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Si dimette un vescovo, padre di due figli

Scott Oro e Luigi Sahagun
Los Angeles Times, 5 gennaio 2012 (traduzione di Maria Teresa Pontara Pederiva)

Gabino Zavala, esponente di spicco dell’arcidiocesi di Los Angeles. La sua paternità viola le leggi
della Chiesa riguardo all’obbligo del celibato. Ma la questione non è così semplice, se per via del
nuovo ordinariato, stanno giungendo nelle diocesi cattoliche decine di preti e vescovi anglicani,
sposati e con figli.

Dalle umili origini nel sud-ovest del Messico, Gabino Zavala, una volta avviato sulla strada del
sacerdozio, si è imbarcato in un viaggio straordinario che lo ha fatto atterrare esattamente in uno
degli incarichi-chiave della più vasta diocesi cattolica del Paese.

Già vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Los Angeles, è stato a capo della comunità della vasta
regione di San Gabriel, una comunità assai diversificata e considerata di importanza vitale per il
futuro della Chiesa locale. Poi, dalla sua posizione, è diventato anche uno dei maggiori leader per la
promozione della giustizia sociale ed economica.

Di comportamento e linguaggio popolare e accessibile a tutti, Zavala era ampiamente conosciuto
con il suo nome di battesimo. Per molti, l’annuncio, mercoledì scorso, proveniente dal Vaticano
riguardo alla sua rimozione era del tutto impensabile: per più di un decennio, Zavala aveva
mantenuto il segreto. Egli è padre – hanno comunicato i responsabili vaticani – di due figli, e, di
conseguenza, aveva appena rassegnato le dimissioni.

La paternità di Zavala – una violazione delle leggi del diritto canonico che prescrive il celibato
obbligatorio per i sacerdoti – è stato il primo grattacapo che la Chiesa locale deve affrontare nel
corso del mandato di monsignor José Gomez, che è succeduto a Roger Mahony solo lo scorso anno.
Gomez ha risposto con una lettera per tacitare le reazioni dei fedeli annunciando le rassegnate
dimissioni del vescovo, lettera che ha suscitato shock, disperazione e, tra alcuni, un palpabile senso
di essere stati traditi nella loro fiducia.

“Egli è il padre di due figli minori adolescenti, che vivono con la madre in un altro stato
americano”, scrive la lettera. “Preghiamo per tutti coloro che sono parte in causa di questa
situazione e per tutti gli altri”.

Il Vaticano non ha ancora reso noto il nome del successore di Zavala. Gomez ha negato ogni
intervista, e la diocesi ha rifiutato di rivelare ulteriori dettagli. Alla domanda se Zavala sia stato
coinvolto nella vita e nell’educazione dei figli, e sui motivi per cui l’informazione sia
improvvisamente venuta allo scoperto dopo tanti anni, il portavoce dell’arcidiocesi Tod M. Tamberg
ha risposto: “Queste sono domande cui è tenuto a rispondere solo il diretto interessato, il vescovo
Zavala”.

Zavala, che non è più nelle funzioni del suo ministero, ma rimane pur sempre prete e vescovo, non è
raggiungibile per un commento. La segreteria telefonica del suo cellulare resta intasata e nessuno
risponde alla porta di casa sua alle pendici di Hacienda Heights.

Tamberg ha sottolineato che la diocesi, che è venuta a conoscenza della situazione a dicembre, ha
dovuto attendere i tempi del Vaticano per annunciare le dimissioni, nel frattempo ha compiuto
indagini di carattere finanziario per accertarsi sull’uso dei fondi della comunità cui Zavala aveva
accesso per via del suo incarico, ma è stato confermato che non c’è stato un cattivo uso di denaro
della diocesi per il sostegno dei suoi figli. Zavala, nonostante la sua carica vescovile, percepisce
infatti il salario relativamente modesto di un prete qualunque, e l’arcidiocesi pertanto gli ha offerto
un sostegno finanziario per contribuire a pagare il college per i suoi figli.

