Home Chiese e Religioni Un pontificato da archiviare in fretta. Dall’Europa agli Stati uniti, il bilancio del mondo ecclesiale

Un pontificato da archiviare in fretta. Dall’Europa agli Stati uniti, il bilancio del mondo ecclesiale

Ludovica Eugenio e Claudia Fanti (a cura di)
Adista n. 7/3013

Segno di umiltà, di realismo, di responsabilità, motivo di sollievo: così si sono espressi numerosi organismi e media cattolici internazionali all’indomani delle dimissioni di Benedetto XVI, auspicando la scelta di un papa che sappia affrontare le sfide che Ratzinger non ha saputo raccogliere. Soprattutto quelle di una maggiore inclusività, di una condivisione della responsabilità, di un nuovo ascolto del Popolo di Dio. Di seguito stralci di comunicati stampa e dichiarazioni in una nostra traduzione dal francese, tedesco, inglese e spagnolo.

Christine Pedotti, cofondatrice della Conferenza dei battezzati e delle battezzate di Francia: «Le dimissioni di Benedetto XVI, di fatto, cambiano la situazione. Dopo di lui, non si sarà più papa come prima. Benedetto XVI aveva già mostrato che il papa non cancellava l’uomo. Firmando la sua trilogia su Gesù con il doppio nome di Benedetto XVI-Ratzinger, mostrava che l’uomo continuava a sussistere. In fondo, mostrava di essere come tutti gli uomini e le donne moderni. Aveva una vita privata e una vita pubblica. “Papa” era la sua funzione, ed era indubitabile che vi si dedicasse totalmente, tuttavia Joseph Ratzinger non era scomparso. (…) Voglio sperare che la decisione di Benedetto XVI contribuirà a umanizzare la pratica della funzione pontificia»

Femmes et hommes, Droits et Libertés dans les Eglises et la Societé (Fhedles): «Fhedles saluta la lucidità di Benedetto XVI nella sua rinuncia all’incarico del ministero di unità. Questa funzione desacralizza la funzione del papa. Manifesta anche l’impasse di una eccessiva centralizzazione della Chiesa e del governo burocratico di un miliardo di cattolici. Chiediamo al prossimo vescovo di Roma di tornare alla collegialità episcopale e al dialogo con il popolo cristiano che è la regola primitiva della Chiesa riportata in auge dal Concilio Vaticano II». Tre gli scacchi del monologo romano: la scomunica delle donne-prete e di chi le appoggia, il tentativo di riconquistare la Fraternità di san Pio X, le sue proposte «ambigue e irresponsabili» sull’uso del preservativo in Africa.

Homosexuelle und Kirche (HuK) e Netzwerk katholischer Lesben (NkaL) salutano «la decisione e il coraggio di Benedetto XVI. Lesbiche, gay, bisessuali e transgender sperano che con la rinuncia al suo incarico inizi un nuovo orientamento nella Chiesa cattolica». «Come molte altre persone, sperano in una Chiesa umana e credibile. Il prossimo papa dovrà essere in grado di integrare, di riformare la Chiesa, ma anche di ridurre il potere del papa e del Vaticano, in modo da valorizzare le esperienze di fede delle persone della base. Dovrà promuovere l’uguaglianza delle donne nella Chiesa e permettere una nuova visione della sessualità».

Bund der Religiösen Sozialistinnen und Sozialisten Deutschlands (Brsd): «L’assolutismo della Chiesa cattolica nel portare le comunità all’ordine e all’obbedienza, nell’ignorare l’autodeterminazione delle comunità, non farà che aggravare la crisi. Un papa dovrebbe deporre la tiara, la corona papale come simbolo del potere papale medievale. Nelle parole di Hans Küng: “Ma se tutto ancora una volta si concentra sul ministero, non finirà né il prete-signore medievale, né il principe vescovo né il papa come sovrano assoluto, che incarna contemporaneamente i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario: tutto in contraddizione con la democrazia moderna e il Vangelo”». «Là dove viviamo come cristiani all’interno di Chiese e comunità religiose, dobbiamo far sì che in esse possano essere portati avanti i seguenti impulsi biblici e teologici: l’opzione per i poveri, la salvaguardia del Creato, un lavoro sociale nel seguire Gesù e il suo movimento».

