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Popolo di Dio, genere femminile

Carmelina Chiara Canta *
www.adistaonline.it

Nelle ultime settimane molti si sono cimentati con le analisi e i consigli sui problemi urgenti nella Chiesa di oggi. Le indicazioni sono diventate più precise e varie: il ritorno allo spirito delle prime comunità cristiane, la scelta di povertà, la riforma della Curia, l’abolizione dello Ior, la scelta evangelica, la necessità del dialogo ecumenico e interreligioso.

Uno dei problemi più urgenti è il confronto con la postmodernità con cui la Chiesa si deve misurare se vuole annunciare il Vangelo alle donne e agli uomini di oggi; è la necessità di leggere i «segni dei tempi», come aveva intuito Giovanni XXIII quando convocò il Concilio Vaticano II. Nonostante i decenni trascorsi, la Chiesa si ritrova a confrontarsi con problemi con i quali lo stesso Concilio aveva iniziato un dialogo, interrotto negli anni successivi.

Il riferimento è al ruolo della donna nella Chiesa, tema vivo nel Concilio e presente nella Chiesa di oggi. Ci sono segnali che evidenziano come la partecipazione della donna nella società sia carente; in molte parti del mondo e in vari campi si riscontrano situazioni di disuguaglianze, ingiustizie, di disconoscimento dei diritti delle donne. È un problema che coinvolge il mondo nella sua globalità, ma nella Chiesa lo si vive con maggiore difficoltà per la sua lentezza ad adeguarsi ai cambiamenti culturali esigiti dalla postmodernità.

Ma le donne ci sono nella Chiesa cattolica? Eccome! Sono presenti in maniera rilevante rispetto agli uomini: le suore e le donne consacrate; le catechiste, le mamme che educano i figli alla fede; tutte coloro, laiche e non, che svolgono il lavoro di cura in istituzioni di solidarietà; le donne teologhe. In breve, anche le donne oggi sono Chiesa.

Eppure sono “invisibili” nei momenti più importanti e decisivi della vita della Chiesa. Dove erano le donne quando il Conclave decideva l’elezione del nuovo pontefice? Che cosa pensano le donne delle necessità della Chiesa? Dove erano (e dove sono) nei dibattiti pubblici del pre e post Conclave? Chi ha chiesto (e chiede) la loro opinione? Nei mass media, dove si celebrano tutte le liturgie della comunicazione, solo qualche donna è stata interpellata e, naturalmente, sempre in posizione ancillare. Come sarebbe la Chiesa se non ci fossero le donne? È facile rispondere che sono essenziali e che senza di loro molte attività non potrebbero continuare, come per esempio in America Latina dove tante parrocchie non potrebbero sopravvivere.

«Ma dov’è qui l’altra metà del genere umano?», chiese il cardinale Suenens il 22 ottobre 1963, a Concilio iniziato, manifestando il suo disappunto per la mancata presenza femminile. «Sono invitate anche le donne?», domandò provocatoriamente J. Teresa Münch alla conferenza stampa dei giornalisti tedeschi alla vigilia dell’ apertura del Concilio Vaticano II. Domande che gettarono un seme e lanciarono segnali forti di partecipazione.

Già in quegli anni, erano molte le donne rappresentanti di associazioni e movimenti femminili cattolici nazionali e internazionali in grado di parlare nella Chiesa. Erano donne attive, impegnate nel sociale, studiose ed esperte delle “cose di Dio”. Ma sono state soprattutto le donne tedesche, come Josefa Teresia Münch e Gertrude Heinzelmann, le più attive e desiderose di far parte a pieno titolo del popolo di Dio. Le medesime che nel 1964 scrivono un libro, Wir schweigen nicht länger (Noi non taceremo più a lungo).

A Concilio iniziato, nel settembre del 1964, Paolo VI, chiamò a partecipare 23 “uditrici” (10 religiose e 13 laiche). Esse potevano “ascoltare”, ma dovevano “tacere”. E fu così che le donne, come da sempiterna abitudine, inventarono modi per “parlare tacendo”, dentro e fuori le aule conciliari. Dentro, per citarne alcune, Rosemary Goldie, Alda Miceli, Pilar Bellosillo, Luz Maria Alvarez Icaza, suor Costantina Baldinucci, Cristina Estrada, ed altre. Fuori, ma ugualmente dentro, per citarne altre, Adriana Zarri, Maria Vingiani, Mary Daly, Elisabeth Shussler Fiorenza, Redford Ruether, ed altre. Furono “uditrici, ma non silenziose”. Da quel momento il femminile è entrato come categoria nella Chiesa e non può essere più ignorato.

È maturo il tempo che le donne, oggi competenti nella teologia, nella pastorale, nella fede, rivendichino e continuino questo cammino, che in forma mite e soft hanno proseguito, ricordando ai fratres che sono anch’esse popolo di Dio ed esprimendo a papa Francesco il desiderio di essere accolte e riconosciute come sorores. Se non ora quando?

* Università Roma Tre

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