Le dimissioni di Zavala sono probabilmente un’ulteriore scintilla per riaccendere il dibattito sulle
leggi ecclesiastiche riguardo all’obbligatorietà del celibato. I papi più antichi – San Pietro stesso,
secondo alcune interpretazioni – erano sposati e pure padri. Più tardi, ma solo a partire dal IV
secolo, i responsabili della Chiesa sono giunti alla conclusione che gli uomini che non erano celibi
“potevano essere privati dell’onore della vita clericale”.

L’idea era quella di imitare il sacrificio, vale a dire la vita casta di Gesù: per i preti equivaleva un po’ come essere sposati con la Chiesa. Ma negli ultimi anni, centinaia di teologi continuano a
ribadire che tali regole sarebbero frutto di sensibilità storiche diverse e inutilmente restrittive.
“E ‘evidente che il celibato non funziona”, ha dichiarato padre Richard McBrien, docente di
teologia presso l’Università di Notre Dame. I giovani sacerdoti vengono influenzati dalle idee
conservatrici del Vaticano negli ultimi anni: “quelli ritengono che il celibato sia il gioiello della
corona del sacerdozio, ma la ritengo un’autentica sciocchezza”.

A.W. Richard Sipe, monaco benedettino e già psicoterapeuta a La Jolla, ha dichiarato che ”senza
alcun dubbio il caso Zavala solleva interrogativi sulla regola standard del celibato”, e ha detto di
sperare che ciò possa finalmente costituire la scintilla per rivedere, se pur con ritardo, quelle regole. “Mi aspetto che se ne discuta apertamente e onestamente”, ha detto.

Zavala, 60 anni, è cresciuto a Los Angeles ed è stato ordinato nel 1977, e aveva guidato la regione
di San Gabriel a partire dal 1994. Questa è una delle 5 zone pastorali della vasta arcidiocesi di L.A.
dove esistono 66 parrocchie, 13 scuole superiori per un numero complessivo di oltre cinque milioni
di cattolici.

Il lavoro di Zavala aveva una risonanza che andava ben oltre la California meridionale. Egli era in
servizio come presidente di Pax Christi USA, un influente gruppo che opera contro la guerra e la
violenza, era un membro della Conferenza dei Vescovi degli Stati Uniti e aveva guidato gli sforzi
per promuovere l’accoglienza della diversità culturale ed etnica all’interno della Chiesa,
specialmente tra i fratelli Latinos. Egli ha sempre lavorato con passione per l’abrogazione della
pena di morte e, come molti altri preti, si è battuto per la riforma delle leggi sull’immigrazione e perdar vita ad un percorso di cittadinanza per gli immigrati illegali.

Ma ha compiuto anche un passo più in profondità nel campo della giustizia sociale di molti suoi
colleghi che avevano rassegnato le dimissioni da assistenti delle associazioni di gay e lesbiche,
tanto per fare un esempio, dopo che il Vaticano aveva rafforzato i controlli su come la Chiesa si
rivolgeva nei confronti degli omosessuali. E proprio a seguito delle lamentele da parte di alcuni
settori, quando la Chiesa è rimasta in silenzio quando sono state avviate iniziative in tutta la nazione per limitare o eliminare quelle associazioni, Zavala ha denunciato la situazione, definendo questi sforzi come “autentico fallimento morale che mina i valori che stanno alla base della nostra
democrazia”.

“La triste realtà – ha scritto in un’altra missiva – è che molti dei dirigenti stessi che svendono i diritti dei lavoratori si sono assegnati dei bonus più che generosi. Funzionari eletti che fanno affidamento sui contributi politici provenienti dalle lobby imprenditoriali tolgono diritti fondamentali ai lavoratori, mentre ricchi americani continuano a godere di agevolazioni fiscali”.