Initiative Kirche von Unten: «Accogliamo con favore l’annuncio delle dimissioni del papa. I recenti scandali hanno chiaramente dimostrato che egli difetta di energia e di volontà nel guidare la Chiesa e nel consentire riforme seppure tardive. La restaurazione conservatrice messa in atto da Roma ha portato la Chiesa cattolica romana ad essere sempre più irrilevante. Mentre la riconciliazione con le Chiese della Riforma è ferma, si parla nuovamente di ecumenismo. La mancanza di progressi nelle questioni della eucaristia comune e dell’ordinazione delle donne comportano il mancato riconoscimento delle altre Chiese e dei loro ministeri, ad esempio, come anche la valorizzazione della solidarietà ecumenica, praticata da molti cristiani. La politica unilaterale personale del papa, come la nomina di Gerhard Ludwig Müller a prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, lascia prevedere pochi miglioramenti per il futuro».

Wir sind Kirche: «L’annuncio delle prossime dimissioni di papa Benedetto rappresenta una rottura storica che merita molto rispetto. Tuttavia, essa avviene in un momento in cui la Chiesa cattolica vive un grave sconvolgimento, una crisi globale, non solo in Germania. Il tempo da qui al Conclave dei cardinali offre la grande opportunità di guidare i dibattiti prima di un intenso dialogo sulla futura direzione della Chiesa e in questo dialogo deve essere incluso il popolo della Chiesa! La Chiesa deve ora affrontare un momento critico. (…) Si tratta di molto di più dell’elezione di un nuovo papa. La situazione di stallo nella riforma della Chiesa e il fallimento della Curia richiedono con urgenza un nuovo stile di gestione e più decentramento, come il Concilio Vaticano II ha affermato. Il nuovo papa deve essere disposto a condividere l’incarico e l’autorità, a affidare responsabilità, a rafforzare il Collegio dei vescovi e la loro fiducia nella cooperazione responsabile di cristiani maturi in tutto il mondo. Poi si tratterà anche di avviare una riforma urgente su altre questioni».

Catholics for Choice: «Sarà a dir poco un miracolo se il prossimo conclave produrrà un buon leader. Benedetto XVI e Giovanni Paolo II hanno riempito il collegio cardinalizio di ultraconservatori. Ciò significa che è assai probabile che essi eleggeranno qualcuno di molto simile a loro. La Chiesa cattolica e il miliardo e 200 milioni di cattolici in tutto il mondo vorrebbero un papa che rifletta meglio il modo in cui vivono la loro fede. Vogliamo un papa che capisca le esigenze dei cattolici e del resto del mondo, oggi. Invece, si rischia di avere un papa che governa il Vaticano così come è avvenuto nei decenni scorsi, un leader campione del business-as-usual, che continuerà a condannare la contraccezione, l’aborto, le persone LGBT e tutti coloro che li sostengono. (…) È tuttavia rassicurante che il papa abbia preso la matura decisione di dimettersi. Il fatto che egli sia il primo papa negli ultimi 600 anni a scegliere di lasciare il proprio incarico è forse un segno di un approccio più maturo al governo».

Leadership Conference of Women Religious (Lcwr): «Ringraziamo papa Benedetto XVI per i suoi molti anni di servizio instancabile alla Chiesa cattolica e per i suoi contributi come teologo, come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede e da papa. Rispettiamo la sua integrità nel prendere quella che è sicuramente stata una decisione difficile e gli promettiamo la nostra preghiera mentre si prepara a lasciare il papato. Possa egli essere riccamente benedetto per la sua profonda dedizione al servizio del Vangelo».

Call to Action: «Call To Action ammira la coraggiosa decisione di Benedetto XVI che deriva dalla sua preoccupazione per la Chiesa. Egli ha detto che le sue “energie, a causa dell’età avanzata, non sono più adatte a un adeguato esercizio del ministero petrino”. Preghiamo con preoccupazione per la Chiesa, e anche per un papa nuovo che metta le persone davanti alle politiche, che scelga l’inclusione piuttosto che l’esclusione, e garantisca che l’amore di Cristo è fondamentale per il suo modo di governare la Chiesa. I nostri cuori sono uniti a tutti i cattolici, oggi, mentre preghiamo per il processo di transizione e la selezione di una nuova guida».

