Home Chiese e Religioni Riforme, quei consigli (non richiesti) che piovono sul Papa

Riforme, quei consigli (non richiesti) che piovono sul Papa

Andrea Tornielli
http://vaticaninsider.lastampa.it

«Il Papa non ha ancora incontrato il gruppo di consiglieri che si è scelto e già i consigli piovono…». Lo afferma il Sostituto della Segreteria di Stato Angelo Becciu in un’intervista a «L’Osservatore Romano» nella quale si prendono le distanze dalle tante speculazioni sulle riforme della Curia e dello Ior apparse nelle ultime settimane, dopo l’annuncio della costituzione di un gruppo di otto cardinali chiamati a consigliare il Papa nel governo della Chiesa universale e a studiare un progetto di revisione della Curia.

A proposito del bilanciamento dei poteri, delle ipotesi di nominare moderatori, coordinatori, «superministeri dell’economia» – tutti suggerimenti emersi negli ultimi giorni – Becciu commenta: «In effetti è un po’ strano: il Papa non ha ancora incontrato il gruppo di consiglieri che si è scelto e già i consigli piovono. Dopo avere parlato con il Santo Padre, posso dire che in questo momento è assolutamente prematuro avanzare qualsiasi ipotesi circa il futuro assetto della Curia. Papa Francesco sta ascoltando tutti, ma in primo luogo vorrà ascoltare chi ha scelto come consiglieri. Successivamente si imposterà un progetto di riforma…».

Sullo Ior, il Sostituto della Segreteria di Stato afferma: «Il Papa è rimasto sorpreso nel vedersi attribuite frasi che non ha mai pronunciato e che travisano il suo pensiero. L’unico cenno in merito è stato durante una breve omelia a Santa Marta, fatta a braccio, in cui ha ricordato in modo appassionato come l’essenza della Chiesa consista in una storia di amore tra Dio e gli uomini, e come le varie strutture umane, tra cui lo Ior, siano meno importanti. Il riferimento è stato un cenno di battuta, motivato dalla presenza alla messa di alcuni dipendenti dell’Istituto, nel contesto di un serio invito a non perdere mai di vista l’essenzialità della Chiesa».

Per quanto riguarda l’eventuale ristrutturazione dei dicasteri, Becciu spiega: «Non so prevedere i tempi. Il Papa tuttavia ha chiesto a tutti noi, responsabili dei dicasteri, di continuare nel nostro servizio, senza però voler procedere, per il momento, ad alcuna conferma negli incarichi. Lo stesso vale per i membri delle Congregazioni e dei Pontifici Consigli: il normale ciclo di conferme o nomine, che si verificano alla scadenza dei mandati quinquennali, è per il momento sospeso, e tutti continuano nel proprio incarico “sino a nuova disposizione” (donec aliter provideatur). Ciò indica la volontà del Santo Padre di prendere il tempo necessario di riflessione — e di preghiera, non dovremmo dimenticarlo — per avere un quadro approfondito della situazione».

L’arcivescovo smentisce che la scelta di dotarsi di un consiglio di cardinali metta in discussione il primato (o demolisca il papato), come hanno affermato ambienti tradizionalisti: «Si tratta di un organo consultivo, non decisionale, e davvero non vedo come la scelta di Papa Francesco possa mettere in discussione il primato. È vero invece che si tratta di un gesto di grande rilevanza, che vuole dare un segnale preciso circa le modalità con cui il Santo Padre vorrà esercitare il suo ministero. Non dobbiamo infatti dimenticare qual è il primo compito assegnato al gruppo degli otto cardinali: assistere il Pontefice nel governo della Chiesa universale. Non vorrei che la curiosità per gli assetti e le strutture della Curia romana facesse passare in secondo piano il senso profondo del gesto compiuto da Papa Francesco».