Javier Stauring, co-direttore dell’Ufficio dell’arcidiocesi per la giustizia riparativa – ufficio che
assiste le persone incarcerate, vittime della criminalità e i loro parenti – ha lavorato a fianco di
Zavala per 20 anni. Per la maggior parte degli anni, Zavala ha celebrato le messe di Natale e Pasqua
nelle sale dei carceri di detenzione minorile. “E’ un avvocato meraviglioso per le comunità emarginate e tutti gli emarginati”, ha detto Stauring. “E’ a motivo della sua e nostra fede in Dio: dobbiamo mostrare un amore preferenziale per coloro che soffrono e coloro che stanno attraversando momenti difficili”.

Tornato a casa, Zavala era diventato una figura familiare nella diocesi, in particolare per via dei suoi tratti più latini, e lì i parrocchiani e gli amministratori sono stati spesso visti riuniti in preghiera, prendere le distanze dalla politica e dalle pressioni della sede centrale dell’arcidiocesi.

Alla Chiesa della East Los Angeles in cui è stato assegnato Zavala come giovane sacerdote, e al
centro pastorale di Irwindale che serve come base della regione di San Gabriel regione, la notizia
delle sue dimissioni si è diffusa a macchia d’olio.

Alla modesta chiesa di Nostra Signora di Guadalupe in East LA, stanno tre fotografie appese nella
canonica annessa alla chiesa: una di papa Benedetto XVI, una dell’arcivescovo Gomez, e l’altra del
vescovo Zavala raggiante. Ma sui gradini davanti alla chiesa, Maria Isabel Delgado, una donna di
un gruppo di parrocchiane che si radunano lì a pregare ogni mattina, scoppia in lacrime quando le
viene chiesto un commento sulle dimissioni di Zavala. “Ho avuto un tuffo al cuore”, ha detto in
spagnolo. “Mi sento come se ci avesse mentito”.

Dall’altra parte della strada, fra blocchi di stucco e cornici di legno, giardini di rose e statuette di Gesù nel cantiere di fronte, Joey Menchaca, 30 anni, si è detto stupito e felice di imparare che il
Vaticano aveva affrontato e risolto le trasgressioni di Zavala così in fretta . Lo scandalo degli abusi
sessuali della Chiesa, ha detto, lo aveva lasciato nella convinzione che i suoi amministratori si
prendessero tipicamente “cura di loro stessi soltanto”. “Ma questa volta non è stato così – ha detto –
è l’ora che qualcuno finalmente paghi”.

Negli ultimi anni, Zavala ha lavorato quasi tutti i giorni presso il Centro Pastorale della regione di
San Gabriel a Irwindale, dove Deacon Gus Sebenius afferma che stanno giungendo chiamate e
messaggi di cordoglio e altresì presso la chiesa che condivide un campus con il centro pastorale,
dove il pastore Joseph Canna ha trascorso la mattinata passeggiando avanti e indietro con le mani in
tasca, per offrire una parola di conforto ai suoi parrocchiani e cercando di dare un senso alla notizia.

“Quando sono stato assegnato qui 13 anni fa mi è stato chiesto: “Joseph, non sei preoccupato di
avere il vescovo così vicino e sempre dietro le spalle?”. Ma Canna ha dichiarato che il vescovo
Zavala è sempre stato un supporto per le sue iniziative – tra cui la costruzione di un nuovo edificio
per la chiesa, che è stato soprannominato “il miracolo di Irwindale”, perché è costruito interamente
con fondi locali dei parrocchiani che appartengono ad una comunità della classe operaia.
Martha Campo, una collaboratrice domestica in casa pastorale, una che ha conosciuto Zavala per
anni e lo ha sempre visto distribuire pane, latte e altri alimenti essenziali per i poveri, si è detta
sbalordita. “E’ un uomo buono”, ha detto la Campo. “Non posso credere che abbia potuto mantenere un segreto del genere per così tanto tempo”.

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