Home Chiese e Religioni Vescovo australiano sugli abusi sessuali nella chiesa: «autorità fa rima con responsabilità»

Vescovo australiano sugli abusi sessuali nella chiesa: «autorità fa rima con responsabilità»

Ludovica Eugenio
www.adistaonline.it

La vera causa dello scandalo degli abusi sessuali non va rintracciata in particolari prassi o regole, ma in un contesto molto più ampio, quello della cultura cattolica che ancora oggi ha molte difficoltà nell’attribuirsi una responsabilità in questo fenomeno. Lo ha affermato il vescovo emerito australiano mons. Geoffrey Robinson, già ausiliare di Sydney dal 1984 al 2004, il 28 marzo nel corso di una conferenza a Chicago, in cui ha affrontato un’ampia varietà di temi. Nello studiare l’abuso, ha detto il vescovo, autore, tra l’altro, del libro Confronting Power and Sex in the Catholic Church: Reclaiming the Spirit of Jesus («Potere e sesso nella Chiesa cattolica: ritrovare lo Spirito di Gesù», v. Adista n. 70/07 e 57/08), secondo quanto riporta il settimanale cattolico statunitense National Catholic Reporter (28/3), «dobbiamo sentirci liberi di seguire la direzione dell’argomento, piuttosto che imporre preventivamente il limite per cui il nostro studio non deve chiedere cambiamenti nella dottrina o nella legge. Dobbiamo ammettere che potrebbero esservi degli elementi, nella cultura cattolica, che hanno contribuito all’abuso o ad una risposta insufficiente ad essa. Ad esempio, l’immagine di un Dio adirato con gli uomini o l’asservimento alla cultura di un segreto ossessivo».

La conferenza di Robinson, cui hanno partecipato 150 tra membri del clero e autorità cittadine, è parte di un tour che il vescovo sta compiendo negli Stati Uniti. Il suo nome risulta piuttosto indigesto al Vaticano, dal momento che già nel 2002 chiese a gran voce a Giovanni Paolo II di istituire una commissione a livello globale sulla pedofilia nella Chiesa. Ora, nella conferenza tenuta a Chicago, ha parlato della propria esperienza di presidente della commissione episcopale ad hoc incaricata di tracciare un quadro sul fenomeno degli abusi nel suo Paese: «Alla fine – ha detto – sono stato pervaso da un profondo senso di delusione per la risposta della Chiesa, specialmente ai suoi massimi livelli».

Fra gli elementi determinanti della crisi, Robinson cita il celibato obbligatorio, una autentica «mistica» funzionale all’idealizzazione della figura del prete e ad una sua presunta superiorità sui credenti, ma anche una «infallibilità strisciante» – espressione, impiegata, l’anno scorso, anche dal suo confratello mons. William Morris, della diocesi di Toowoomba, silurato dal Vaticano per aver ipotizzato la presenza, in futuro, di donne prete (v. Adista nn. 37, 39 e 44/11) – usata per proteggere tutti gli insegnamenti… in cui è stato investito un notevole capitale di energia e di prestigio. Chiaro, afferma Robinson, che l’infallibilità è un concetto adottato «come forza maggiore perché il papa non debba ammettere che vi sono state serie mancanze nella gestione degli abusi». Ciò va detto, ha puntualizzato, specialmente di Giovanni Paolo II che «ha risposto in modo insufficiente» alla crisi. «L’autorità va di pari passo con la responsabilità, e Giovanni Paolo II, molte volte, rivendicando autorità, doveva accettare anche la responsabilità. Il compito fondamentale di un papa deve essere quello di tenere insieme la Chiesa: il silenzio di Wojtyla nella crisi più grave che la Chiesa abbia attraversato nel nostro tempo, ha determinato il fallimento del suo compito più importante». Se si fosse ascoltato il sensum fidelium, e la definizione dei credenti come popolo di Dio riconosciuta dal Concilio Vaticano II, «non ci saremmo mai trovati nella situazione caotica in cui ci troviamo: il sensus fidelium avrebbe insistito su una risposta più rigorosa e, oso dire, cristiana».

In un precedente incontro, il settimo Simposio nazionale su cattolicesimo e omosessualità, tenutosi a Baltimora il 16 marzo scorso, su impulso di New Ways Ministry, il vescovo aveva affermato con forza la necessità di un documento ecclesiale su «tutto ciò che ha a che fare con la sessualità». Il richiamo al diritto naturale e l’interpretazione corrente dei brani scritturistici sugli atti omosessuali e no devono essere corretti, aveva detto. Accanto ad essa, va anche rivista l’idea di Dio severa e oscura che «può portare ad un atteggiamento insano che vede la sessualità come cupa, attinente ad un ambito di segretezza e problematicità». In uno scenario del genere, degli abusi sessuali è stata «sottolineata la dimensione di peccato contro Dio, piuttosto che quella di crimine contro un minore»; pertanto la pedofilia è stata trattata come qualsiasi altro peccato: confessione, perdono totale e ritorno allo stato precedente: ecco perché i preti sono stati spostati da una parrocchia all’altra».

Le posizioni di Robinson sono molto osteggiate dai vescovi. Nel 2007, i confratelli australiani contestarono il suo tour negli Usa di promozione del libro Confronting Power and Sex in the Catholic Church: Reclaiming the Spirit of Jesus, mentre l’allora cardinale di Los Angeles, card. Roger Mahony, gli negò il permesso di presentarlo nella sua diocesi. In uno dei prossimi numeri di Adista Documenti pubblicheremo l’intervento di Robinson, intitolato «Relazioni sessuali: da dove viene la nostra morale?».

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