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E le donne nella chiesa? di A.Bonassi

Agostino Bonassi
(testo giunto a cdbitalia tramite email)

Nello scorso mese di febbraio i Vescovi tedeschi,riuniti nell’Assemblea plenaria primaverile a Treviri,sono tornati ad interrogarsi su di una possibile collaborazione tra uomini e donne nel servizio e nella vita della Chiesa.
L’apertura ha visto una interessante relazione del card. Walter Kasper,teologo,già presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiano,mentre in chiusura è stato emesso un comunicato:testi molto utili sicuramente per una serie di riflessioni atte a rimettere in primo piano la figura della donna all’interno della Chiesa. Ampio spazio a questo evento lo trovate nella rivista “Il Regno-Documenti 5/2013”. Bella la relazione di apertura del Card.Kasper,ma sopratutto molto documentata dal punto di vista sia biblico come teologico.

Non potevano mancare i riferimenti ai primi capitoli della Genesi,centrati sul rapporto tra Dio e l’uomo,nella sua differenza di maschio e femmina,ma “nello stesso tempo reciprocamente legati e destinati l’uno all’altra,un’unità nella diversità”. Come pure nel racconto della creazione della donna dalla costola di Adamo,dove “non si esprime inferiorità,ma parità nella carne e nella relazione con Dio Creatore:non sono semplicemente uguali,ma diversi nella loro dignità”.

Non mancano neppure gli ampi riferimenti ai rapporti tra Gesù e le sue donne,che lo accompagnano,lo sostengono e si pongono in stretta amicizia. E poi c’è Paolo,per il quale la libertà della donna è fondamentale,ma poi tutto è ricondotto “nel mistero di Cristo e della Chiesa”.

E nella Chiesa? In quella dei primi tempi “sentiamo parlare delle donne che sono attive nella costruzione delle comunità”. Ma poi tutta la Chiesa è costellata da “grandi figure femminili che sono intervenute attivamente nelle vicende ecclesiali: Ildegarda di Bingen,Brigida di Svezia,Caterina da Siena,Giovanna d’Arco…”

Insomma-continua il Card.Kasper-c’è una “comune partecipazione di donne e uomini al sacerdozio comune di tutti i battezzati”.Ma il discorso non passa ad approfondire questo sacerdozio comune perché si fa memoria della “lettera apostolica ORDINATIO SACERDOTALIS” dove Giovanni Paolo II nel 1994 “ha spiegato che la Chiesa,sul modello di Gesù Cristo,non ha in alcun modo il potere di impartire alle donne il sacramento dell’ordine”.

Il Card.Kasper s’inventa allora una figura di diaconessa sullo stile “dell’ordinazione di badesse o di un’ordinazione per precisi incarici monastici,senza l’imposizione sacramentale delle mani,ma con incarichi per i servizi pastorali,caritatevoli,catechetici e liturgici.

Infine,richiamandosi alla “chiamata di tutti alla santità”,propone di “ripulire le istituzioni e le strutture” perché la Chiesa irradi nuova luminosità e forza di attrazione,con le riforme e la giustizia,nell’attesa che nasca una “apostola apostolorum come Maria di Magdala,che la mattina di Pasqua ha svegliato gli apostoli dal loro letargo e li ha messi in moto.Nella storia della Chiesa,le donne hanno già mosso molto.Hanno mosso vescovi e papi e sono certamente anche in grado di farlo con le conferenze episcopali”.

Definivo all’inizio bella questa relazione,ma certamente non posso al termine definirla innovativa,né punto di partenza per una nuova creazione,come direbbe p.Y.Congar.

Mi sembra il solito giro di parole,tipicamente maschiliste ed ecclesiali,dove si rileva la grandezza della figura della donna e la sua fondamentale importanza nell’economia salvifica:Dio ha scelto una donna per far passare nell’umanità la sua parola di salvezza! Già il fatto che nella Chiesa si parli della figura e della dignità della donna è un aspetto positivo. E non se ne parla poco,ma mai credo con il valore che meriterebbe. In qualità di veicolo di grazia,essa non partecipa nemmeno di striscio alla sacramentalità dell’evento ecclesiale:in fondo, per la Chiesa, la figura della donna è racchiusa nell’immagine biblica dell’amicizia di Gesù con Marta e Maria:ascoltare e servire! Che cosa succederebbe se la donna affiancasse l’uomo nella distribuzione della salvezza sacramentale della Chiesa? Sarebbe così difficile e strano ricevere la grazia dei sacramenti dalle mani di una donna? Non sarebbe in grado una donna di guidare una comunità cristiana?

Che stranezza ho colto! La Chiesa legge nelle prime pagine della Bibbia il messaggio della Genesi dove Dio annota la necessità di affiancare all’uomo una donna,perchè così si completi il suo piano della creazione. Continua con il racconto dell’Incarnazione di Gesù reso possibile dal corpo di una piccola donna ebrea e si conclude con il coraggio delle donne che seguono Gesù fin sotto la croce e che racconteranno la tomba vuota. La storia dell’umanità è un continuo raccontare di un rapporto tra Dio e l’uomo nella sua configurazione maschile e femminile,ma per l’uomo che entra in dialogo con il suo Dio attraverso la Chiesa,sembra che non ci sia spazio per la sua accezione femminile!
Il documento finale dei Vescovi tedeschi annota:”cercheremo perciò con più determinazione le possibilità per far aumentare ulteriormente la quota di donne nelle posizioni di responsabilità.Tra cinque anni verificheremo gli sviluppi in questo ambito”.

Non credo che sia solo possibilità di crescita e di ricerca di ambiti per far crescere il numero delle presenze,ma è forse giunta l’ora di allineare la doppia dignità,maschile e femminile,dell’uomo nel piano di salvezza predicato e vissuto dalla Chiesa nel nome di Cristo Gesù,Figlio di Dio.

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