Home Chiese e Religioni L’“esperienza nomadica” di Arnaldo Nesti, sociologo della religione del post concilio di V.Gigante

L’“esperienza nomadica” di Arnaldo Nesti, sociologo della religione del post concilio di V.Gigante

Valerio Gigante
Adista n. 29/2013

Arnaldo Nesti è senza dubbio uno degli studiosi più rilevanti nel campo della sociologia della religione. Proprio per questo, la rivista da lui fondata e diretta, Religioni e Società, un quadrimestrale nato nel 1986 come pubblicazione dell’Asfer (Associazione per lo Studio del Fenomeno Religioso), ha deciso di dedicargli un numero monografico – “Utopia e ricerca in Arnaldo Nesti. Un’esperienza nomadica nel post-moderno” (gennaio-aprile 2013) – che ripercorre, attraverso contributi che delineano la formazione, gli studi, il percorso intellettuale, i capisaldi del pensiero, del metodo e della ricerca di Nesti, e che racconta – in modo inevitabile ed opportuno – attraverso questa singolarissima esperienza l’evoluzione stessa della disciplina in Italia. E le risonanze che gli studi di Nesti hanno avuto anche in campo internazionale.

Non che la sociologia della religione nel nostro Paese nasca con Nesti; ma nella prima fase della sua diffusione in Italia studiosi come Giuseppe Toniolo, Romolo Murri si opposero ad una versione della sociologia in chiave semplicemente positivista, come una scienza sociale tra le altre, mettendo piuttosto l’accento sulla necessità del trascendente per afferrare la logica e l’oggetto dello studio religioso (e infatti la disciplina si chiamava “sociologia religiosa”). Se fu don Luigi Sturzo a offrire successivamente un importante contributo ad un approccio storicistico che superava sia l’idealismo crociano-gentiliano che l’empirismo nordamericano, furono gli anni ’60, ed il ’68 in particolare, a disancorare definitivamente la sociologia della religione dalle esigenze ecclesiastiche e pastorali, e a farne a pieno titolo una disciplina autonoma e “laica”. La particolarità risiede nel tentativo di analizzare il fattore religioso nella sua fenomenologia sociale e come «cifra che può permettere di esplorare il sottosuolo delle società». Con gli anni, la rivista, grazie al gruppo redazionale e alla rete di collaboratori in Italia e all’estero, si è andata affermando nel panorama internazionale ed è diventata un importante strumento di aggiornamento e di documentazione sul fattore religioso nei suoi molteplici risvolti socio-religiosi in senso ampio. In questo processo il contributo di Arnaldo Nesti è stato determinante.

Nato a S. Pietro Agliana (Pt), classe 1932, entrato giovanissimo in seminario negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale, Nesti da giovane è su posizioni conservatrici, visto l’ambiente familiare e culturale in cui vive. Giudica severamente la resistenza armata al nazifascismo e nelle elezioni del ’48 si schiera con entusiasmo a favore della Dc, rammaricandosi però, poiché è appena sedicenne, di non poter fare attivamente campagna elettorale per il partito nelle diocesi e nelle località toscani. Negli anni successivi si avvicina progressivamente ad una visione più aperta del cristianesimo. Dal 1958 al 1963 è incaricato di fondare e dirigere a Pistoia il Centro di Studi Sociali: un’altra esperienza che si interrompe per il disaccordo fra le sue posizioni, ormai vicine al “centro sinistra”, e l’integrismo dei gesuiti romani che avevano una sorta di supervisione nazionale dei Centri di studio sociali diocesani. In quegli anni Nesti comincia anche a frequentare la “Cittadella d’Assisi” della Pro Civitate Christiana. Un viaggio in Olanda nel 1966 lo avvicina allo studio dei processi di secolarizzazione.

Da qui l’incontro con l’opera gramsciana e la pubblicazione di uno dei testi – la sua tesi di dottorato del 1967 – che restano capitali nell’opera e nel pensiero di Nesti: quella su Il pensiero religioso di Antonio Gramsci. Nesti partecipa alla temperie culturale, politica e religiosa degli anni del postconcilio e del ‘68 e per Mondadori, nel 1970, esce un altro fondamentale testo: L’altra Chiesa in Italia (1970), un libro che contrappone la Chiesa-comunità alla Chiesa-istituzione sulla base di una lettura rigorosa del messaggio evangelico (cui fa da pendant un altro suo testo del 1970, I comunisti. L’altra Italia, per i tipi dei dehoniani di Bologna). Il libro viene pesantemente attaccato dalle autorità ecclesiastiche e Nesti si trova “costretto” ad abbandonare il suo ministero presbiterale – pur in totale assenza di prospettive – per salvaguardare la sua libertà di studioso. Lavora alla rivista Idoc Internazionale di Roma e diventa poi docente di Sociologia all’Università statale di Firenze (vi lavorerà ininterrottamente dal 1972 al 2002). Partecipa, nel 1973, ad un viaggio a Mosca promosso dal “Forum mondiale delle forze della pace”, assieme a personalità del calibro di Giorgio La Pira e p. David Maria Turoldo.

I suoi studi nel frattempo si indirizzano sui fenomeni sociali e religiosi nella società contemporanea (come in Gesù socialista. Una tradizione popolare italiana, ed. Claudiana, Torino, 1974), in ricerche sul mondo rurale (specie sull’ambiente della mezzadria toscana in cui era cresciuto) e analisi sul radicamento del comunismo nella società italiana, occupandosi anche di questioni latinoamericane. A partire dagli anni ’80 l’interesse di Nesti si concentra in modo sempre più esclusivo da una parte nella direzione della rivista Religioni e società e dell’Asfer, dall’altra nell’organizzazione annuale delle settimane di studio (adesso nella splendida cornice di San Gimignano) dell’International Summer School on Religions in Europe (intestate al Cisreco). Nel 2010 Nesti ha pubblicato un volume di memorie, Il mio Novecento. Passioni. Dentro e fuori il mondo cattolico (Felici, Ghezzano, Pistoia, 2010), racconto appassionato di un uomo vissuto tra popolo e gerarchia, pulpiti e cattedre universitarie, comunisti e democristiani, Russia e America Latina. Ma soprattutto nello spartiacque tra prima e dopo il Concilio (per richiedere il volume: tel. 055/229221 055/229221; fax: 055/2207005; e-mail: religioniesocieta@tiscali.it).

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