Home Chiese e Religioni Spending review: salve le armi, tagli al servizio civile. Cattolici e pacifisti protestano

Spending review: salve le armi, tagli al servizio civile. Cattolici e pacifisti protestano

Luca Kocci
Adista Segni Nuovi, n. 31 del 08/09/2012

Le spese militari e per gli armamenti si sono salvate (v. Adista Segni Nuovi n. 9/12 e Adista Notizie n. 29/12), ma il servizio civile non è passato indenne sotto i colpi della spending review – le misure del governo sul fronte della revisione della spesa pubblica – di Mario Monti: il decreto legge approvato all’inizio del mese di agosto prevede infatti, fra l’altro, la soppressione della Consulta nazionale del servizio civile e del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta. Gli emendamenti che puntavano a salvarli «senza spese per lo Stato» sono stati respinti, e così i due organismi consultivi – la Consulta per il servizio civile è composta da rappresentanti degli enti e dei giovani volontari; il Comitato per la difesa non armata ha invece il compito di fare ricerca e sperimentazione sulla difesa civile nonviolenta così come previsto dalla legge sul Servizio civile nazionale (v. Adista nn. 21/04 e 21/10) – sono stati definitivamente cancellati.

Protestano le associazioni pacifiste e gli enti del servizio civile, fra cui la Caritas italiana, che fa parte della Consulta sin dalla sua istituzione, nel 1999: «Chiediamo al ministro Andrea Riccardi – che ha la delega al Servizio civile – di far proprio l’appello che viene da giovani e da enti del Servizio civile nazionale, perché si adoperi nelle sedi opportune per salvaguardare la Consulta nazionale del servizio civile e il Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta», dice il direttore don Francesco Soddu. «Proprio nell’anno in cui ricorrono i 40 anni del riconoscimento dell’obiezione di coscienza in Italia (la prima legge è del dicembre 1972, ndr) sarebbe una beffa se questo organismo venisse cancellato», aggiunge. «In questi anni è apparso chiaro che il servizio civile non “appartiene” solo allo Stato e che per funzionare ha bisogno che tutti gli attori siano in sintonia: lo Stato (centrale e periferico), gli enti e i giovani volontari. La Consulta è un luogo insostituibile dove le diverse esigenze del sistema del servizio civile si ricompongono: se non ci fosse più, con chi si consulterebbe lo Stato, con se stesso?».

È «sconfortante vedere come, ancora una volta, solo al servizio civile vengano tagliate le risorse, mentre nella prospettiva del prossimo biennio quelle per il Ministero della Difesa vengano addirittura incrementate», denuncia la Comunità Papa Giovanni XXIII. E Sergio Paronetto, vicepresidente nazionale di Pax Christi, commenta: «Brutta notizia quella di abolire, assieme alla Consulta nazionale per il servizio civile, anche il Comitato per la difesa non armata. Era in difficoltà, certo, privo di risorse e di prospettiva, prima ostacolato e poi bloccato. Invece di ripensarlo e di riattivarlo, con la “revisione della spesa” si è deciso di eliminarlo. È un cattivo segnale. L’Italia si era dotata negli anni di un dispositivo giuridico-operativo di grande valore. Potevano (e possono) nascere “le forze disarmate”, i corpi civili di pace di pari dignità costituzionale di quelle armate. Le spinte riarmiste di questi anni, alimentate dall’interesse di poche grandi aziende e dall’illusione tragica di un rilancio economico tramite l’industria militare, hanno ridato fiato alla logica più triste e distruttiva. È necessario che la società civile orientata alla pace sappia scuotersi di dosso la sfiducia e la rassegnazione. Urge alzarsi in piedi per riaprire il cantiere nonviolento dell’organizzazione di corpi civili non armati»

Gli enti del Servizio civile, con l’Arci in prima fila, promuovono un appello pubblico al ministro Andrea Riccardi perché si attivi affinché «il governo, attraverso le modalità più spedite, a cominciare da un emendamento da inserire in uno dei decreti in corso di conversione in queste settimane in Parlamento, agisca per la ricostituzione della Consulta». Anche perché, spiega l’Arci, non è questo il tipo di risparmio che consentirebbe di rimettere a posto i conti pubblici del nostro Paese: la Consulta «costa allo Stato 2.458 euro all’anno». Quindi si risparmia pochissimo, ma si «cancella la voce dei giovani in servizio civile e delle organizzazioni sociali».

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