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Gli svizzeri prendono le distanze dalle religioni

Clare O’Dea
www.swissinfo.ch 19 agosto 2012

I banchi delle chiese cattoliche e di quelle evangeliche in Svizzera sono sempre più vuoti
Per il ritorno del religioso si dovrà ancora aspettare

In netto contrasto con il dibattito pubblico, nella vita privata della popolazione svizzera la religione è sempre meno importante. Anche tra coloro che pagano le imposte ecclesiastiche prevale un atteggiamento “distanziato”, evidenzia uno studio scientifico.

Cinque anni di investigazioni, per un totale di 28 progetti, nell’ambito del Programma nazionale di ricerca denominato “Comunità religiose, Stato e società”, hanno rivelato che non solo le principali chiese cristiane in Svizzera subiscono un’emorragia di membri, ma che in più la maggior parte di coloro che rimangono al loro interno hanno un attaccamento superficiale.

“Oltre il 60% della popolazione può essere considerato distanziato dalla propria chiesa. Si tratta di persone che dicono ‘Io sono cattolico, ma…’ o ‘Io sono protestante, ma…’. C’è sempre un ‘ma’, per cui diranno che non sono praticanti o che la religione non è la cosa più importante della loro vita”, dice a swissinfo.ch il professore dell’università di Losanna Jörg Stolz, direttore dell’Osservatorio delle religioni in Svizzera.

D’altra parte, però, “questo gruppo di persone prende le distanze anche da un ateismo assoluto”, precisa il ricercatore. Si tratta di persone che credono in una forza superiore, ma non hanno un’idea di che forma abbia. “È un grande gruppo della popolazione, non solo in Svizzera, ma in molti altri paesi occidentali”, puntualizza.

Nonostante la loro riluttanza a conformarsi in materia di fede e nella pratica della loro religione, questi cristiani “distanziati” considerano che le chiese tradizionali abbiano un’importanza sociale e culturale e sono scettici circa l’obiettivo della totale separazione tra Chiesa e Stato.

Comunque la secolarizzazione sta continuando a ritmo sostenuto. Gran parte delle istituzioni che avevano un carattere religioso, come ad esempio case di cura o scuole, oggi sono laiche.

Nel frattempo, la proporzione dei credenti istituzionali, ossia persone che credono realmente negli insegnamenti delle chiese e partecipano regolarmente alle funzioni religiose, è in diminuzione. La loro quota si attesta attualmente al 15% dei protestanti e al 23% dei cattolici. Da notare che i ranghi di questi ultimi sono stati alimentati da immigrati di paesi cattolici.

Nei prossimi anni è molto probabile che l’erosione di fedeli delle chiese principali continui. “Ogni nuova generazione è stata meno religiosa della precedente. Quindi siamo abbastanza certi che queste tendenza al calo del numero di cattolici e protestanti continuerà”, spiega Stolz.

All’origine di questo allontanamento dalla religione tradizionale c’è la disillusione, in diverse forme. “La ragione principale data dalla gente è che semplicemente non le importa più nulla. Queste persone non hanno alcun legame con la chiesa e dunque l’abbandonano “, dice il ricercatore.

Un altro motivo importante è la rabbia. “Soprattutto i cattolici, che sono molto arrabbiati con il papa e la gerarchia della loro chiesa. Non sono più disposti a sottostare alle norme tradizionali che regnano nella chiesa cattolica”, afferma Stolz.

“Il terzo fattore è l’aspetto finanziario [il pagamento dell’imposta ecclesiastica per i membri delle chiese riconosciute dallo stato]. Ma la gente non è molto incline a dirlo, perché è come se ci fosse una regola morale per cui non si dovrebbe uscire dalla chiesa a causa del denaro”, osserva.

Christoph Bochinger dell’università di Bayreuth, in Germania, che ha diretto il programma di ricerca, rileva dal canto suo che si sta andando verso una convergenza in entrambe le estremità dello spettro religioso.

“I liberali di tutte le religioni sono sempre più simili, così come i conservatori di tutte le religioni stanno diventando sempre più simili e in alcuni casi si sostengono a vicenda”, dichiara a swissinfo.ch.

Secondo la ricerca, la maggior parte della gente pensa che la religione faccia parte della sfera privata e che le tendenze “estremiste” come anche il proselitismo non debbano essere accettati.

Un abitante su dieci crede in altre forme di spiritualità. Si tratta di un mix eclettico che attinge a una vasta gamma di tradizioni, compresa la credenza nella reincarnazione.

Bochinger vede un potenziale di conflitto, in futuro, tra una parte di popolazione molto religiosa e una molto laica. “Per questo motivo è molto importante promuovere il rispetto tra i vari gruppi”, aggiunge.

Stolz rileva che la comunità musulmana in Svizzera è un gruppo misto all’interno del quale c’è una grande diversità. “Le principali differenze sono di natura etnica: dipendono dal paese di provenienza, come la Turchia, la Bosnia o il Maghreb”. L’esperto precisa: “Molto spesso quelli musulmani non sono solo gruppi religiosi, ma anche culturali. Per loro, rispettare le tradizioni è molto importante”.

Nel novembre 2009 in Svizzera, il 57% dei votanti ha accettato un’iniziativa popolare che chiedeva di vietare la costruzione di minareti. Ciò riflette una certa avversione o paura nei confronti di questa minoranza religiosa.

Tuttavia Stolz non vede alcun rischio di islamizzazione in Svizzera. “La gente spesso ha l’impressione che ci sia un gruppo che potrebbe crescere smisuratamente e creare un’islamizzazione, ma niente potrebbe essere più lontano dalla realtà”. Infatti, la ricerca individua una tendenza verso la laicità anche tra le giovani generazioni di musulmani.

Benché la religione sia usata nei media, nella politica e persino tra gli scolari per evidenziare la differenza, Bochinger afferma che i membri e i ministri delle religioni immigrate non stanno cercando di formare delle società parallele.

“Uno dei risultati sorprendenti del programma nazionale di ricerca è proprio questo: molti di questi immigrati dimostrano una grande fiducia nelle autorità e sperano che lo stato li aiuti ad integrarsi nella società svizzera”.

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