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Torna il partito dei cattolici?

Valerio Gigante
www.adistaonline.it

Partito, movimento, coordinamento. Sia quel che sia, il 17 ottobre, a Todi, si è riaffacciata, prepotentemente, l’idea di una “lobby” cattolica in politica. Forse addirittura a Todi c’è stato “l’atto fondativo” di un nuovo soggetto in grado di interloquire con la politica – anche se non direttamente presente nell’agone elettorale sotto una sigla autonoma – e di far contare in maniera ancora più decisiva che in passato la voce della Chiesa.

Un soggetto certo meno “ingombrante” della Democrazia Cristiana, partito di massa che aveva una forza tale da poter esercitare anche una certa autonomia rispetto ai vertici della Chiesa; quello che nasce a Todi sarà probabilmente un soggetto politico più “leggero”, ma proprio per questo in grado di trasmettere più direttamente al Parlamento, alle istituzioni repubblicane, ai partiti, le opzioni “politiche”, gli orientamenti e i desiderata della gerarchia cattolica.

Tentativi di questo genere avevano puntellato tutta la stagione del “ventennio” ruiniano alla guida della Chiesa italiana: da Scienza e Vita, a Retinopera; dal Family Day alla campagna contro i Di.Co., Ruini, con il suo Progetto Culturale, aveva fatto e disfatto sigle, fatto stilare manifesti, costituito cartelli di associazioni che traducessero il suo verbo in azione politica.

Ma l’operazione non era mai riuscita in maniera stabile, per scelta forse dello stesso Ruini, che preferiva cambiare di volta in volta i musicisti, purché suonassero sempre e tutti dallo stesso spartito. Oggi, uscito (in parte) di scena il cardinale, e con una gerarchia molto divisa e in costante scontro per l’egemonia, quella emersa dall’assise di Todi è un’alleanza ampia e stabile di movimenti e associazioni cattoliche, tese e decise a influenzare la politica del Paese, in un momento di grande incertezza in cui anche una minoranza qualificata può essere decisiva.

Del resto, nonostante il riserbo sui contenuti dell’incontro, alla vigilia dell’assise era stato lo stesso presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco, ad annunciare che dall’incontro di Todi può nascere «un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica». Non a caso, in un momento in cui le acque si fanno tempestose.

Non è nemmeno secondario che a promuovere l’iniziativa – di fatto un seminario a porte chiuse senza la presenza di giornalisti o telecamere – sia stato il “Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro”, sigla che riunisce dal 2009 Cisl, Acli, Compagnia delle opere (Cdo), Confartigianato, Confcooperative, Italia Lavoro e Movimento Cristiano dei Lavoratori. Un nuovo cartello, più attento ai temi dell’economia e del lavoro. Ma soprattutto della sussidiarietà, parola “magica” che negli ultimi 15-20 anni ha consentito a cooperative, imprese, aziende cattoliche enormi affari in settori pubblici strategici, come la sanità, la scuola, l’università, la ricerca e la cultura.

Todi rappresenta inoltre anche la risposta in grande stile della presidenza della Cei ai tentativi sinora fatti dal Segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone, attraverso incontri e colloqui con i politici cattolici di tutti gli schieramenti (esclusi quelli legati in maniera organica al progetto del Pd e del centrosinistra, come Bindi, Ceccanti, Tonini, Lucà) nel tentativo di resuscitare una qualche forma di unità dei cattolici in politica.

Insomma, non è ancora chiaro chi sarà il timoniere di questo nuovo progetto politico (un dubbio legato alla vexata quaestio nata nel 2007 dopo le dimissioni di Ruini su chi, tra Cei e Vaticano, debba detenere l’egemonia dei rapporto con il mondo politico e le istituzioni), né quale tipo di struttura ed organizzazione si darà il nuovo rassemblement cattolico. E nemmeno il tipo di alleanze che deciderà di costituire. Ma il progetto ormai ha preso corpo. E la gerarchia cattolica, nel tempo del lento crepuscolo berlusconiano, intende dargli anche forza e gambe.

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Partito cattolico cercasi

Luca Kocci
il manifesto, 16 ottobre 2011

Non nascerà domani a Todi il partito dei cattolici benedetto dalla Conferenza episcopale italiana.
Ma l’incontro convocato dal Forum delle associazioni cattoliche del mondo del lavoro nel convento
di Montesanto sarà un passo importante verso quel «soggetto culturale e sociale di interlocuzione
con la politica» rilanciato alla fine di settembre dal card. Bagnasco al Consiglio permanente della
Cei, quando ha scaricato non il centro-destra ma Berlusconi, i cui comportamenti «ammorbano
l’aria».

Il cardinale ha ribadito che «non esiste nessun partito di Bagnasco», ma sarà proprio il presidente
della Cei ad aprire i lavori a porte chiuse del seminario di Todi.

«I cattolici, sollecitati dagli appelli del papa e dei vescovi, non possono sottrarsi al diritto e al
dovere di concorrere attivamente al rinnovamento della politica. Dobbiamo farlo insieme,
superando la diaspora che ci ha reso marginali», spiegano i promotori dell’incontro che, insieme ai
leader delle 7 associazioni del Forum (Acli, Cisl, Coldiretti, Compagnia delle Opere,
Confartigianato, Confcooperative e Movimento cristiano lavoratori), hanno invitato diversi
esponenti di peso del mondo cattolico, provenienti dall’università (fra cui i fedelissimi di Ruini
Lorenzo Ornaghi e Vittorio Parsi, della Cattolica di Milano), dell’associazionismo (Azione cattolica,
Focolarini, Comunione e Liberazione e altri) e della finanza (l’ad di Intesa San Paolo, Corrado
Passera), per elaborare «contenuti e percorsi per rilanciare il protagonismo dei cattolici nella
politica». E siccome, nonostante la fiducia ottenuta venerdì dal governo, molti prevedono elezioni
in primavera, non c’è tempo da perdere.

A tirare le fila del progetto pare destinato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di sant’Egidio
(presente a Todi con le prime linee: il vescovo Vincenzo Paglia e il presidente Marco Impagliazzo):
all’indomani della prolusione di Bagnasco aveva lanciato sul Corriere della Sera l’idea di un
«movimento per i cattolici laici» e in questi giorni, in due interviste ad Avvenire e Famiglia
Cristiana, ha ribadito che bisogna «compattare un movimento multiforme», che «Todi è una tappa
di questo processo» e che poi «verrà fuori» anche un leader.

Insomma lavori in corso a pieno ritmo, il cui esito finale sembra essere la costruzione di un’area
clerico-moderata – lobby o partito che sia – di centro-destra, senza Berlusconi, ancorata ai «valori
non negoziabili» di vita e famiglia declinati dai vescovi e ai temi cari al mondo cattolico (scuola
confessionale e sussidiarietà), sul modello del Ppe. Del resto a Todi, prima delle conclusioni affidate
al cislino Bonanni, interverrà Ernesto Galli Della Loggia, che un giorno sì e l’altro pure sostiene che
il posto dei cattolici è a destra. E Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, la “voce” della Cei,
rispondendo a una lettera del cattolico del Pd Giorgio Merlo, ha ribadito: i cattolici nel centrosinistra
non sono «marginali» ma «insignificanti». Più chiaro di così.

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