Home Chiese e Religioni Mensile dei gesuiti: solo abbandonando clericalismo e patriarcato la chiesa si salverà.

Mensile dei gesuiti: solo abbandonando clericalismo e patriarcato la chiesa si salverà.

Ingrid Colanicchia
Adista n. 93/2011

Solo adoperandosi per cambiare le «strutture di patriarcato, il clericalismo, la deferenza e la mancanza di responsabilità» che si hanno oggi al suo interno, la Chiesa cattolica potrà dire di aver realmente iniziato a pentirsi. È una riforma strutturale quella che, sul numero di dicembre del mensile dei gesuiti Popoli, Brian Lennon auspica in risposta alla crisi che ha investito la Chiesa irlandese dopo la pubblicazione dei Rapporti Ryan, Murphy e Cloyne sugli abusi sessuali perpetrati da componenti del clero (v. Adista nn. 31, 58, 61 e 129/09, 17 e 28/10, 5 e 60/11).

Rapporti sconvolgenti non solo per il dettagliato resoconto delle sofferenze inflitte a tanti, ma anche perché mostrano «la risposta esecrabile di molte autorità ecclesiastiche: fatta di protezione dei colpevoli, trasferimenti da una sede a un’altra, negazione dei fatti o sdrammatizzazione, anteponendo l’intenzione di preservare il buon nome della Chiesa a quella di proteggere i bambini».
Una realtà che solleva diverse questioni. Prima di tutto, quella delle «strutture con cui oggi la Chiesa è governata».

«Il vescovo di Cloyne – scrive Lennon – ha potuto ignorare il Documento quadro del 1996», (Child Sexual Abuse: Framework for a Church Response), elaborato dai vescovi irlandesi per individuare una risposta allo scandalo pedofilia (v. Adista nn. 65 e 67/11), perché «i singoli vescovi non devono rispondere alle conferenze episcopali, né sono responsabili dinanzi ad alcun laico. Essi rendono conto soltanto al papa. Così – prosegue – la Conferenza episcopale non ha potuto imporre il Documento quadro ai singoli vescovi»: «Una debolezza nel governo della Chiesa».

In secondo luogo, prosegue il gesuita, «le responsabilità del Vaticano»: «Nella sua lettera ai cattolici d’Irlanda (v. Adista n. 28/10, ndr), Benedetto XVI ha sollevato molte valide critiche alla Chiesa irlandese, ma non ha riconosciuto alcuna responsabilità del Vaticano. Le ragioni finanziarie sono ovvie, quelle morali no. Il Vaticano ha nominato tutti i vescovi dell’Irlanda e ciascuno di essi risponde direttamente al papa. È necessario – conclude Lennon – che la Santa Sede accetti un adeguato livello di responsabilità».

E ancora, «la protezione dei bambini a livello mondiale»: «La crisi irlandese è stata preceduta da eventi simili in Canada e Stati Uniti, e seguita da ulteriori crisi provocate dagli abusi in altre parti del mondo. La Curia romana è l’unico organismo ecclesiastico in grado di influenzare il diritto e le pratiche della Chiesa in tutto il mondo. È importante che ci si adoperi per garantire apertura sul passato e attuare adeguate procedure di tutela nei Paesi in cui ciò non è ancora stato fatto, soprattutto dove c’è grande deferenza verso il clero».

«Non è ancora chiaro quale sarà il cammino della Chiesa irlandese da qui in avanti», conclude Lennon. Altrove, prosegue, ho suggerito «che il papa visiti l’Irlanda e si inginocchi in silenzio esprimendo il pentimento della Chiesa universale». «Sostengo anche che ci sia stata una relazione tra le strutture di patriarcato, il clericalismo, la deferenza e la mancanza di responsabilità che abbiamo oggi nella Chiesa e la risposta sbagliata della Chiesa alla crisi». «Forse un’azione immediata potrebbe essere quella di modificare il Canone 129 del Diritto Canonico che esclude i laici dalla potestà di governo: facendo questo – conclude – si ridurrebbe almeno il clericalismo».

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