Home Chiese e Religioni Le Chiese evangeliche esprimono preoccupazione per la libertà religiosa in Italia

Le Chiese evangeliche esprimono preoccupazione per la libertà religiosa in Italia

Notizie Avventiste/Nev 16 marzo 2012

La Commissione delle Chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (Ccers), di cui fa parte anche la Chiesa avventista, ha espresso preoccupazione riguardo al parere del Consiglio di Stato sul riconoscimento dei ministri di culto secondo cui dovrebbe essere concesso in base alla “sussistenza di una comunità di fedeli qualitativamente e quantitativamente consistente”, facendo riferimento per la comunità locale al valore “modulo base” di 500 membri o 5.000 a livello nazionale.

“Rilevo che tale limite non vige per le confessioni che dispongono di un’Intesa”, ha affermato Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e della Ccers. “Siamo così di fronte a una ‘discriminazione nella discriminazione’ che ancora una volta conferma l’urgenza di una nuova legge sulla libertà religiosa che finalmente riconosca i diritti delle varie confessioni e il pluralismo delle scelte e degli orientamenti religiosi degli italiani”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea si pone l’Unione italiana delle chiese avventiste in Italia (Uicca). “Nonostante l’art. 8 della Costituzione affermi che tutte le confessioni religiose sono ‘ugualmente libere’ siamo sempre più preoccupati per la crescente disparità di trattamento riservato alle varie fedi che operano nel nostro Paese”, ha ribadito Dora Bognandi, direttore associato del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa dell’Uicca. “Da anni diversi ministri di culto, che ne hanno fatto richiesta, attendono il decreto di nomina per esercitare il loro ministero.

Purtroppo, questo parere del Consiglio di Stato aggiungerà ulteriori ostacoli perché le minoranze non sempre raggiungono le cifre di membri previsti”, ha continuato. Sono infatti tante le confessioni religiose ancora soggette alla legge sui “culti ammessi” emanate durante il periodo del regime fascista, perché non hanno una Intesa con lo Stato italiano.

“Ci auguriamo che il Ministero degli Interni interpreti nel modo più equo tale pronunciamento e agevoli così l’esercizio della libertà religiosa”, ha concluso Bognandi.

Il senatore Lucio Malan ha rivolto un’interrogazione al Ministro dell’Interno in cui chiede se intende attenersi al parere del Consiglio di Stato sul numero minimo di fedeli per approvare i ministri di culto, “ovvero ritenga di applicare la legge vigente e i principi, oggi in Costituzione, della parità dei diritti fra i cittadini e della libertà religiosa, almeno al livello garantito durante il regime fascista”.

“Aspettiamo con interesse la risposta del Viminale a questa opportuna interrogazione, ma contestualmente come Ccers sentiamo di dover rilanciare una battaglia culturale e politica per ribadire che secondo la Costituzione italiana la libertà religiosa non è una concessione ma un diritto fondamentale che le istituzioni devono garantire e tutelare.

Ed è ormai evidente che lo Stato non può esercitare questa garanzia e questa tutela con uno strumento giuridico inadeguato e obsoleto quale la legislazione sui culti ammessi dell’epoca fascista”, ha affermato ancora Aquilante. “Su una materia così delicata occorre voltare pagina e scrivere un nuovo capitolo”, ha concluso.

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