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Il professor Ratzinger? Troppo buono

Sandro Magister
http://chiesa.espresso.repubblica.it/

A un primo esame tende a promuovere tutti, anche quei gruppi e movimenti che poi gli daranno grosse delusioni. Tre casi di scuola: i neocatecumenali, i monaci di Vallechiara, gli Araldi del Vangelo

26 agosto 2011 – Come è loro tradizione, i neocatecumanali hanno preso parte in gran numero alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid. E vi hanno aggiunto il loro “day after”, anche questo secondo tradizione.

Nel pomeriggio di lunedì 22 agosto si sono riuniti nella centralissima Plaza de Cibeles per il rito della “chiamata” al sacerdozio o alla vita religiosa, col loro fondatore Francisco José Gómez Argüello detto Kiko a far da calamita, attorniato dall’arcivescovo di Madrid Antonio María Rouco Varela e da decine di altri vescovi di tutto il mondo.

La piazza era gremita di neocatecumenali di numerose nazioni, 180 mila in tutto, tra i quali 50 mila italiani e 40 mila spagnoli. Ben 750 arrivavano da due sole parrocchie di Roma, la città in cui il Cammino neocatecumenale è più presente.

La “chiamata” ha avuto una risposta massiccia. Circa 9 mila giovani di ambo i sessi sono corsi dalla piazza verso il palco, per far benedire dai vescovi la loro scelta vocazionale.

Nell’infiammare la folla Kiko non ha mancato – come fa spesso – di farsi vanto del sostegno dato dall’allora professore di teologia Joseph Ratzinger all’impianto del Cammino neocatecumenale in Germania, nel 1974.

Quell’anno, Stefano Gennarini e altri discepoli italiani di Ratzinger a Ratisbona gli riferirono di essere entrati a far parte del Cammino neocatecumenale, a Roma, e di esserne rimasti entusiasti.

Il loro entusiasmo contagiò il professor Ratzinger, che volle incontrare a casa sua, a cena, Kiko e l’altra fondatrice del Cammino, l’ex suora Carmen Hernández.

Il giorno dopo l’incontro si allargò, per volontà di Ratzinger, all’allora vescovo ausiliare di Monaco.

E poco più tardi Ratzinger scrisse a due suoi amici sacerdoti della diocesi di Monaco raccomandando loro calorosamente di far crescere il Cammino nelle rispettive parrocchie. Il che avvenne.

Come sempre quando racconta questo episodio, anche a Madrid Kiko ha riletto con enfasi alcune frasi di quelle due lettere di Ratzinger.

Il che non toglie che il Cammino abbia poi dato parecchio filo da torcere allo stesso Ratzinger divenuto prefetto della congregazione per la dottrina della fede e infine papa.

I testi di catechismo scritti da Kiko e Carmen per la formazione dei membri del Cammino – tuttora mantenuti segreti – hanno richiesto infatti ben tredici anni di revisioni e correzioni, da parte della congregazione per la dottrina della fede, prima della loro approvazione nel 2010.

E anche le modalità con cui i neocatecumenali celebrano la messa e gli altri sacramenti sono state oggetto di richiami e di correzioni insistenti, non sempre andate a buon fine, da parte delle autorità vaticane.

Se nel 1974 l’allora giovane professor Ratzinger avesse avuto subito conoscenza delle falle del Cammino nei campi della dottrina e della liturgia, il suo entusiasmo avrebbe ceduto il passo a una maggiore cautela.

E non è questo l’unico caso nel quale Ratzinger ha peccato di eccessivo ottimismo iniziale, nel giudicare nuovi fenomeni religiosi che poi gli hanno dato motivo di preoccupazione.

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Uno di questi casi riguarda la Famiglia Monastica Fraternità di Gesù, stabilitasi negli anni Ottanta in una vasta zona agricola non lontana da Castel Gandolfo, con varie decine di monaci e monache.

Il fondatore, padre Tarcisio Benvenuti, diede il nome di Vallechiara al suo nuovo monastero e attrasse presto le visite e la simpatia di ecclesiastici illustri, dall’arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn all’arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa anglicana Rowan Williams.

Anche il principe Carlo d’Inghilterra, nel 2002, fece visita al monastero e alla tenuta agricola. E anche l’allora cardinale Ratzinger.

Ratzinger ne fu così entusiasta che l’8 marzo del 2004 scrisse di suo pugno all’abate Benvenuti una lunga lettera ricchissima di apprezzamenti e di incoraggiamenti, tuttora riprodotta per intero nel sito della comunità:

> “Stimato e caro padre Abate…”

Quello stesso anno, in Vaticano maturò addirittura il proposito di affidare alla Famiglia Monastica Fraternità di Gesù la cura della basilica romana di San Paolo fuori le Mura, al posto dei monaci benedettini che vi risiedevano da secoli, ridotti di numero e invecchiati:

> Turnover a San Paolo fuori le Mura: arrivano i nuovi monaci contadini (3.9.2004)

Ma questo fu l’inizio della fine, per padre Benvenuti e i suoi. I benedettini, quelli veri, si inalberarono contro questi che ritenevano falsi imitatori. E cominciarono a venire alla luce le numerose e gravi pecche della comunità. Nel 2007, divenuto papa, Ratzinger inviò un abate benedettino a compiere una visita apostolica, che diede risultati disastrosi.

