Home Chiese e Religioni Date a Cesare (e alla Chiesa) quel che è di Cesare…

Date a Cesare (e alla Chiesa) quel che è di Cesare…

www.pane-rose.it
8 dicembre 2012

La Chiesa cattolica è certamente il maggiore proprietario immobiliare del nostro Bel Paese… e quindi non ha mai pagato l’Ici e non paga l’IMU (o comunque lo pagherà in minima parte, ammessa la decifrabilità delle ultime confuse decisioni dei “tecnici”…)!

A mettere la Chiesa sul banco dei colpevoli, assieme al Governo (sia quello di oggi che quello di ieri), è nientemeno che la Commissione Europea la quale a questo punto non solo dice no ad ogni tipo particolare di trattamento privilegiato, ma “suggerisce” di riscuotere anche tutti gli arretrati a partire dal 2006. Si annuncia anche una consistente multa che sarà eventualmente pagata, manco a dirlo, dagli italici “cittadini” (leggi: proletariato).

Ritorniamo all’IMU, e alla trascorsa ICI dalla quale la Chiesa è stata sempre esentata. Qui il malloppo “risparmiato” dalla Chiesa è stratosferico se vi assommiamo anche la riduzione del 50 per cento dell’Ires, l’imposta sul reddito delle persone giuridiche (le società): l’esenzione si applica agli enti di assistenza sociale e con fini di beneficenza ed istruzione. Tutti “aiuti di Stato”, per la Commissione europea, pronta però a non procedere, eventualmente ad una richiesta di rimborso arretrati. Insomma, un po’ di rispetto per il portafoglio di lor signori, specie quelli che si presentano in abito talare.

A proposito, anche le Fondazioni bancarie (che vantano un patrimonio di 50 miliardi di euro, per la metà investiti negli Istituti di credito) non pagano l’IMU in quanto considerate dal “tecnico” Monti: “organizzazioni no-profit”. Il tutto in barba ad una sentenza emessa nel 2009 dalla Corte di Cassazione…

Dall’Ici erano stati esentati i luoghi di culto; il Governo del pio Berlusconi ammetteva l’esenzione anche in caso di attività commerciali, sempre contro il parere della Commissione europea preoccupata della salvaguardia della concorrenza commerciale. Il Governo Prodi, anche lui ispirato dall’alto, nel 2006 interpretò l’applicazione dell’esenzione qualora l’attività non fosse “esclusivamente commerciale”. Se un albergo gestito da un ente religioso, per esempio, appendeva al muro in un angolo un quadretto “sacro” con un lumino e un vaso di fiori, poteva non pagare l’ICI. Che la Cei ci perdoni, ma questi sono fatti materiali!

Quanto agli stabili della Città del Vaticano, non pagano nulla in virtù della extra-territorialità di cui godono (che santo quel Mussolini!). Si stima una somma, che lo Stato non incassa, superiore ai 2 miliardi di euro l’anno. E il costo dell’esenzione Ici per le proprietà Chiesa nella sola capitale è stimato a circa 25 milioni di euro l’anno. In campo nazionale, secondo la Associazione Nazionale dei Comuni, all’Erario italiano verrebbero sottratti complessivamente 6 miliardi di euro all’anno.

La lista dei “sostegni” statali di cui gode la Chiesa è piuttosto lunga e corposa, in termini di miliardi di euro. Vedi, fra l’altro, le retribuzioni (sembrano essere anche più alte della media) che lo Stato versa per i 25 mila insegnanti della religione “cattolico-apostolica-romana” nelle scuole statali. In più vengono retribuiti i cappellani militari e quelli nelle carceri. Si parla di cifre varianti da 800 mila euro a… 1milione 500mila euro all’anno (come sempre non è facile districarsi fra le “informazioni” del potere: non siamo noi a dare i numeri, e attingiamo qua e là fra ciò che gli stessi borghesi ci raccontano), a cui vanno aggiunti i contributi generosamente offerti alle scuole private cattoliche, con versamenti da parte dello Stato e degli Enti locali.

Si aggiunga poi l’esenzione dell’Irpef per i lavoratori (beati loro!) della Santa Sede e della Città del Vaticano: giornali, radio, tribunali ecclesiastici, segreterie e congregazioni.

Per chi poi fa “donazioni” alla Chiesa, può detrarre dalla dichiarazione dei redditi quanto offre fino a circa mille euro. Il conto complessivo delle detrazioni, almeno sulla base delle stime, supera quindi – si dice – i 3 miliardi di euro. E non dimentichiamoci che, fra franchigie di ogni sorta, persino tutta l’acqua potabile che viene consumata nella Citta del Vaticano è a carico dello Stato; la Chiesa non paga un euro, secondo l’evangelica raccomandazione: “dar da bere agli assetati”!

Gli italiani, patriotticamente, destinano allo Stato 144 milioni di euro attraverso l’8 per mille: di questi, oltre 50 milioni finiscono invece alla manutenzione di parrocchie e basiliche. Alla fine (miracolo degli addetti alle operazioni di suddivisione del tesoro, ovvero di quel denaro che una volta gli interessati chiamavano, e predicavano, “sterco del diavolo”…!) più dell’80% del gettito totale dell’8 per mille (con il solo 35% delle firme…) finisce nelle casse vaticane, con un sistema proporzionale truffaldino di distribuzione dei fondi.

Così la Cei ha in definitiva intascato nel 2011 ben 1 miliardo e 118 milioni di euro, di cui 190 sono stati destinati all’edilizia di culto (65 milioni in ristrutturazioni: “tutela beni culturali ecclesiastici”). E così la Cei rimpingua i suoi fondi, accantonando decine e decine di milioni di euro… grazie agli “aiuti” dello Stato, che poi si rifà costringendo a massicce dosi di “lacrime e sangue” il proletariato, vero e proprio gregge di pecore da tosare e macellare! E la Bindi, presidente del PD, ammonisce:

La Chiesa è una grande ricchezza per la società italiana e le opere di carità della Chiesa sono ancora più importanti per la crisi economica che sta mordendo le famiglie.

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