Equally Blessed: «Ci uniamo ai cattolici di tutto il mondo che sono grati a Benedetto XVI per aver avuto la lungimiranza e l’umiltà di dimettersi dalla sua carica per il bene della Chiesa, a cui ha dato la vita. Con le dimissioni imminenti del papa, la Chiesa ha l’opportunità di allontanarsi dalle sue politiche oppressive nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender cattolici, delle loro famiglie e amici, e sviluppare una nuova comprensione dei modi in cui Dio opera nella vita delle persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere. Preghiamo per un papa che sia disposto ad ascoltare e imparare da tutto il popolo di Dio. Preghiamo per un papa che si renda conto che promuovendo la discriminazione contro le persone Lgbt, la Chiesa infligge dolore a persone emarginate, allontana i fedeli e conferisce credibilità morale a movimenti politici reazionari di tutto il mondo. Preghiamo per un papa che guidi la Chiesa guardando dritto negli occhi lo scandalo degli abusi sessuali e facendo una relazione completa sulla complicità della gerarchia nel trauma sessuale inflitto ai bambini di tutto il mondo. Preghiamo per un papa disposto a farsi inerme, a nome dei senza voce, dei poveri, degli emarginati e degli oppressi».

Women’s Ordination Conference: «Rispettiamo la decisione di papa Benedetto di dare le dimissioni dal suo incarico. Siamo rattristati nel venire a sapere del peggioramento della sua salute e preghiamo per lui. Durante il suo pontificato, papa Benedetto XVI ha usato il suo potere per fare passi indietro significativi per le donne. Strenuo oppositore della leadership femminile, durante il suo mandato Benedetto XVI ha dichiarato l’ordinazione delle donne il più grave crimine contro la Chiesa, ha scomunicato le donne prete cattoliche e ha espulso p. Roy Bourgeois dalla sua comunità per il suo sostegno al sacerdozio femminile. Mentre i cattolici di tutto il mondo si preparano per il conclave, ci viene ricordato che il sistema attuale rimane un “vecchio club maschile” e non consente alle voci delle donne di partecipare alla decisione del prossimo papa. Le aderenti al Woc ospiteranno veglie e solleveranno “fumo rosa” durante il Conclave, come ricordo orante delle voci della Chiesa inascoltate. Il popolo della Chiesa è alla disperata ricerca di una guida aperta al dialogo, che abbia il coraggio di creare sistemi che affrontino il sessismo, l’esclusione e l’abuso nella nostra Chiesa. La Chiesa cattolica deve essere una voce che promuova la giustizia nel mondo. Preghiamo per un papa che possa veramente essere ministro per tutto il popolo di Dio».

New Ways Ministry: «La notizia delle dimissioni di Benedetto XVI ha sorpreso la comunità cattolica in tutto il mondo, e qui a New Ways Ministry stiamo pregando per il futuro della Chiesa e per la salute del papa. Preghiamo anche per i cattolici Lgbt e le loro famiglie e amici, le cui vite sono state più difficili sotto il regno di Benedetto sia come pontefice che come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, dove ha prestato servizio in precedenza. Negli ultimi tre decenni, Benedetto XVI è stato uno dei principali artefici delle politiche del Vaticano contro le persone Lgbt. New Ways Ministry ha sperimentato direttamente queste dure politiche diverse volte nel corso degli anni, in particolare nel 1999, quando la CdF ha tentato di mettere a tacere i cofondatori della nostra organizzazione, suor Jeannine Gramick e p. Robert Nugent. Per fortuna, siamo sopravvissuti ai numerosi tentativi da parte del Vaticano di porre fine al nostro ministero, e, grazie al supporto di tanti cattolici, ne siamo usciti più forti. (…) Preghiamo che nel nuovo papa si combinino un’intelligenza vera e profonda e la preoccupazione pastorale per la vita delle persone di tutto il mondo. Il nuovo papa deve essere un ascoltatore in grado di discernere i segni dei tempi alla luce del Vangelo».

