Home Chiese e Religioni Pontifex: “Femminicidio? Le donne provocano”

Pontifex: “Femminicidio? Le donne provocano”

Monica Lanfranco
www.ilfattoquotidiano.it

Si segnalano attività natalizie febbrili da parte degli organi stampa di ambiente vaticano.

A firma di Bruno Volpe il sito pontifex.roma.it pubblica ben tre articoli collegati sul femminicidio (leggi l’articolo), e lo fa mostrando i migliori gioielli di famiglia: un’intervista a Corrado Carnevale, (chiamato dagli anni ’80 l’ammazza sentenze di mafia) giurista e Presidente di Sezione in Cassazione, e due articoli, uno denso di memorie colte, Il femminismo satanico condannato dalla “Mulieris dignitatem” di Giovanni Paolo II e, ultimo in ordine di tempo, quello dal titolo, (che non lascia nulla all’immaginazione), Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?

Se non fossimo in un Paese cattolico, nel quale la chiesa di Stato fa politica in modo pesante sui temi della contraccezione, dell’etica pubblica e privata, delle sessualità e in generale dell’autodeterminazione femminile non varrebbe davvero la pena di commentare e prendere in considerazione questo giornalismo francamente imbarazzante.

Purtroppo tocca farlo, invece, perché la violenza con la quale anche in questo sito si mette in atto il meccanismo negazionista sul femminicidio si salda con una tendenza diffusa, anche in ambienti laici, e questa sinergia è preoccupante.

L’argomento principale è che, anche a detta del magistrato, tutti gli omicidi sono uguali: parlare quindi di femminicidio sarebbe, addirittura, la configurazione di una discriminazione a favore delle donne da una parte, oltre che una forma di incitamento all’odio contro i mariti e gli uomini dall’altra.

Si toccano vette surreali, nell’intervista, quando Bruno Volpe chiede al magistrato: “Sono le donne a provocare?” e il giurista risponde: “Questo direi di no. Poi bisogna vedere caso per caso. Non perché una donna cammini di sera, questo autorizza all’assassinio, anche se prudenza vuole che la stessa donna non usi vestiti provocanti o atteggiamenti equivoci che possano determinare eccitazione. Sarebbe bene che le donne evitassero ambienti poco raccomandabili per una questione di sana prudenza”. La cronaca ci parla di 118 donne (fino ad oggi) uccise per mano maschile dentro, o nelle vicinanze, della casa famigliare, ma questo incontrovertibile dato di realtà non è pervenuto ai due dialoganti.

Il fatto grave è che il negazionismo sul femminicidio in Italia, che per la prima volta dopo molti anni è finalmente oggetto di attenzione anche da parte dei media, diventa un’arma odiosa brandita per rimuovere il problema.

Curiosamente anche le stesse agenzie preposte alla ‘tutela’ della famiglia tradizionale, come evidentemente è per esempio il sito pontificio citato, non fanno bene il loro mestiere, visto che il luogo più interessato alla violenza è proprio lo spazio domestico.

Così, invece di chiedersi cosa non funzioni nella cultura familiare tradizionale se questa genera violenza, si rinnova l’adagio della colpa femminile: “Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti, – chiosa Volpe nel suo articolo -. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera… Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise”.

Ho riportato il pezzo così come è stato scritto, perché è importante prendere atto di come, a fronte di una proposta politica e culturale forte che indica un problema suggerendo un nome per discuterne la reazione è, in molti ambienti, quella di tornare ad evocare una unica, solita, inevitabile, soluzione: le donne devono stare al loro posto, la cucina; devono tenere solo un comportamento, quello sottomesso; devono evitare di essere protagoniste della loro.

Che tremenda e luttuosa visione delle relazioni umane è contenuta in questo programma così devotamente ratzingeriano. Davvero un ottimo Natale in famiglia, e mi raccomando niente piatti freddi in tavola.

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 Pontifex: “Femminicidio, le donne facciano autocritica. Quante volte provocano?”

