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Ribadire i fondamentali della laicità

Jean Bauberot
Riforma – Settimanale delle chiese evangeliche battiste metodiste e valdesi, 18 gennaio 2013
(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronnel)

Questo articolo, pubblicato sul blog di Jean Baubérot il 2 gennaio scorso (http:// blogs.mediapart.fr/blog/jean-bauberot), con il titolo «Laicità 2013», è stato pubblicato in precedenza sul settimanale francese «Le Nouvel Observateur» (n. dal 20/12/2012 al 2/1/2013), con il titolo «Attenti alle falsificazioni». Lo pubblichiamo in quanto ci sembra essere una replica puntuale al duro attacco rivolto alla fine dello scorso anno dal cardinale Scola alla «laicità alla francese». Una volta di più, Baubérot – che è uno dei massimi esperti di laicità, francese e non, a livello mondiale – dimostra che la laicità francese, istituita dalla legge del 1905 sulla separazione tra Chiese e Stato, non ha affatto relegato le religioni nella sfera privata ma le ha tolte dalla «sfera pubblica», propria dello Stato e delle sue istituzioni, per collocarle nello «spazio pubblico», e cioè nella società civile. Per Baubérot va da sé che ogni tentativo, da parte delle religioni, di rientrarenella «sfera pubblica», come vorrebbe il card. Scola, sarebbe del tutto illegittimo.

Da alcuni anni, la destra dura e l’estrema destra pretendono di essere i campioni della laicità, ma si
tratta di una laicità falsificata. Abbiamo avuto il «dibattito sulla laicità» dell’Ump [partito di
Sarkozy, Ndr], le dichiarazioni di Marine Le Pen sul divieto della kippah e del velo nella strada e
quelle di Jean-François Copé sul «panino al cioccolato». Oggi, il progetto de La Droite forte,
principale tendenza dell’Ump, punta a vietare i minareti in quanto segni di «proselitismo nello
spazio pubblico», a condizionare la costruzione di moschee alla sottoscrizione di una «Carta
repubblicana», ad aggiungere la parola «Laïcité» al motto «Liberté, Egalité, Fraternité» e – cosa che
spiega questa inflazione… – a precisare nella Costituzione: «La Francia è una Repubblica laica di
tradizione cristiana»!

Nessuno aveva previsto una deriva di una tale ampiezza. Eppure essa risultava possibile dal
momento in cui si voltavano le spalle alla laicità che la legge del 1905 aveva stabilito. L’inganno
iniziale è consistito nel pretendere di relegare la religione nella «sfera privata», intesa nel senso di
«sfera intima». Ora, nel 1905, la separazione ha fatto della religione una «questione privata», cioè
una scelta personale e libera. Essa ha soppresso ogni ufficialità della religione, ogni dimensione
religiosa dell’identità nazionale. In compenso, ha aumentato la libertà di manifestare le proprie
convinzioni, religiose o no, nello spazio pubblico dal momento che si tratta di manifestazioni
volontarie che non impegnano lo Stato e non turbano l’ordine pubblico democratico. È il pubblico
potere che deve essere neutro, per garantire la libertà di coscienza di tutti. Lo spazio pubblico è un
luogo di libera espressione. Nel 1905, tutti gli emendamenti che restringevano questa libertà, ivi
compresa quello sul fatto di indossare abiti religiosi, furono rifiutati.

Quanto oscurantismo nel richiamarsi alla legge del 1905 esaltando ciò che essa ha disapprovato!
Coloro che vogliono una «nuova laicità» devono assumerla. Possono farlo affermando che la
situazione è cambiata. Ma devono allora dimostrare che la loro nuova laicità è giusta ed efficace.
Ora, essa si mostra profondamente discriminatoria e controproducente.

Essa è discriminatoria perché appare a geometria estremamente variabile. Anche coloro che, a
sinistra, pretendono di situarsi in una logica ugualitaria sanno che le loro proposte intransigenti non
avranno applicazione identica a seconda delle religioni. Ora, il punto è proprio questo. Nella loro
immensa maggioranza i musulmani di Francia non sono contro la laicità, sono contro il fatto che
quest’ultima, falsificata, li prenda di mira in particolare, e dunque li stigmatizzi. Per questo, questa
nuova laicità è controproducente.

Bisogna isolare gli estremisti e renderli poco attraenti. Ora, per calcolo elettorale o per mancanza di
intelligenza, ci si accanisce da anni nel produrre un risentimento vittimario fra i musulmani che
praticano tranquillamente la loro religione. Si discredita la laicità a un punto tale che, quando sente
questa parola, un musulmano può pensare: «Che cosa mi capiterà ancora!». Se si volesse favorire
l’estremismo, non si agirebbe diversamente.

Ogni epoca comporta le proprie fonti di conflitto, le proprie minacce e quindi le proprie paure. È
ingenuo pensare che la situazione del 1905 fosse più tranquilla della nostra: non per nulla l’autore
della legge di separazione, Aristide Briand, ha esaltato una «laicità di sangue freddo».
Che la laicità si concretizzi oggi di fronte a nuovi problemi, certo. Ma secondo principi immutati:
separazione tra potere politico e autorità religiose, neutralità arbitrale dello Stato, libertà di
coscienza e non discriminazione. Ciò significa l’uguaglianza di tutte le convinzioni e il fatto che la
loro espressione rientra nel diritto comune. Molteplici proposte possono essere fatte. Le mie
puntano a rimettere la laicità sui propri binari.

In primo luogo, è necessario ricreare la Halde, la «Alta autorità di lotta contro le discriminazioni»,
affinché non si usi più la laicità come pretesto per giustificare discriminazioni.
In secondo luogo, sarebbe utile collegare l’Ufficio dei culti al ministero della Giustizia. Il ministero
dell’Interno deve lottare contro ogni eventuale terrorismo. Il fatto che esso appaia come gestore
delle religioni è fonte di confusione.

Infine, occorre sostenere attivamente il progetto di rinnovamento della morale laica. Morale del
legame sociale e dei principi che fondano il patto repubblicano, la morale laica può rappresentare la
dinamica di una laicità che fa rima con uguaglianza, fraternità e libertà.

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