Home Chiese e Religioni A volte ritornano, ma non sono gli stessi di P.Bonetti

A volte ritornano, ma non sono gli stessi di P.Bonetti

Paolo Bonetti
www.italialaica.it, 14 ottobre 2011

Si dice che il passato non torna e che la storia delle società, come quella di ciascuno di noi, vive incessantemente di nuove emergenze, talvolta del tutto imprevedibili e capaci di smentire anche gli osservatori più acuti ed attenti. Ma, se non esistono, nel flusso delle vicende umane, due eventi che siano del tutto identici, ci sono però delle costanti antropologiche di cui bisogna tener conto, perché riflettono la storia secolare di una società, delle sue virtù e dei suoi vizi. Non credo a nessun determinismo etno-antropologico, ma nessuno può uscire dal cono d’ombra della propria storia, nessuno può illudersi di far tabula rasa del proprio passato.

Certamente si cambia, ma in ogni mutamento c’è la vischiosità di un passato che non passa mai completamente. Oggi siamo alla fine del ciclo politico berlusconiano, assistiamo alla sua estenuante agonia e cerchiamo di intravedere le linee di un possibile futuro. Non abbiamo la pretesa di rubare il mestiere ai futurologi, un mestiere peraltro continuamente sottoposto alle più irridenti smentite. Ci limitiamo a constatare dei fatti, a segnalare dei movimenti in atto, che mostrano appunto come il passato torna, ma torna con nuove vesti e con esiti assai problematici.

La prima osservazione da fare è che il gran corpo dell’Italia moderata e cattolica si è messo di nuovo in marcia. La Chiesa ha appoggiato il regime berlusconiano finche lo ha ritenuto abbastanza solido da garantirle il mantenimento dei suoi privilegi spirituali e materiali, ma adesso si rende conto che il populismo berlusconiano, di fronte alla sempre più grave crisi economica e morale del paese, non regge più, è diventato anzi un ostacolo per il conseguimento di quegli obbiettivi che la Chiesa, organismo economico-politico e non solo religioso, da sempre si propone. Bisogna cambiare cavallo e trovare qualche nuovo cavaliere che impedisca la vittoria della sinistra laicista (o presunta tale). Berlusconi è diventato dannoso e impresentabile, ma un governo di centro-sinistra può essere per gli interessi della Chiesa (fiscali, scolastici, sanitari e altri) ancora più deleterio.

E’ cominciata perciò la ricerca, teorica e pratica, del nuovo politico cattolico, fedele alle direttive dall’autorità ecclesiastica, ma abbastanza duttile e sperimentato da comprendere che una società post-industriale non si governa senza un’accorta strategia di mediazioni fra le molteplici forze economiche e culturali presenti nella realtà italiana. Se Berlusconi ha dimostrato di non saper svolgere il compito che spetta alla politica e di essere rimasto un semplice imprenditore culturalmente alquanto rozzo, i nuovi politici cattolici dovranno avere l’accortezza di riprendere il filo un tempo tessuto dalla Democrazia cristiana per dar vita a un nuovo grande partito centrista che sappia operare quella sintesi che a Berlusconi, per le sue congenite insufficienze culturali, non è riuscita.

La seconda osservazione è che la rete del laicato cattolico, con le sue molteplici associazioni che operano in tutti campi della vita civile, dall’economia alla cultura, dall’assistenza alla scuola, è ancora un apparato formidabile, nonostante gli innegabili processi di secolarizzazione che in questi ultimi decenni hanno caratterizzato la società italiana. Il difetto di molti laici, che amano frequentare soltanto persone del loro stesso ambiente sociale e culturale, è spesso quello di non rendersi conto di quanto ancora siano profonde le radici del cattolicesimo italiano e di confonderlo con le prese di posizione del papa e della curia romana.

Ma la terza osservazione da fare è proprio questa: mentre Bagnasco chiama a raccolta tutte le forze del laicato cattolico, perché facciano valere nella società civile e politica i valori della dottrina sociale della Chiesa, appare sempre più controversa l’unità del popolo cattolico attorno alle idee-guida dell’autorità ecclesiastica, che riflettono troppo spesso un’antropologia da vecchia società pre-industriale ormai del tutto estinta. Se attorno alla Democrazia cristiana si poté costruire, negli anni Quaranta e Cinquanta, l’unità politica dei cattolici italiani, ciò fu dovuto alla presenza di un fortissimo partito comunista che minacciava non solo la libertà, ma anche un costume di vita millenario che, in quella società ancora prevalentemente agricola, aveva nella Chiesa cattolica il suo principale riferimento.

Ma oggi? Il volto del moderatismo italiano è cambiato, il vento dell’edonismo televisivo berlusconiano, pur deprecato più o meno sinceramente da tante parti, è passato sul popolo italiano spazzando via, assieme a molti valori civili, anche gran parte di quei valori religiosi che, nella sintesi degasperiana, avevano trovato il modo di permeare la società senza clericalizzarla, o almeno contenendo le pretese del clericalismo. Un nuovo partito cattolico o comunque ispirato ai valori morali e civili del cattolicesimo, deve oggi fare i conti con una frammentazione del popolo cattolico che è assai più accentuata e diffusa di quanto la gerarchia ecclesiastica non sospetti.

Dietro le masse plaudenti delle grandi adunate papali, c’è un mondo antropologicamente ben diverso da quello piccolo-borghese e popolare che sorresse le fortune della Dc negli anni della rinascita. Non sarà facile per un nuovo partito cattolico moderato occupare gli enormi spazi che furono di quel grande partito di centro che guardava a sinistra. Il cattolicesimo politico può tornare, ma non sarà più lo stesso dei tempi in cui fioriva il bianco fiore, e anche quel fiore è sfiorito per sempre.

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