Distinti saluti

Roma, mercoledì delle ceneri 2011
La segreteria del Gruppo Romano di Noi Siamo Chiesa

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