Home Chiese e Religioni Ratzinger, il consiglio dei cardinali e «burocrati con la mitra»

Ratzinger, il consiglio dei cardinali e «burocrati con la mitra»

Andrea Tornielli
http://vaticaninsider.lastampa.it/

Nel nuovo volume XII dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger: «L’idea di un consiglio collegato al vescovo è del tutto in linea con l’antica tradizione della Chiesa»

«Ci si dovrebbe ricordare che l’idea di un Consiglio collegato al vescovo è del tutto in linea con l’antica Tradizione della Chiesa; anche la tradizione monastica ha sempre attribuito grande importanza al “Capitolo ”. Va da sé che le forme di tali “Consigli ” possano cambiare e che debbano essere adeguate alle condizioni del momento». Così scriveva nel 1982 l’allora cardinale Joseph Ratzinger, da qualche mese Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nella prefazione alla miscellanea in onore del vescovo Joannes Gijsen. Un testo che appare nel XII volume dell’Opera Omnia di Ratzinger, curata dall’arcivescovo Gerhard Müller, pubblicato in Germania nel 2010 e di ormai prossima pubblicazione anche in Italia per i tipi della Libreria Editrice Vaticana.

Il futuro Papa così iniziava quella prefazione: «Qualche tempo fa un amico teologo mi ha detto, con la vena sarcastica che lo contraddistingue, che i vescovi di oggi sono solo burocrati che portano la mitra. Che sia un’esagerazione, lo ammetterebbe anche questo stesso amico; tuttavia, proprio attraverso l’esagerazione spesso si arriva a prendere coscienza di una minacciosa verità, così come a volte la serietà di un momento storico è messa in luce nel modo più acuto da quella che sembra una battuta di spirito».

«Chi oggi è investito del ministero episcopale – continua il cardinale – è a conoscenza del dilemma che qui si manifesta: tutta la trama di compiti amministrativi in cui si è coinvolti dalla responsabilità di un episcopato può presto diventare un groviglio nel quale si resta impigliati e prigionieri».

Ratzinger denuncia il rischio, oggi, del «dissolversi della responsabilità personale del vescovo nell’anonimato di decisioni collettive, che nella storia è senza precedenti». Al tempo stesso però ricorda come l’avere un consiglio, cioè un organismo collettivo che aiuti nel prendere decisioni, appartiene alla tradizione della Chiesa.

«Nella seria osservazione dei fattori oggettivi della situazione – afferma ancora Ratzinger riferendosi al consiglio – esso diviene un dialogo fra due libertà; non annulla con questo la personale responsabilità morale di colui a cui viene offerto, bensì la rafforza, anzi, aiuta chi cerca consiglio ad accettare e a portare questa sua personale responsabilità. Non trasforma la decisione personale in una risoluzione collettiva, ma legittima appunto ciò che è personale».

«Proprio così la Tradizione della Chiesa ha compreso il significato del termine “Consiglio ” in riferimento alla figura dell’abate e del vescovo: il Consiglio non condiziona il vescovo in forza del peso numerico di una maggioranza, bensì lo aiuta – attraverso la riflessione sugli argomenti e la chiarificazione dei singoli contenuti – a portare la sua inalienabile responsabilità personale».

Ratzinger spiega inoltre il significato della tradizionale definizione di «episcopato monarchico»: è «parte imprescindibile e inalienabile della struttura costituzionale della Chiesa la responsabilità ultima di persone. L’istituzione non si presenta in ultima analisi attraverso un collettivo, ma attraverso una persona, che come persona garantisce per essa. Questo personalismo, che giunge fino al livello istituzionale, appartiene al cuore del personalismo cristiano e non può essere cancellato né sminuito proprio oggi».

Il futuro Papa nel saggio in questione si riferiva al consiglio del vescovo, e ai rapporti tra il singolo vescovo e la conferenza episcopale. Ma è possibile applicare le sue parole anche alla decisione di Papa Francesco di nominare un gruppo di otto cardinali che lo aiutino nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana: Bergoglio gli ha scelti personalmente, all’interno del collegio cardinalizio, senza creare un nuovo organismo o una nuova struttura. Nel suo atto, l’intento collegiale e la responsabilità ultima del vescovo di Roma si compenetrano.

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