Home Chiese e Religioni L’inquisitore e il salvatore nella chiesa dei due papi

L’inquisitore e il salvatore nella chiesa dei due papi

Eleonora Martini
il manifesto | 13.04.2013

Intervista a Mattew Fox

«Crollerà proprio come il muro di Berlino». La profezia di Matthew Fox sul Vaticano è stata formulata più di due anni fa sul suo «La guerra del Papa. Perché la crociata segreta di Ratzinger ha compromesso la Chiesa», pubblicato negli Usa nel 2012. Oggi – a Roma per presentare l’edizione italiana pubblicata da Fazi editore (pp.406, 15 euro), è venuto a trovarci nella redazione del manifesto – davanti alle dimissioni di Benedetto XVI si dice «non sorpreso» ma «felice di ciò». «Qualcuno in America ha detto che si è dimesso a causa del mio libro ma l’umiltà mi spinge a non prendermi questa responsabilità».

Cosa ha spinto Joseph Ratzinger alle dimissioni, secondo lei?

Penso fosse stanco. Anche io sarei stanco se avessi passato parte della mia carriera a perseguitare i liberi pensatori all’interno della Chiesa e a ristabilire di fatto l’inquisizione, a distruggere e perseguitare i movimenti più vicini allo spirito di Cristo che siano sorti negli ultimi 500 anni, quelli della Teologia della liberazione (Tdl) in Sudamerica. Ratzinger li ha perseguitati per sostituirli con movimenti fascisti e fondamentalisti come l’Opus Dei, Comunione e liberazione, i Legionari di Cristo. Alla fine del mio libro cito una lista di 105 teologi ridotti al silenzio dall’inquisizione di Ratzinger, persone che hanno perso il lavoro e ha avuto la vita distrutta per aver fatto parte di quei movimenti di popolo. La Chiesa disegnata da Ratzinger è un sistema di obbedienza, con al suo interno solo yes-men privi di coscienza, di intelletto. Normale che i giovani si allontanino dalle chiese.

Nel libro lei descrive la conversione di Ratzinger dopo il ’68, quando da sostenitore del Concilio Vaticano II ne divenne di fatto un oppositore. Dice che il percorso di Ratzinger verso la teologia è mosso dal desiderio di potere personale. Cosa lo ha convinto allora a rinunciare? Quanto hanno influenzato secondo lei gli scandali dello Ior, di Vatileaks o dei preti pedofili?

Sono cose che hanno contribuito al suo esaurimento, sprigionando forze oscure all’interno della curia. Penso a padre Marcial Maciel, il fondatore della Legione di Cristo – uno degli ordini prediletti da Giovanni Paolo II e dal cardinale Ratzinger – di cui oggi sappiamo, grazie a numerose inchieste, che ha abusato di 27 seminaristi, che ha avuto due mogli, e che Ratzinger lo ha coperto per almeno 10 anni. Un altro scandalo di cui si è parlato molto negli Usa riguarda un prete di Milwaukee che ha abusato 200 bambini di un istituto per sordi e su cui è stato fatto un documentario.

Il protagonista di questo documentario è Ratzinger che sapeva e ha affossato tutto. Questo film è uscito poco prima delle dimissioni di Benedetto XVI e non è escluso che tra le due cose ci sia un legame. Si sa anche che Ratzinger ha commissionato tre cardinali per investigare sullo sfruttamento della prostituzione omosessuale all’interno della curia. Lui, secondo quanto pubblicato sui giornali americani circa un mese fa, si dimise sei ore dopo aver ricevuto il report dai cardinali. Ma quello che sorprende veramente è l’ipocrisia di questi personaggi, come il cardinale scozzese a cui è stato impedito di votare al conclave perché accusato da tre preti di molestie sessuali malgrado fosse veemente oppositore dei matrimoni gay.

Da teologo, ci può dire se Ratzinger ha fallito nel suo pontificato, che avrebbe dovuto riportare la Chiesa ai dogmi della dottrina?

Ratzinger è stato nominato per riportare ordine all’interno della Chiesa e fare piazza pulita delle diversità di pensiero, delle varie anime che si erano sviluppate dopo il Concilio II. Dove c’è creatività c’è anche caos; è però interessante notare che il caos sia spesso associato a una dimensione femminile. Benedetto XVI ha represso la creatività della Chiesa: questo è il vero scandalo. Da teologo posso dire che gli ultimi due papi sono un dono dello Spirito Santo per distruggere la Chiesa come la conosciamo e farne rinascere una nuova che abbia alla base la vita e i suoi valori fondamentali come la giustizia e l’amore.

Nel libro lei racconta che i nemici preferiti di Ratzinger sono Boff, Haring, Casaldalinga, e tutti gli esponenti della Tdl, definita dall’allora cardinale tedesco come «un nuovo tipo di eresia». Quanto la curia nordamericana ha influenzato questa guerra contro la Tdl combattuta dagli ultimi due papi?

Direi che più dei cardinali è stata la Cia stessa ad aver influenzato Giovanni Paolo II. Due mesi dopo l’elezione di Reagan ci fu un incontro del Consiglio di sicurezza nazionale americano solo per discutere di come far fuori i movimenti della Tdl. Dopo una settimana di lavori conclusero che l’unico modo era dividere la Chiesa cattolica e spingere lo stesso Vaticano a distruggere il movimento latinoamericano. Sappiamo che William Casey, allora capo della Cia, andò 29 volte da Giovanni Paolo II con borse piene di denaro, ufficialmente per sostenere Solidarnósc ma chiedendo in cambio il contrasto alla Tdl. Invece negli Usa molti vescovi erano pacifisti e sostenevano la Tdl; per questo sono stati perseguitati dal Vaticano.