Victorino Pérez Prieto (teologo galiziano): «Esistono grandi sfide in questo momento nella Chiesa cattolica che questo papa non ha osato raccogliere e che il prossimo deve affrontare urgentemente, soprattutto riguardo a una maggiore democratizzazione, o koinonia, nel linguaggio teologico ed ecclesiastico, e alla concezione del clero, perché si superi il ruolo ecclesiastico-clericale che impedisce ai laici di assumere alte responsabilità nella Chiesa, che i preti possano sposarsi, che le donne possano accedere al sacerdozio.Quello di cui non sono sicuro è che il nuovo papa possa essere più aperto e avanzato. E non ne avrà colpa lo Spirito Santo… bensì le lotte di potere che segnano il conclave, lotte ben note da secoli».

Foro de Curas de Madrid: «Come animatori della fede nelle nostre comunità, siamo coscienti del fatto che l’istituzione ecclesiastica sta attraversando un’enorme crisi di credibilità. Crisi che sta intaccando seriamente la stessa credibilità della fede cristiana. Sulla base della Parola e del protagonismo del popolo cristiano, è urgente tornare alla dimensione sinodale per dare spazio alla pluralità delle Chiese locali e alla collegialità dei loro stessi rappresentanti. (…). È possibile e necessario tornare alla koinonia o Chiesa di comunione nella diversità. E questa è un’occasione propizia se il nuovo papa rinuncerà, tra altre cose, ad essere capo della Chiesa e dello Stato e assumerà la sua vera funzione di “servo dei servi di Dio” e primum inter pares, tra i vescovi. D’altra parte, per essere fedele alla sua vera identità e recuperare una presenza significativa nel mondo d’oggi, la Chiesa deve realizzare alcuni cambiamenti sostanziali. (…). Il ferreo controllo esercitato negli ultimi tempi, al servizio della verità dogmatica, è venuto spegnendo a poco a poco la creatività e l’immaginazione. (…). E, in secondo luogo, la Chiesa dovrebbe recuperare il cuore. (…). Questo gesto del papa, di cui ci rallegriamo, dovrebbe essere utilizzato dalla Chiesa per diventare più umana tra le persone e più preoccupata per la Terra che è fonte di tutte le vite. (…)».

Juan Cejudo, membro del Moceop e delle Comunidades Cristianas Populares: «Il suo gesto merita tutto il mio rispetto e direi di più: la mia ammirazione. Perché, quando vediamo che nessuno si dimette per nulla al mondo, gesti come questo devono essere apprezzati. Ciò detto, io mi rallegro delle sue dimissioni. Il suo pontificato non ha potuto essere più deludente, perché non ha dato risposta alle grandi sfide della Chiesa. (…). Per questo, la nomina del nuovo papa dovrebbe essere un momento decisivo perché la Chiesa cambi rotta. Perché torni allo spirito del Concilio Vaticano II e di Giovanni XXIII e, a partire da questo, promuova un cambiamento molto più profondo adattando tutta la struttura della Chiesa ai nuovi tempi, a questo mutamento di epoca. (…). Un cambiamento che dovrebbe realizzarsi non dall’alto, ma sulla base di un’amplissima partecipazione di tutti i settori della Chiesa universale, senza emarginare nessuno. È un sogno? È possibile. Perché quelli che devono eleggere il nuovo papa sono cardinali anziani e tutti nominati dagli ultimi due papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che sono tanto conservatori. Ci vorrebbe un miracolo!».

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Pope Immunity: Vatican Will Protect Benedict From Sexual Abuse Prosecution

Philip Pullella
The Huffington Post

Pope Benedict’s decision to live in the Vatican after he resigns will provide him with security and privacy. It will also offer legal protection from any attempt to prosecute him in connection with sexual abuse cases around the world, Church sources and legal experts say. “His continued presence in the Vatican is necessary, otherwise he might be defenseless. He wouldn’t have his immunity, his prerogatives, his security, if he is anywhere else,” said one Vatican official, speaking on condition of anonymity. “It is absolutely necessary” that he stays in the Vatican, said the source, adding that Benedict should have a “dignified existence” in his remaining years. Vatican sources said officials had three main considerations in deciding that Benedict should live in a convent in the Vatican after he resigns on February 28. Vatican police, who already know the pope and his habits, will be able to guarantee his privacy and security and not have to entrust it to a foreign police force, which would be necessary if he moved to another country. “I see a big problem if he would go anywhere else. I’m thinking in terms of his personal security, his safety. We don’t have a secret service that can devote huge resources (like they do) to ex-presidents,” the official said. Another consideration was that if the pope did move permanently to another country, living in seclusion in a monastery in his native Germany, for example, the location might become a place of pilgrimage.