Becciu aggiunge che l’espressione «consigliare» non è indefinita: «Al contrario, il consigliare è un’azione importante, che nella Chiesa è definita teologicamente e trova espressione a molti livelli. Si pensi, per esempio, agli organismi di partecipazione nelle diocesi e nelle parrocchie, o ai consigli dei superiori, provinciali e generali, negli Istituti di vita consacrata. La funzione del consigliare va interpretata in chiave teologica: in un’ottica mondana dovremmo dire che un consiglio senza potere deliberativo è irrilevante, ma ciò significherebbe equiparare la Chiesa a un’azienda. Invece, teologicamente il consigliare ha una funzione di assoluto rilievo: aiutare il superiore nell’opera del discernimento, nel comprendere cioè quello che lo Spirito chiede alla Chiesa in un preciso momento storico. Senza questo riferimento, del resto, non si capirebbe nulla nemmeno del significato autentico dell’azione di governo nella Chiesa».

Le parole del Sostituto arrivano dopo che nelle ultime settimane molti hanno parlato di riforme, insistendo su accorpamenti, snellimenti, ridimensionamenti e persino sull’istituzione di nuove figure (come nel caso del «moderator curiae» proposto dal cardinale Coccopalmerio). Ma si è sempre trattato di idee dei proponenti, non di progetti realmente allo studio, anche perché il lavoro vero e proprio del consiglio degli otto cardinali scelti da Papa Francesco deve ancora cominciare. E poi perché lo stesso Pontefice sta consultando e incontrando molte persone, per farsi un’idea più precisa dei problemi che affliggono la macchina curiale. In questa fase, insomma, il Papa ascolta più che dire, cerca informazioni più che dare direttive. Dunque molti resoconti su decisioni vere o presunte e su documenti allo studio, che descrivono i contenuti dei colloqui avvenuti in udienza finiscono per essere più l’espressione dei desiderata dei visitatori che l’attestazione delle reali indicazioni di Papa Francesco.

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Istituto opere religiose, primo incidente diplomatico di Francesco

Francesco Peloso
http://cronachelaiche.globalist.it

È arrivato anche il primo incidente comunicativo di una certa entità nel pontificato di Francesco e riguarda, neanche a dirlo, lo Ior, l’Istituto per le opere religiose. Ma non solo: pure l’altro tema scottante nei sacri palazzi, quello della riforma della Curia, è al centro di una querelle nata all’interno dei media vaticani e sviluppatasi poi sui mezzi d’informazione laici. È infatti dovuto intervenire oggi il Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, per mettere a punto le cose e dare un colpo di freno ai troppi annunci di riforma che si stavano accavallando dentro e fuori le mura vaticane.

Cominciamo dallo Ior. Alcune affermazioni del Papa dal sapore polemico relative all’Istituto erano state riportate la mattina del 24 aprile dalla Radio Vaticana. Si trattava di parole che Bergoglio aveva pronunciato nella consueta messa del mattino a Santa Marta, occasione nella quale il Papa non di rado affronta in termini colloquiali e pastorali temi delicati relativi alla vita della Chiesa. Nel corso di queste omelie il Pontefice ha evocato di volta in volta un modello di Chiesa meno mondana, estranea al carrierismo, all’autoreferenzialità, alle lotte di potere. E appunto in tale contesto aveva detto: «Quando la Chiesa vuol vantarsi della sua quantità e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po’ burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una ong. E la Chiesa non è una ong». Al contrario, spiegava, la Chiesa «è una storia d’amore. Ma ci sono quelli dello Ior. Scusatemi, eh! Tutto è necessario, gli uffici sono necessari. Eh, va bè! Ma sono necessari fino a un certo punto: come aiuto a questa storia d’amore. Ma quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una ong. E questa non è la strada». Quella mattina alla messa in Santa Marta era appunto presente una rappresentanza di dipendenti dello Ior.

L’intervento del Pontefice sembrava una critica, sia pure espressa in termini colloquiali, a una certa gestione iperburocratica della macchina curiale, fino al punto di spiegare che nessun ufficio era indispensabile, Ior compreso. Una provocazione, certo, ma comunque un messaggio in linea con quanto il Papa stava dicendo fin dal primo giorno del suo pontificato. Ma che qualche sensibilità era stata urtata lo si capiva quel giorno stesso quando l’edizione pomeridiana dell’Osservatore romano pubblicava la stessa omelia di Bergoglio omettendo però il passaggio sullo Ior. Successivamente, sulla stampa, l’intervento del Pontefice veniva interpretato come l’evocazione – anche solo per far capire che faceva sul serio – di una possibile soppressione dello Ior.

