Home Chiese e Religioni Oradi religione… e chi non la sceglie? di A.Sani

Oradi religione… e chi non la sceglie? di A.Sani

Antonia Sani (CRIDES/Scuola e Costituzione)
www.italialaica.it

19.02.2012 – Tra le iniziative della “Consulta romana per la laicità delle istituzioni” abbiamo voluto inserire quest’anno nella “decade laica” (9-19 febbraio 2012) un incontro dedicato all’insegnamento della religione cattolica (irc) e alla condizione vissuta nelle scuole da coloro che non lo scelgono.

Si tratta di un annoso problema, un problema che compie ormai 27 anni, ossia da quando l’Intesa Falcucci-Poletti (nomi sconosciuti ai più giovani!) (*) diede il via col DPR 751/1985 al mantenimento della collocazione dell’IRC all’interno dell’orario scolastico obbligatorio, rendendo ancora una volta curricolare questo insegnamento – pur divenuto nel Nuovo Concordato – “facoltativo”.

Obiettivo dell’incontro del 16 febbraio presso l’ITIS Galilei di Roma era intrecciare l’esigenza contingente legata all’organizzazione delle richieste diversificate di chi non intende frequentare l’irc, al principio della laicità della scuola, che va ben oltre l’orizzonte di un’offerta didattico-formativa in cambio di un privilegio.

Il ritardo negli scrutini del primo quadrimestre a causa della forte nevicata ha certo contribuito a ridurre il numero degli insegnanti presenti, (alcuni degli assenti non hanno tuttavia mancato di far pervenire amare testimonianze delle loro realtà quotidiane…), ma l’analisi delle presenze induce ineludibilmente a una constatazione di cui è necessario tener conto… Abbiamo notato che i presenti erano in maggior parte insegnanti ed “ex genitori” memori di battaglie combattute negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore del Nuovo Concordato per tutelare il diritto alla non discriminazione di coloro che non scelgono l’irc.: gli stessi che nel Comitato Nazionale Scuola e Costituzione promossero il ricorso che portò alla famosa sentenza della Corte Costituzionale n.203/1989 sullo “stato di assoluto non obbligo” per chi non frequenta l’irc.

In apertura è stato ricordato Sandro Masini, che insieme alla moglie Anna Maria fu uno dei fondatori del Comitato, sempre attivissimo nonostante le non buone condizioni di salute, mancato tre giorni fa lasciando testimonianza di un impegno incrollabile sul terreno della laicità.

La presenza limitata di genitori, insegnanti, studenti oggi attivi nella scuola ha offerto il segno tangibile dell’indifferenza, forse della sfiducia che oggi si accompagna a una questione che pare priva di soluzione, e che comunque non viene più vissuta come un “vulnus” al diritto alla libertà di coscienza, al principio di eguaglianza nella scuola dello Stato.

Nel baratro in cui la scuola è precipitata col precedente governo si sono perse le ragioni di fondo della lotta al privilegio di una sola religione, e comunque alla presenza di un insegnamento confessionale travestito da “culturale”, in contrasto con le finalità della scuola, (a dispetto dell’art.9 del Nuovo Concordato).

Le proteste si concentrano all’inizio di ogni anno scolastico sulla rivendicazione di un’attività alternativa certa e valida da parte dei genitori, e degli studenti più volonterosi , e sulla “concessione”, per altri, di non fare nulla o di uscire dalla scuola, usufruendo di un’altra importante sentenza della Corte Costituzionale.(n.13/1991). Manca però in questi ultimi la motivazione autenticamente LAICA, di opposizione a un privilegio, che sta alla base di quella sentenza… Manca anche da parte di genitori e insegnanti la consapevolezza dei termini di una vera battaglia per l’eliminazione dall’orario obbligatorio di un’ora donata alle gerarchie cattoliche.

E ancora una volta, nell’incontro all’ITIS Galilei, l’attenzione è stata incentrata sull’attività alternativa. È inevitabile organizzarla, visto l’incremento a macchia di leopardo ma costante di alunni/e che non scelgono l’irc, il disagio vissuto nelle scuole in cui a tutt’oggi non è prevista alcuna attività alternativa, l’impegno di MEF e MIUR a retribuire i docenti con disposizioni ben più esplicite degli stanziamenti -universalmente ignorati – in passato attribuiti agli USR.

