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I protestanti non esistono?

Gaëlle Courtens
Riforma, 6 gennaio 2012

Zero minuti al protestantesimo: Ballarò, Annozero, L’Infedele, Matrix, Omnibus, Otto e mezzo, Report, Telecamere, Unomattina e Porta a Porta, da settembre 2010 ad agosto 2011 non hanno nemmeno mai menzionato l’esistenza di una delle confessioni cristiane più antiche d’Italia. È quanto emerge dal Primo Dossier sulla presenza delle confessioni religiose in tv a cura della Fondazione Critica liberale e della Cgil nazionale-Settore Nuovi diritti, recentemente presentato nell’Aula magna della Facoltà valdese di Teologia a Roma.

«Un dato clamoroso», ha commentato Giulio Ercolessi di italialaica.it presentando i risultati della ricerca, che si affianca al VII Rapporto sulla secolarizzazione della società italiana e al Secondo Dossier sui tempi di notizia e di parola di Benedetto XVI nei Tg presentati nel corso dell’incontro intitolato: Privilegi, immunità, ingerenze, denari, disparità giuridica: ma quale libertà religiosa!

Le tre ricerche portate avanti in parallelo su iniziativa della Fondazione Critica liberale sono state possibili grazie al contributo dell’otto per mille della Tavola valdese. «La sostanziale cancellazione di una realtà confessionale autoctona, esistente in Italia da più di 9 secoli (le origini dei valdesi risalgono alla fine del XII secolo) riflette la più totale assenza del pluralismo religioso nei media televisivi», ha proseguito Ercolessi. Questi i dati effettivi della sperequazione televisiva nei talkshow presi sotto la lente: gli esponenti della Chiesa cattolica complessivamente hanno ottenuto un’attenzione pari al 95% del tempo di parola (equivalente a 7h 23’); i soggetti di religione musulmana il 3%, l’1,2%; i rappresentati della Comunità ebraica, 0,2%; e 0,3% rispettivamente i cristiani ortodossi e i buddisti.

«A fronte di una società sempre più secolarizzata, nell’offerta televisiva ci troviamo di fronte a una presenza pressoché totalitaria della Chiesa cattolica nella sua forma più prona alle gerarchie vaticane», ha detto Ercolessi, che in questi dati legge non solo un diffuso antiebraismo (e non è una novità), ma soprattutto un antiprotestantesimo, aggiungendo: «Quel che non era riuscito ai duchi di Savoia sembra essere riuscito alla televisione, “pubblica” e non». Di una lettura critica delle religioni neanche a parlarne, così come delle posizioni o convinzioni dei non credenti.

Certo, talk-show a parte, ci sono le trasmissioni di cultura religiosa Protestantesimo (a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia) e Sorgente di vita (a cura dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane), in onda a notte fonda su Rai 2 e che si alternano ogni settimana, ma non c’è paragone con i contenitori dedicati esclusivamente alla Chiesa cattolica che solo sulle reti prese in esame sono ben 38! «Non si tratta solo di una questione di tutela delle minoranza religiose
– ha detto il teologo Daniele Garrone, docente della Facoltà valdese di Teologia – ma della qualità della democrazia in questo paese. Una democrazia pluralistica non può che avvantaggiarsi da una informazione che illustri tutte le posizioni religiose – e non – che contribuiscono al dibattito sulla pubblica piazza.

Tanto più dovrebbe essere sensibile a questa esigenza il servizio pubblico di informazione. Si assiste invece a una sovraesposizione mediatica delle posizioni e degli interessi spesso direttamente politici – come nel caso dei temi cosiddetti “eticamente sensibili” – delle gerarchie cattoliche, a volte con i toni di chi supinamente subisce o addirittura amplifica atteggiamenti e posizioni clericali. È uno dei segnali più vistosi dell’asfittica laicità della politica e talora anche della cultura nel nostro paese».

Le trasmissioni di infotainement di Raiuno, Raidue, Raitre, Canale 5, Rete 4, Italia1 e LA7, snobbando il pluralismo religioso e filosofico pur presente nella società italiana e riservando una posizione di privilegio ingiustificata alla chiesa cattolica, di fatto rispecchiano una situazione distorta della società italiana, che oltretutto si fa sempre più laica, come emerge dall’altra ricerca, quella sulla secolarizzazione, presentata dalla sociologa Silvia Sansonetti. I comportamenti concreti degli italiani negli ultimi 19 anni, contraddicono in modo manifesto la «vulgata massmediatica»: l’Italia è un paese sempre meno cattolico.

Di anno in anno aumenta in modo costante e perfettamente lineare l’indice di secolarizzazione della società italiana calcolato sui dati dell’Istat, della Cei, del Miur, del ministero della Salute, dell’Annuario statistico della Chiesa cattolica. E i risultati parlano chiaro: sempre meno matrimoni in chiesa, sempre meno battesimi infantili, sempre meno comunioni e cresime, sempre più divorzi, aumento costante delle convivenze, sempre più figli nati fuori dal matrimonio, sempre meno avvalentesi dell’Irc diminuzione degli introiti dell’8 per mille della Chiesa cattolica, progressivo calo delle vocazioni al sacerdozio, e chi più ne ha più ne metta. A fronte di questa tendenza lenta ma inesorabile, la tv, principale strumento di informazione del popolo italico (il 84% della popolazione si informa principalmente attraverso questo mezzo), continua a rendere un’immagine del tessuto socio religioso degli italiani e delle italiane diverso da quello che realmente è.

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