Home Chiese e Religioni Irc: uguali davanti alla legge… Senza distinzioni di A.Sani

Irc: uguali davanti alla legge… Senza distinzioni di A.Sani

Antonia Sani (*)
www.italialaica.it

Partiamo dall’art.3 della Costituzione dall’art.9 del Nuovo Concordato che sono in qualche misura agli antipodi, pur avendo l’aria di affermare lo stesso principio. L’art. 3 recita “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono uguali davanti alla legge…. “senza distinzioni”… e l’art.9 del testo concordatario recita “ …gli studenti e i loro genitori eserciteranno tale diritto (di scelta dell’IRC) senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.

Come si può pensare che la scelta se avvalersi o meno dell’IRC possa non dar luogo a una distinzione tutt’altro che neutra?

Potrebbe essere, ma non in regime di monopolio della religione cattolica. Poiché di monopolio si tratta. Una sorta di monopolio sedimentato su incrostazioni mai rimosse, che riguardano più uno status che una fede, la riduzione di una fede a “normalità”. Si dirà, si è detto, dialogo interreligioso, pluralismo, intercultura, la scuola è oggi aperta all’accoglienza… Molta strada si è fatta, è innegabile sul terreno dell’accoglienza. Ma l’accoglienza in sé non è il rispetto delle diversità, il confronto non è il riconoscimento laico delle differenze. Potrebbe esserlo, ma non in un contesto in cui vige ancora il concetto di “tolleranza” ridotto dal concetto originario a una dimensione paternalistica, in cui la normalità è rappresentata da un conformismo premiato dal privilegio. Il “senza distinzioni” ha – insomma – un senso solo su un terreno di “uguaglianza”, di pari dignità, cioè in una democrazia compiuta.

La scelta se avvalersi o meno dell’IRC sotto un’impeccabile forma di rispetto reca in sé la ferita della discriminazione. È evidente! In una società dove la “normalità” è considerata la frequenza dell’insegnamento della religione cattolica, chi dichiara di non volerlo seguire viene visto inevitabilmente con sospetto – e non solo – perché appartenente ad “altre fedi religiose”, ma anche e ancor più se non ha alle spalle alcuna religione. L’agnostico, l’ateo è ancor più fonte di timore e insieme di disprezzo … Non sono tanto i dati statistici, quanto il “micromonitoraggio” delle tante realtà a darci il quadro delle discriminazioni quotidiane perpetrate nelle scuole. Dai commenti negativi espressi dai docenti durante gli scrutini, specie se l’alunno/a che non si avvale è anche insufficiente nel profitto, al tabellone finale esposto al pubblico, dal quale non si è ancora riusciti a eliminare “religione” come prima voce…

Il voto in religione compare sempre più spesso nelle pagelle della Scuola Elementare, trasgredendo una norma che dal 1930 dispone che il giudizio (non il voto) in religione cattolica venga espresso su di una scheda a parte. Ciò avviene soprattutto quando la maestra di classe ha l’idoneità per l’insegnamento della r.c.: “ religione” è comodamente situata in pagella con un bel 10, che certo non incoraggia i bambini e le bambine a non avvalersi…

Il passo avanti del Nuovo Concordato con la facoltatività in luogo dell’obbligatorietà dell’irc è stato prontamente neutralizzato dall’Intesa “Falcucci-Poletti” DPR 751/1985 tra Governo italiano e CEI, applicativo del Nuovo Concordato dell’84, Legge 121/1985) con la collocazione dell’IRC nell’orario obbligatorio tanto che sono ancora molti i genitori e gli studenti che parlano di esonero come se l’insegnamento fosse ancora obbligatorio…. Voglio ricordare alcuni esempi dell’opposizione coraggiosa dei primi anni: no all’obbligo di dire no (pur essendo il No all’IRC la condizione normale di una scuola laica, la presentazione dei moduli di iscrizione privi dell’esplicitazione del NO, venivano automaticamente considerati tutti Sì’…. ). Opposizione determinata, che ha portato alla sentenza della Corte Costituzionale 203/89 sullo stato di non obbligo per chi non si avvale dell’irc. Quel coraggio e quella determinazione oggi si sono persi…

Assistiamo ,sì, a un aumento di coloro che non scelgono l’irc, ma le motivazioni non sono più di principio , sono quindi deboli e occasionali….Così come sono in aumento gli studenti e le studenti di altre religioni (in particolare musulmani) che scelgono di frequentare l’irc per sfuggire a una doppia discriminazione.