La sentenza del Consiglio di Stato del maggio 2010 che assegna alle scuole il compito di predisporre tali attività per alunni/e interessati/e onde evitare discriminazioni ha in realtà sbloccato la situazione,(fungendo addirittura da stimolo per docenti e precari che vi vedono una possibilità imprevista di assunzione a tempo determinato..). Sono stati presentati programmi da parte di docenti che già li stanno svolgendo in Istituti Superiori, sono state espresse proteste da parte di genitori in ordine al ritardo con cui l’attività è stata avviata e a una sorta di falsa valutazione quadrimestrale di un’attività in effetti non ancora svolta.., sono infine state espresse riflessioni sui cambiamenti intercorsi negli ultimi trent’anni nel sistema scolastico. L’introduzione del POF ha mutato i termini delle c.m. del 1986 e successive, secondo le quali la scelta di un’attività alternativa andava concordata nell’ambito dei Consigli di Classe entro il primo mese di lezione tra studenti, genitori e insegnanti. Per alcuni dei presenti quella condizione era più favorevole alla dimostrazione che l’alternativa è un semplice “riempitivo”rendendo più evidente il confronto col privilegio goduto dalla cattedra dell’irc… Altri ( la maggior parte), al contrario, ritengono positiva la presentazione nel POF di uno o più programmi per un’attività didattica e formativa, l’indicazione di uno o più docenti interni disposti a svolgerla, o la determinazione di una richiesta all’USR per la copertura annuale sulla base delle opzioni espresse, in modo da offrire certezze ai non avvalentisi all’atto dell’iscrizione.

È stata anche accennata la proposta di un posto in organico per tale attività (sono stati portati esempi di Istituti Superiori romani dove questo già avviene). La ratio è la seguente: nell’immediato si avrebbe parità di trattamento tra le due cattedre, di irc e attività alternativa, in seguito si potrebbe uscire dall’ottica “dell’ora di religione” per sostituirla con un’ora genericamente “facoltativa” in cui coesisterebbero attività facoltative, di cui una è l’irc … Diamo conto di questa proposta (peraltro già adombrata in uno dei progetti di legge mai andati in porto tra gli anni ’80 e ’90, nonché attuata in alcuni paesi dell’UE, dove vari insegnamenti religiosi coabitano in un’ora facoltativa) Invitiamo ad aprire su di essa un’ approfondita riflessione.

L’incontro si è concluso con una richiesta alle associazioni impegnate per la laicità della scuola di sollecitare un intervento dell’USR per l’invio “tempestivo” del personale“tempestivamente” richiesto dalle singole scuole, affinché “ora di religione” e “attività didattiche e formative” abbiano un avvio contestuale. Sarebbe disponibile a sostenere questa richiesta il Tavolo Interreligioso di Roma rappresentato nel nostro incontro dalla presidente Paola Gabrielli.

È stata infine rilevata l’urgenza di dar vita a una rete di scuole (reti funzionanti sul tema della laicità della scuola esistono a Genova, Torino, Bologna, Firenze, con cui è possibile collegarsi) per poter affrontare altri temi scottanti spesso ignorati o sottovalutati (il voto degli insegnanti di r.c. allo scrutinio finale, i crediti scolastici agli insegnanti di religione cattolica, le cerimonie religiose in orario scolastico, le visite pastorali, l’irc nella scuola dell’Infanzia…) .

Il nostro impegno come associazioni laiche consisterà nel tentare di essere convincenti, di sgretolare il muro dell’indifferenza, della dominante corsa alla spettacolarità, per far comprendere l’importanza di lavorare in rete anche nelle piccole battaglie quotidiane all’interno delle scuole, portando informazioni corrette in grado di far percepire la violenza sui principi di eguaglianza, di libertà di coscienza, di laicità dell’istituzione scolastica esercitata dal Concordato, unendo la nostra battaglia per una scuola priva di condizionamenti religiosi a quella più generale per la difesa e l’affermazione dei diritti umani e civili contemplate nella nostra Costituzione.

(*) Franca Falcucci, ministro Pubblica istruzione; mons. Poletti, presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana)

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