La comunità fu commissariata. Il fondatore e il cofondatore, i padri Benvenuti e Zeno Sartori, furono prima trasferiti nei monasteri benedettini di Praglia e di Novalesa, e poi esiliati in un santuario sulle montagne dell’Austria, a St. Corona AM Wechsel, nell’arcidiocesi di Vienna.

Il 12 aprile 2010 il colpo finale. La congregazione vaticana per i religiosi, allora presieduta dal cardinale Franc Rodé, emanò il decreto di soppressione della Famiglia Monastica Fraternità di Gesù, decreto approvato in forma specifica da Benedetto XVI il 22 aprile successivo.

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Altro caso di scuola: gli Araldi del Vangelo. Sono l’unico movimento cattolico di recente formazione che Benedetto XVI ha citato per nome nel suo recente libro-intervista “Luce del mondo”.

E l’ha citato per elogiarlo: sono “giovani pieni dell’entusiasmo di avere riconosciuto in Cristo il Figlio di Dio e di annunciarlo al mondo”; sono la prova che anche in Brasile – dove sono nati – “si assiste a grandi rinascite cattoliche”.

Dal Brasile, gli Araldi del Vangelo si sono diffusi in decine di paesi. A Roma officiano la chiesa di San Benedetto in Piscinula. Sono laici e laiche consacrati, con alcuni sacerdoti. Vivono in comunità e vestono una divisa militaresca di foggia neomedievale (vedi foto).

Hanno avuto il riconoscimento della Santa Sede nel 2001. Ma il loro fondatore, monsignor João Scognamiglio Clá Dias, proviene da un ceppo precedente e famoso, quello del movimento Tradizione Famiglia e Proprietà guidato da Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1985), del quale fu il collaboratore e l’interprete più fidato. Sul pensiero e la vita di Corrêa de Oliveira, monsignor Scognamiglio Clá Dias ha scritto una tesi di dottorato.

Come Tradizione Famiglia e Proprietà, anche gli Araldi del Vangelo sono un movimento cattolico marcatamente tradizionalista e conservatore, all’estremo opposto delle correnti cattoliche latinoamericane nutrite dalla teologia della liberazione.

Lo scontro tra queste due tendenze ha avuto per teatro, recentemente, il vicariato apostolico di San Miguel de Sucumbíos, un avamposto di missione nell’area amazzonica dell’Ecuador, al confine con la Colombia.

Fino a poco tempo fa questo vicariato era retto da un vescovo carmelitano, Gonzalo Marañón Lopez, simpatizzante per la teologia della liberazione, e quindi per le comunità di base, la lettura popolare della Bibbia, la creatività nella liturgia.

La congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, presieduta dal cardinale Ivan Dias, non ne era contenta. E nel 2007 inviò l’arcivescovo brasiliano di Petropolis, Filippo Santoro, a compiere una visita apostolica.

Ne seguì, nell’autunno del 2010, la sostituzione del vescovo Marañón Lopez con il sacerdote argentino Rafael Ibarguren Schindler, dell’associazione “Virgo Flos Carmeli”, il ramo sacerdotale degli Araldi del Vangelo.

A padre Ibarguren e agli Araldi il cardinale Dias affidò ufficialmente il compito di riorganizzare il vicariato “in modo diverso” rispetto al precedente, bocciato come “non sempre conforme all’esigenza pastorale della Chiesa”.

Ma al loro arrivo, i nuovi venuti hanno subito incontrato l’aspra opposizione dei leader da loro scalzati.

Ne sono seguiti mesi di scontri verbali e a tratti anche fisici, con proteste, appelli, marce, sottoscrizioni. Anche la conferenza episcopale dell’Ecuador si è divisa in favorevoli e contrari. Sono intervenuti nella mischia, contro gli Araldi del Vangelo, persino esponenti del governo. Per mediare, ha dovuto intervenire il nunzio apostolico, monsignor Giacomo Guido Ottonello, spalleggiato, in segreteria di stato vaticana, da monsignor Angelo Accattino.

Oggi lo scontro non appare ancora sedato. Come altri movimenti cattolici dal profilo marcato, gli Araldi del Vangelo tendono ovunque a dividere. C’è chi li ammira e sostiene allo spasimo, e chi invece non li sopporta.

Anche per i neocatecumenali è così. Hanno tra i cardinali e i vescovi dei ferventi ammiratori. Ma anche molti oppositori e critici. I vescovi del Giappone in blocco, ad esempio, di recente hanno rotto con loro. E lo stesso è avvenuto pochi giorni fa in Nepal.

Gli encomi iniziali a tutto tondo di Ratzinger non sempre trovano conferma nei fatti.

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Sul caso giapponese e sui catechismi dei neocatecumenali:

> In Giappone il Cammino di Kiko non passa
(19.1.2011)

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Il sito della comunità lodata dal cardinale Ratzinger nel 2004 e soppressa dalla Santa Sede nel 2010:

> Famiglia Monastica Fraternità di Gesù

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Il sito della comunità fondata in Brasile da monsignor João Scognamiglio Clá Dias, lodata da Benedetto XVI nel libro-intervista “Luce del mondo”:

> Araldi del Vangelo

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Tutti i precedenti servizi di www.chiesa sul Cammino neocatecumenale e su altre comunità:

> Focus su MOVIMENTI CATTOLICI

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