POTENTIAL EXPOSURE

This could be complicated for the Church, particularly in the unlikely event that the next pope makes decisions that may displease conservatives, who could then go to Benedict’s place of residence to pay tribute to him. “That would be very problematic,” another Vatican official said. The final key consideration is the pope’s potential exposure to legal claims over the Catholic Church’s sexual abuse scandals. In 2010, for example, Benedict was named as a defendant in a law suit alleging that he failed to take action as a cardinal in 1995 when he was allegedly told about a priest who had abused boys at a U.S. school for the deaf decades earlier. The lawyers withdrew the case last year and the Vatican said it was a major victory that proved the pope could not be held liable for the actions of abusive priests. Benedict is currently not named specifically in any other case. The Vatican does not expect any more but is not ruling out the possibility. “(If he lived anywhere else) then we might have those crazies who are filing lawsuits, or some magistrate might arrest him like other (former) heads of state have been for alleged acts while he was head of state,” one source said. Another official said: “While this was not the main consideration, it certainly is a corollary, a natural result.” After he resigns, Benedict will no longer be the sovereign monarch of the State of Vatican City, which is surrounded by Rome, but will retain Vatican citizenship and residency.

LATERAN PACTS

That would continue to provide him immunity under the provisions of the Lateran Pacts while he is in the Vatican and even if he makes jaunts into Italy as a Vatican citizen. The 1929 Lateran Pacts between Italy and the Holy See, which established Vatican City as a sovereign state, said Vatican City would be “invariably and in every event considered as neutral and inviolable territory”. There have been repeated calls for Benedict’s arrest over sexual abuse in the Catholic Church. When Benedict went to Britain in 2010, British author and atheist campaigner Richard Dawkins asked authorities to arrest the pope to face questions over the Church’s child abuse scandal. Dawkins and the late British-American journalist Christopher Hitchens commissioned lawyers to explore ways of taking legal action against the pope. Their efforts came to nothing because the pope was a head of state and so enjoyed diplomatic immunity. In 2011, victims of sexual abuse by the clergy asked the International Criminal Court to investigate the pope and three Vatican officials over sexual abuse. The New York-based rights group Center for Constitutional Rights (CCR) and another group, Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), filed a complaint with the ICC alleging that Vatican officials committed crimes against humanity because they tolerated and enabled sex crimes. The ICC has not taken up the case but has never said why. It generally does not comment on why it does not take up cases.

NOT LIKE A CEO

The Vatican has consistently said that a pope cannot be held accountable for cases of abuse committed by others because priests are employees of individual dioceses around the world and not direct employees of the Vatican. It says the head of the church cannot be compared to the CEO of a company.Victims groups have said Benedict, particularly in his previous job at the head of the Vatican’s doctrinal department, turned a blind eye to the overall policies of local Churches, which moved abusers from parish to parish instead of defrocking them and handing them over to authorities. The Vatican has denied this. The pope has apologized for abuse in the Church, has met with abuse victims on many of his trips, and ordered a major investigation into abuse in Ireland. But groups representing some of the victims say the Pope will leave office with a stain on his legacy because he was in positions of power in the Vatican for more than three decades, first as a cardinal and then as pope, and should have done more. The scandals began years before the then-Cardinal Joseph Ratzinger was elected pope in 2005 but the issue has overshadowed his papacy from the beginning, as more and more cases came to light in dioceses across the world. As recently as last month, the former archbishop of Los Angeles, Cardinal Roger Mahony, was stripped by his successor of all public and administrative duties after a thousands of pages of files detailing abuse in the 1980s were made public. Mahony, who was archbishop of Los Angeles from 1985 until 2011, has apologized for “mistakes” he made as archbishop, saying he had not been equipped to deal with the problem of sexual misconduct involving children. The pope was not named in that case. In 2007, the Los Angeles archdiocese, which serves 4 million Catholics, reached a $660 million civil settlement with more than 500 victims of child molestation, the biggest agreement of its kind in the United States. Vatican spokesman Father Federico Lombardi said the pope “gave the fight against sexual abuse a new impulse, ensuring that new rules were put in place to prevent future abuse and to listen to victims. That was a great merit of his papacy and for that we will be grateful”.

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