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Sognando un viaggio di fraternità e di fiducia

Florence Deacon
Adista Documenti n. 20/2013

Noi della Leadership Conference of Women Religious ci troviamo in una posizione molto difficile: quella che si è delineata l’anno scorso dopo Pasqua, allorché abbiamo compiuto la nostra visita annuale ai dicasteri vaticani e la Congregazione per la Dottrina della Fede ci ha consegnato i risultati di una valutazione dottrinale elaborata nel corso di tre anni, risultati che noi abbiamo giudicato erronei, non rispondenti alla nostra esperienza vissuta.

In quel momento ci sono venute in aiuto le Scritture, laddove si parla della piccola comunità che, dopo la Resurrezione, nascosta e timorosa, cercava di dare un senso a ciò che era avvenuto. Le nostre emozioni erano analoghe a quelle espresse nel ciclo liturgico pasquale, quando si legge della morte e della resurrezione, della persecuzione e della forza di una comunità di fede impegnata a vivere il Vangelo di Gesù. E le parole di Gesù “Non abbiate paura, vi porto la pace” ci hanno grandemente incoraggiato.

(…) La Lcwr, come suggerisce il nome, è una conferenza di superiore in cui si condividono le buone pratiche, ci si consiglia a vicenda, si cerca di aiutarsi nel servizio. Collaboriamo agli sforzi ecclesiali e sociali per un cambiamento sistemico. Studiamo le tendenze e i temi più significativi all’interno della Chiesa e della società. Usiamo la nostra voce a favore di chi soffre qualsiasi tipo di violenza. Creiamo competenze e risorse per mettere a punto strumenti che siano di aiuto alla leadership delle comunità religiose.

Ogni anno, la presidenza si reca in Vaticano per incontrare diversi dicasteri della Santa Sede. Talvolta, in passato, non siamo riuscite ad ottenere un incontro con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Così, nel 2001, la presidenza dell’Lcwr scrisse: «È un po’ di tempo che non riusciamo a incontrarvi, possiamo venire?”. E il dicastero rispose: «Sì, vorremmo essere informati delle vostre iniziative per promuovere la dottrina della Chiesa sui punti della lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis e della dichiarazione della Cdf Dominus Iesus e sul problema dell’omosessualità».

Le consorelle erano pronte a discutere tali temi, ma in realtà questi non sono mai stati affrontati. Anno dopo anno, esse hanno incontrato la Cdf, ma tali questioni sono rimaste nel cassetto.

Durante la loro visita annuale del 2009, le religiose si sono sentite dire che sarebbe stata avviata su di loro una valutazione dottrinale ufficiale. Il vescovo Blair, che era incaricato di questa valutazione, ha scritto alla Lcwr una lettera riguardante alcune delle sue preoccupazioni e ha incontrato le religiose nel maggio di quell’anno, quando tutto ha avuto inizio.

Si è deciso che c’era bisogno di un ulteriore incontro. Le religiose si sono consultate con teologi e canonisti e hanno risposto alle questioni sollevate. Quando il vescovo ha ricevuto la loro lettera, ha cancellato l’incontro de visu che avrebbe dovuto svolgersi nel novembre del 2009. E ha richiesto alle religiose ulteriori materiali, trovando nell’Lcwr piena collaborazione. Quando, nel 2011, la presidenza ha chiesto se vi fossero nuove questioni da discutere, in Vaticano hanno detto di no, che non ce n’erano. L’anno scorso, ad aprile, ero uno dei tre membri della presidenza che ha partecipato alla visita tradizionale, ricevendo i risultati della valutazione dottrinale. Siamo rimaste sconvolte dall’esito e dalla severità di tale valutazione, considerando in particolare che avevamo collaborato pienamente e risposto a tutte le loro domande.

La valutazione cominciava con un riconoscimento da parte della Chiesa del lavoro svolto dalle religiose negli Stati Uniti. Affermava chiaramente che non erano in discussione la fede e l’esperienza vissute dell’associazione, osservando che c’era stato molto impegno nella promozione della giustizia sociale, in armonia con la dottrina della Chiesa.

E poi è arrivato il “ma”: erano preoccupati per quello che non facevamo. Cito: “L’Lcwr non dice nulla sul diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, questione legata al dibattito pubblico sull’aborto e l’eutanasia negli Stati Uniti». Con questo volevano dire che semplicemente non ne avevamo parlato. I mezzi di comunicazione lo hanno interpretato come se non fossimo in accordo con l’insegnamento della Chiesa. Questo non è vero. Molte, moltissime consorelle negli Stati Uniti lavorano attivamente in questo settore.

La valutazione dottrinale esprimeva anche perplessità su ciò che veniva considerata una perdita della dimensione cristocentrica e su quelli che venivano definiti come “temi radicalmente femministi”, anche in riferimento alla dichiarazione del 1977 sull’ordinazione delle donne, mai ritrattata dalla Lcwr. Ora, si tratta di una affermazione risalente a 35 anni fa, espressa ben prima che ci venisse detto “per favore, non parlate più di un ampliamento del sacerdozio maschile celibe”.

Il rapporto evidenziava anche il mancato controllo preventivo dei testi dei nostri relatori, in riferimento, in particolare, alla presentazione di una giovane teologa, nuova alla vita religiosa, invitata come nuovo membro dell’associazione a riflettere sul modo in cui vedeva il nostro futuro. (…).