Da allora le cose sono cambiate: gli ultimi due papi hanno sostituito i vertici della curia con cardinali di estrema destra e ora non c’è più quasi nessun progressista né in Nord né in Sud America.

Ad esempio, nelle diocesi più grandi degli Usa – Los Angeles e San Francisco – Ratzinger ha nominato due vescovi dell’Opus Dei. Che è uno di quei movimenti religiosi neofascisti inseriti nel sistema finanziario americano, come i Legionari di Cristo, finanziati anche dallo stesso William Casey e da sua moglie.

È Francesco il Papa che, come lei auspica, «distruggerà la Chiesa come la conosciamo» per rifondarla?

Spero che sia all’altezza del nome che ha scelto, in grado di incarnare i valori di giustizia ed ecologia propri di San Francesco. E spero che, come lui, Bergoglio sia consapevole dell’importanza che ha l’equilibrio tra i due sessi dentro la Chiesa. Spero che abbia il coraggio di introdurre le donne nella curia, ripulirla dalla corruzione e soprattutto che abbia il coraggio di eliminare l’inquisizione. E per questo tutti, i media in particolare, dovrebbero stargli col fiato sul collo.

Anche il cardinale Jorge Maria Bergoglio fu un oppositore della Teologia della liberazione?

Lo è stato. Bisogna capire però che mentre in Brasile o in Cile molti vescovi si opposero alle dittature, l’Argentina fu un’eccezione: tranne alcuni, la maggior parte dei cardinali e dei vescovi non si oppose completamente e pubblicamente ai colonnelli. Di sicuro non lo fece Bergoglio. Ma quel che è passato si può perdonare. Bisogna capire se ora sarà capace di voltare pagina.

Lei ci crede?

Lo spero. Aspetto e vedremo. Ma riporre troppe speranze nel Papa è un grave errore: la Chiesa siamo noi, noi ci dobbiamo liberare da schemi repressivi. Mi consola però sapere che in Argentina Bergoglio era molto legato alla comunità ebraica e ha difeso i pastori anglicani quando Ratzinger cercò di assimilarli all’interno della Chiesa pretendendo in cambio posizioni omofobe e sessiste.

Secondo una notizia diffusa dalla Reuters qualche giorno fa, Francesco I sta meditando di chiudere perfino lo Ior…

San Francesco non potrebbe che approvare una scelta simile: che ci fa la Chiesa con una banca? Ma sono tre gli scandali maggiori su cui dovrebbe cimentarsi: quello finanziario, quello sessuale (per affrontare il quale dovrebbe rendere opzionale il celibato e aprire alle donne), e c’è un problema di natura teologica. Infatti, con la repressione messa in atto oggi la Chiesa non ha più pensatori liberi. Perciò solo eliminando l’inquisizione si può davvero voltare pagina.

Ma Ratzinger non è morto e non si è ritirato in un monastero. Per il momento vive ancora a Roma. Prevede che la sua presenza influenzerà il nuovo pontificato?

Una teoria molto in voga negli Stati uniti vuole che Ratzinger rimanga dentro le mura vaticane perché corre il serio rischio di essere arrestato.

Arrestato? Da chi, perché?

In molte sedi diverse nel mondo stanno cercando di incriminarlo per aver indotto molti vescovi e cardinali a non denunciare gli scandali di pedofilia, e questo in alcuni paesi è un crimine molto serio. Ovvio che avere due papi in Vaticano può creare una situazione pericolosa. Il pericolo maggiore è che se il nuovo Papa dovesse cominciare a fare della riforme serie i sostenitori dello status quo si potrebbero raccogliere attorno a Ratzinger e lui li potrebbe aiutare a coalizzarsi per resistere ai tentativi di riforme. Detto questo, Ratzinger è vecchio, stanco e non ha il potere del Papa. Bergoglio è un politico, un grande comunicatore e una personalità forte che sa muoversi molto bene, quindi se Francesco farà le riforme giuste Ratzinger si ritroverà inevitabilmente posto ai margini.

Solo qualche giorno fa Bergoglio ha precisato che nella lotta alla pedofilia continuerà sulla stessa linea di Ratzinger. Se così fosse, seguendo il suo ragionamento, non ci sarebbe alcuna discontinuità con il metodo d’insabbiamento sugli scandali sessuali che lei ritiene sia stato adottato durante il papato di Benedetto XVI?

Difficile rispondere, perché dipende da come si interpretano le osservazioni di Bergoglio. Ma anche in questo caso, le azioni contano più delle parole. La domanda è: affiderà la questione pedofilia a qualcuno che pone la vulnerabilità dei bambini al di sopra della «immagine della Chiesa istituzionale», peraltro già offuscata in modo irreparabile dagli scandali sessuali?

Molto è cambiato negli ultimi tempi ma ancora non c’è una politica punitiva nei confronti dei vescovi che ignorano la pedofilia o contribuiscono a nasconderla. La linea decisa da Benedetto XVI in nessun modo ha risolto il problema, sebbene avesse preso la giusta direzione alla fine del suo papato rispetto a quando è arrivato. Per capire quanto la sua opera sia stata totalmente mistificatoria ricordo che per anni ha coperto sia padre Maciel che il prete pedofilo di Milwaukee. Non solo: Benedetto XVI ha designato come Segretario di Stato il cardinale Tarciso Bertone, che è stato molto vicino al fondatore messicano dei Legionari di Cristo. Tanto che quanto fu incaricato da Ratzinger di mettere su una commissione per studiare il caso Maciel, non ha prodotto nulla. E invece costrinse i partecipanti a mantenere il segreto. Per questo Ratzinger lo fece cardinale e poi segretario di Stato.

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