La cosa naturalmente non è all’ordine del giorno, tanto che di recente uno dei più stretti collaboratori di Francesco, il laico Eduardo Guzman Cariquiry, segretario della Pontificia commissione per l’America Latina, precisava che non aveva senso parlare di abolizione dello Ior. La Chiesa, ha bisogno di risorse per mandare avanti strutture, iniziative, seminari e quant’altro nei Paesi poveri. Il punto è, spiegava Guzman, che bisogna procedere invece verso «la massima pulizia e trasparenza». Il che comunque non è poco.

Se questa è la linea lungo la quale intende muoversi il Papa, oggi in un’intervista pubblicata dall’Osservatore romano, il Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, in merito al tema soppressione dello Ior, ha detto: «Il Papa è rimasto sorpreso nel vedersi attribuite frasi che non ha mai pronunciato e che travisano il suo pensiero». «L’unico cenno in merito – ha aggiunto – è stato durante una breve omelia a Santa Marta, fatta a braccio, in cui ha ricordato in modo appassionato come l’essenza della Chiesa consista in una storia di amore tra Dio e gli uomini, e come le varie strutture umane, tra cui lo Ior, siano meno importanti». Dunque il Papa quella parole le ha dette, ma erano solo «un cenno di una battuta». In ogni caso di soppressione, appunto, non si parla.

Ma Becciu ha toccato anche l’altro tema caldo, quello della riforma della Curia, dei cambiamenti di cui si è parlato in queste settimane. Pure in questo caso c’è un precedente significativo: il cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio consiglio dei testi legislativi, in un’intervista al Corsera aveva evocato già un abbozzo di riforma della Curia romana delineando anche la figura di una sorta di coordinatore fra i vari dicasteri, il Moderator Curiae romanae.

Becciu, prima ha frenato, «in questo momento è assolutamente prematuro avanzare qualsiasi ipotesi circa il futuro assetto della Curia», poi ha dato però alcune indicazioni di un certo peso. I tempi della riforma non sono prevedibili, ha detto il Sostituto della Segreteria di Stato, ma «il Papa tuttavia ha chiesto a tutti noi, responsabili dei dicasteri, di continuare nel nostro servizio, senza però voler procedere, per il momento, ad alcuna conferma negli incarichi». «Lo stesso – ha aggiunto – vale per i membri delle Congregazioni e dei Pontifici Consigli: il normale ciclo di conferme o nomine, che si verificano alla scadenza dei mandati quinquennali, è per il momento sospeso, e tutti continuano nel proprio incarico ‘sino a nuova disposizione’ (donec aliter provideatur)». Insomma, i vari capi dicastero sono in carica, potremmo dire, provvisoriamente, una sorta di limbo durante il quale il Papa si prenderà il suo tempo «per avere un quadro approfondito della situazione».

L’intervento autorevole del braccio destro del Segretario di Stato sta a indicare una qualche tensione nei sacri palazzi. Anche perché diversi altri sono stati gli interventi di porporati che hanno evocato cambiamenti forti nel governo centrale della Chiesa, alcuni di loro fanno parte di quel gruppo di otto cardinali incaricati dal Papa di lavorare a un piano di riforma complessivo in vista del prossimo ottobre. Da qui le fibrillazioni crescenti, non escluso lo Ior, strumento del quale la Chiesa non intende privarsi e che dovrà essere profondamente trasformato. E così, in attesa di nomine e nuovi incarichi, è stato lo stesso Francesco a voler dare qualche rassicurazione ‘interna’ per non alimentare ulteriormente un clima di scontro fra le varie anime della Curia e della Chiesa universale. Lo stesso Pontefice, del resto, deve fare i conti con resistenze e alleanze in un percorso che si presenta quanto mai accidentato.

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