Allora che fare? C’è una tendenza sempre più accreditata (l’esternazione di queste ultime settimane del ministro Profumo ne è una testimonianza) a sostituire o trasformare l’ora di r.c. con/in un’ora di Storia delle religioni, di Etica laica (sono le opzioni prevalenti). L’enunciazione incontra il favore di molti genitori e studenti. A livelli piuttosto superficiali, che però denotano una disaffezione sostanziale nei confronti dell’Irc (scelto o perché non ci sono altre opzioni proposte dalla scuola, o perché rappresenta una sorta di ancoraggio ai valori tradizionali, o perché assicura una buona nomea della famiglia, soprattutto in piccoli centri dove il parroco conta..). Perché superficiali? Perché non si pensa che Storia delle religioni non deve essere in nessun caso retaggio di un insegnante con l’idoneità del Vicariato, come sono gli insegnanti di r.c. Perché si pensa che un insegnamento confessionale, sia pure abilmente travestito da “culturale” nell’art.9 del Nuovo Concordato, possa essere davvero proposto come “culturale”. È questo il grande imbroglio del Concordato, confermato anche dalla recente posizione della CEI sui nuovi programmi di IRC.

Altri pensano a un’alternativa laica, un insegnamento di Storia delle religioni, Etica laica, come avviene in alcuni paesi europei, ma non è chiaro se vedrebbero di buon occhio il mantenimento dell’irc concordatario. Io credo che su questo punto bisogna essere fermi e chiari. Non vogliamo un insegnamento laico in luogo dell’irc o per neutralizzare l’irc. Le discipline dei diversi ordini di scuola sono “laiche”; non importa ipotizzare “surrogati laici” dell’irc. Storia delle religioni, Etica che nulla hanno in comune tra loro se non l’espediente di rappresentare un’alternativa laica all’IRC) fanno già parte dei curricoli scolastici, opportunamente contestualizzate; possono certo necessitare di approfondimenti, come qualsiasi argomento di studio, ma qui entra in gioco la libertà d’insegnamento e la formazione dei docenti.

L’irc è un insegnamento religioso. In Europa vige in vari Stati il pluralismo religioso (ed è un primo livello di laicità); qualche Stato tuttavia non ammette alcun insegnamento religioso. È una scelta che ogni paese deve compiere in piena libertà. Noi – nonostante lo laicità sia stata riconosciuta “forma dello Stato” dalla Corte Costituzionale – e – l’art.7/Cost. reciti “ciascuno nel proprio ordine indipendente e sovrano”- abbiamo svenduto al Vaticano terreni di competenza dello Stato e riserviamo alle confessioni religiose diverse dalla cattolica un rango di serie B mediante le Intese, o addirittura col vecchio regime dei “culti ammessi”, e conculchiamo i diritti dei non credenti per mantenere il privilegio di una religione “ tuttora, di fatto, di Stato”. In una scuola laica ciò non deve essere tollerato. Almeno fino a quando (quando?) non si riprenderà l’esame del testo concordatario su privilegi – sempre più anacronistici – concessi dallo Stato a una sola religione, l’ obiettivo deve essere : la collocazione oraria dell’Irc in orario aggiuntivo. Il rispetto imprescindibile delle opzioni alternative previste per chi non si avvale deve rivestire un carattere assoluto di temporaneità.

Che via praticare allora per combattere le discriminazioni quotidiane prodotte dal privilegio dell’irc?

Per noi, scuola laica è quella che riuscirà a liberarsi da questa egemonia, non in nome di una pluralità di insegnamenti religiosi nella scuola, ma in nome della parità dei diritti e della formazione critica di alunni e alunne. Siamo per un dialogo tra le culture e non tra le religioni nella scuola, dove bambini/e, ragazzi/e non devono sentirsi rappresentanti di religioni che forse nemmeno ben conoscono o condividono. Solo da una conoscenza delle diverse culture può scaturire quella visione laica che auspichiamo animi le future generazioni. Siamo per lotte incessanti contro ogni forma di discriminazione (il non rispetto delle libere scelte, il trasferimento di chi non si avvale in altre classi durante l’irc, l’attribuzione discriminante dei crediti scolastici , il peso determinante degli insegnati di r.c. nello scrutinio finale). Siamo per la collocazione dell’IRC al di fuori dell’orario obbligatorio.

Vogliamo infondere speranze a studenti, genitori e insegnanti dichiarando che le nostre lotte dei frutti li hanno prodotti: a livello locale, dove una corretta informazione e un costante impegno hanno arrestato e continuano ad arrestare prassi consolidate negli anni, a livello nazionale, con la revisione dell’Intesa del 1990, le sentenze della Corte Costituzionale, di Tribunali amministrativi e del Consiglio di Stato. Tutto dipende dall’impegno nel pretenderne il rispetto!

Concludiamo toccando un tasto oggi balzato in primo piano: il fattore economico-finanziario. Se oggi tutti coloro che non si avvalgono dell’IRC (in costante aumento nonostante i disagi) pretendessero il rispetto delle proprie opzioni, su un’ora di IRC lo Stato dovrebbe provvedere al pagamento di 3 docenti : il docente di r.c., il docente per un’ attività alternativa, il docente per lo studio individuale assistito….Potrebbe essere questa la spinta determinante a una collocazione generalizzata dell’ IRC in orario aggiuntivo?!

(*) Intervento di Scuola e Costituzione fatto al Convegno della Fondazione Brodolini del 3 ottobre 2012

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