La valutazione dottrinale definiva il suo discorso uno “scandalo”, sottolineando come l’Lcwr non l’avesse contestato. (…). Ho pensato che i vescovi avrebbero dovuto notare quanto fosse strano che, benché fossimo seduti, uomini e donne, gli uni accanto agli altri, ad ascoltare le stesse parole, fossero le donne a venire censurate.

Siamo state ritenute responsabili anche di azioni e di ambiti che vanno ben oltre la nostra competenza. Erano preoccupati per le lettere di singole rappresentanti di congregazioni che mettevano in discussione l’insegnamento della Chiesa. (…). Hanno espresso disagio riguardo ai programmi di formazione delle singole congregazioni. Ma l’Lcwr non ha alcuna autorità su tali programmi. In generale, hanno affermato che non insegniamo la dottrina. (…). Ma il nostro obiettivo non è di mettere in piedi un organismo che insegni la dottrina della Chiesa.

La conseguenza di tutto ciò è stata che il vescovo di Seattle, mons. Sartain, ha ricevuto l’incarico di «rivedere, guidare, e approvare laddove necessario il lavoro dell’Lcwr». L’ordine è stato quello di mettere le mani sui nostri statuti, anche se questi avevano già ricevuto l’approvazione della Congregazione per i religiosi. Verranno rivisti anche tutti i nostri progetti e programmi, incluse assemblee generali e pubblicazioni e, quanto ai relatori, dovranno preventivamente essere da loro approvati. Intendono anche riformulare i programmi che abbiamo elaborato per le nostre future superiore e formatrici, creando un nuovo programma per la formazione iniziale e per quella permanente. (…).

Hanno espresso l’intenzione di guidarci nell’applicazione delle norme e dei testi liturgici, nonché di dare la priorità all’Eucaristia e alla Liturgia delle Ore durante le attività della Conferenza. Noi celebriamo quotidianamente l’Eucaristia. Affermando esplicitamente tale dovere da parte nostra, la gente potrebbe pensare che non lo facessimo e che ricordarci questo dovere fosse necessario. Ci impongono esplicitamente la liturgia delle Ore, anche se non rientra nello stile di preghiera di molte congregazioni religiose. Hanno voluto specificare che ciò che li preoccupava non erano le religiose bensì l’Lcwr. Ma noi veniamo elette dalle nostre consorelle. Le quali, insieme ai laici e al popolo di Dio, hanno considerato la misura contro l’Lcwr come la censura ai danni non di una determinata leadership, ma delle religiose statunitensi. E queste ne sono rimaste ferite profondamente.

Ciò che questa valutazione dimostra è che esiste una profonda incomprensione tra le autorità vaticane e le religiose, e che c’è bisogno di preghiera, discernimento e ascolto. Abbiamo deciso che avremmo portato avanti questa negoziazione a riflettori spenti e abbiamo rifiutato migliaia di interviste. Avremmo potuto essere presenti sui notiziari di tutte le più grandi emittenti del mondo se avessimo acconsentito.

Abbiamo messo in discussione la procedura utilizzata dal Vaticano e ci siamo chieste se il risultato sarebbe stato diverso in presenza di un dialogo costante tra leader ecclesiali. In risposta a tutto questo, ci siamo riunite in 900, l’anno scorso, per un incontro di tre giorni, in un’atmosfera di preghiera e discernimento, al fine di decidere in che modo rispondere.

Le nostre consorelle ci hanno chiesto di portare avanti un dialogo aperto e onesto per promuovere la comprensione tra noi e le autorità, per creare maggiori opportunità affinché i laici, specialmente le donne, abbiano più voce nella Chiesa e per interagire con i vescovi sulla base del rispetto reciproco, di un ascolto premuroso e di un dialogo aperto. E così abbiamo fatto nel corso dell’anno, incontrandoci con i vescovi per cercare di conoscerci meglio e di stabilire una fiducia reciproca. Ci incontreremo ancora con loro, alla fine del mese. Abbiamo invitato sia l’arcivescovo Sartain che il nunzio apostolico alla nostra prossima assemblea.

Ci siamo incontrate con la Congregazione per la Dottrina della Fede una seconda volta, due settimane fa, in occasione della nostra visita annuale. E, anche questa volta, hanno cominciato con un riconoscimento del nostro lavoro, affermando che svolgiamo in modo eccellente la nostra opera di educazione, giustizia sociale, assistenza sociale. Tuttavia, hanno detto, il nuovo papa intende proseguire l’impegno per il rinnovamento dell’Lcwr. È interessante però che la Cdf, quando ha incontrato il papa, abbia emesso un comunicato stampa in cui non si parlava dell’Lcwr, ma di altri temi (casi di abusi sessuali e protezione dei minori e delle vittime, ndt). Ciò ci spinge a chiederci quanto, in realtà, sia pervenuto al papa di tutto questo. Dubito che ci abbia seguito da vicino quando era in Argentina. (…). Non siamo certe, quindi, di ciò che significhi il fatto che egli ha riaffermato la necessità di portare avanti il rinnovamento.

Alla sua prima apparizione, dopo l’elezione, ha parlato di un viaggio di fraternità, di amore, di fiducia reciproca, vescovo e popolo insieme. Ed è proprio quello che chiediamo e speriamo.

Preghiamo che l’elezione di papa Francesco segni una nuova relazione tra religiose cattoliche e gerarchia vaticana in questo viaggio di fraternità, fiducia e amore, vescovi e popolo insieme, nell’impegno quotidiano di vivere nella fedeltà il vangelo di Gesù

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