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L’ingiustizia di Dio

Stefania Salomone
www.ildialogo.org

A Roma un ordine religioso manda via una cuoca dopo oltre vent’anni di servizio, avendola tra l’altro pagata poco e male. Per l’occasione le fa firmare una carta che stabilisce che lei non avrà facoltà di avanzare alcuna pretesa in futuro, a fronte di un piccolo indennizzo per la risoluzione del rapporto di lavoro.
Per fortuna i figli della sventurata, visionato l’atto, la convincono ad intentare una causa, che si è risolta ieri con un pessimo accordo. Questi i fatti.

Non c’è che dire, Dio è decisamente ingiusto se i suoi rappresentanti approfittano delle necessità economiche di una signora anziana, che ha lavorato con loro per oltre vent’anni, per riconoscerle un misero risarcimento (e a rate per giunta), dopo averla mandata via senza una spiegazione né giusto compenso e dopo anni di richieste, pressioni e difficoltà.

Purtroppo questa è un’equazione di difficile soluzione, a mio avviso. O Dio è ingiusto o questi religiosi non ne sono i portavoce. Personalmente propenderei per la seconda, ma devo approfondire. Ieri si sono presentati in tribunale in tutta la loro vigliacca prosopopea, con tanto di saio stropicciato, dicendo: “Noi non abbiamo soldi, siamo dei poveri mendicanti”.

A parte il fatto che persone che abitano (e posseggono) da sempre gli edifici più belli e prestigiosi della città, sono difficilmente assimilabili ai mendicanti, a meno che questo termine non abbia cambiato il suo significato. E in questi casi tutto può essere. In secondo luogo so per certo che questa affermazione è falsa. So per certo che hanno enormi disponibilità finanziarie, sia in termini di liquidi che di proprietà.

Sembra che abbiano detto alla povera ex-cuoca: “Non ci possiamo permettere più di questo, d’altronde non possiamo vendere i conventi, sono malandati, chi li comprerebbe?” E’ falso. Sono loro che non venderebbero mai. Bensì utilizzano il denaro, con l’aiuto delle Belle Arti che spesso sovvenzionano i lavori poiché si tratta di edifici sottoposti a vincolo, per ristrutturarli e adibirli a ostelli per i pellegrini o comunque ad attività con fini di lucro. Esentasse, si intende!

Dopo la ratifica del vergognoso accordo, con un sorriso a più file di denti, come gli squali, si sono poi allontanati e, interrogati sulle ragioni del sorriso, il capo ha osato affermare: “Siamo felici per la signora”.

Ecco perché non so dare risposta certa alla prima domanda che ho posto. Ho trascorso anni nei conventi di proprietà di questi signori e ho trovato tutta la superstizione del mondo, l’ignoranza e la vigliaccheria. Le ho vissute sulla mia pelle.

Quel dio lì, quello che pare abbia conferito loro il potere di stabilire i meriti o i demeriti delle persone, travestiti da tende da circo nei giorni di festa che tuonano dagli altari, quello che li ha investiti della somma autorità da esercitare anche ai danni delle persone, quel dio lì è decisamente ingiusto. Oppure pazzo.

O forse non esiste? Loro giurerebbero di sì, anzi dedicano ogni minuto della loro consacratissima vita a svelarcene il volto, tentando di imporcelo “per il nostro bene”. Tanto poi alla fine ci mettiamo d’accordo.