 Marco Quarantelli

 Il sito ultracattolico si chiede le ragioni della violenza contro il genere femminile e sentenzia: “Gli uomini non sono di certo tutti impazziti. Il nodo sta nel fatto che sempre più spesso le donne provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti”. E l’abuso sessuale? “Roba da mascalzoni”

 Oltre 100 donne morte ammazzate nel solo 2012, due terzi delle quali per mano di mariti, compagni, familiari. “Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti e che il cervello sia partito?”, è l’interrogativo che pone il sito ultracattolico Pontifex.com. La risposta: “Le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti”. Se in media ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna, quindi – è l’analisi di Bruno Volpe, autore dell’editoriale e direttore del sito – la colpa è anche sua perché non tiene pulita la casa, indossa “vestiti provocanti“, porta in tavola “piatti freddi“. E’ solo l’ennesima provocazione di blog che trabocca di contenuti deliranti, si dirà. Probabilmente sarebbe così, se non fosse per un fatto: sulla testata che ospita ogni giorno violente invettive contro omosessuali, ebrei, “comunisti”, islamici e minoranze di ogni tipo fa bella mostra di sé lo stemma della Città del Vaticano.

Il titolo vale più di mille parole: “Le donne e il femminicidio – facciano sana autocritica: quante volte provocano?“. Prima considerazione: l’aborto è un peccato più grave. “Aspettiamo risposte su come definire gli aborti: stragi? – è la domanda di Volpe – L’aborto lo decide la donna in combutta col marito e sono molti di più dei cosiddetti femminicidi”. Quindi l’attacco contro l’opinione comune: “Una stampa fanatica e deviata (da quale pulpito, ndr), attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione, questa spinta alla violenza. (…) Non lo crediamo. Le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti“. Queste le loro colpe: “Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia… Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (da condannare con fermezza), spesso le responsabilità sono condivise”.

Luoghi comuni, retaggi di una mentalità maschilista, machista e patriarcale contro cui generazioni di donne si battono da decenni nella vita di tutti i giorni. “Quante volte vediamo ragazze e anche signore mature circolare per la strada in vestiti provocanti e succinti? (…) Facciano un sano esame di coscienza: “Forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”. La soluzione? La stessa utilizzata nella cultura islamica, spesso accusata di fondamentalismo proprio dalle frange più estremiste del mondo cattolico di cui Pontifex è espressione: “Basterebbe proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi”. “Ma questa società malata di pornografia ed esibizionismo – conclude Volpe – non ne vuol sapere: così le donne diventano libertine e gli uomini, già esauriti, talvolta esagerano”. Ovvero uccidono e la colpa, per l’autore, è delle loro vittime.

Pontifex è uno stargate per il Medioevo. Le sue invettive sono un modo per far rimbalzare la testata sulle homepage dei quotidiani e farle un po’ di pubblicità gratuita. Fastidiosi deliri da pasdaran del cattolicesimo da affrontare con un’alzata di spalle, se non fosse che il sito fornisce uno spaccato, difficile dire quanto ampio ma pur sempre uno spaccato, del variegato mondo cattolico. E i lettori non sono pochi, se a metà pomeriggio il contatore delle visite indica oltre 3.000 utenti collegati contemporaneamente, se quello dei tweet dice che l’articolo è stato twittato 565 volte e se in ogni pagina campeggiano inserti pubblicitari di portata nazionale: tra questi anche il banner della casa editrice “Pagine”, che “promuove abbonamenti” all’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede.

Ma le vittime di femminicidio sono solo una delle categorie contro cui Pontifex scaglia regolarmente i suoi strali. I più bersagliati sono i gay: “Ripugnanti le relazioni omosessuali. Chi si abbandona alla sodomia è lontano da Dio”, sentenziava ieri in homepage monsignor Appignanesi, arcivescovo emerito di Potenza. Ma non solo. L’altro obiettivo è stato Nichi Vendola: “Non è cattolico affatto e vive, secondo la nostra visione, da pervertito” ha dichiarato, in un’intervista al “giornale” d’opinione, monsignor Odo Fusi Pecci, vescovo emerito di Senigallia.

Anatemi sono partiti in passato contro chiunque. L’incidente che lo scorso dicembre costò la vita a Francesco Pinna, 20 anni, morto a Trieste mentre montava il palco di Jovanotti, diventa un esempio di “giustizia divina” contro il cantante che pochi giorni prima aveva osato difendere in tv l’uso del preservativo. Così come a febbraio la morte di Withney Houston, macchiatasi di una “controversa conversione all’Islam”, diventava “un avvertimento a rendere le nostre vite più limpide e pulite”. Lo stesso tipo di monito piovuto sui liguri come Maurizio Crozza, colpevole di avere imitato il Papa in tv: “Crozza, ogni volta che ne combini una ecco il messaggio: alluvione a Genova e incendio in Liguria”.

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