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Adesione sunnita al digiuno del papa

Luca Kocci
il manifesto, 5 settembre 2013

«Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace». Da piazza san Pietro, dove ieri si è svolta la prima udienza generale del mercoledì dopo la pausa estiva, papa Francesco rilancia l’appello contro la guerra e l’intervento militare in Siria. Lo fa alla fine della sua catechesi sulla Giornata mondiale della gioventù di Rio, dopo aver salutato un gruppo di fedeli provenienti da Iraq, Giordania ed Egitto, e dopo aver ricordato la «speciale giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero» in programma sabato prossimo. «Rinnovo l’invito a tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno – ha detto Bergoglio – e sin d’ora esprimo riconoscenza agli altri fratelli cristiani, ai fratelli delle altre religioni e agli uomini e donne di buona volontà che vorranno unirsi, nei luoghi e nei modi loro propri, a questo momento».

Il digiuno del 7 settembre si sta trasformando ora dopo ora in un evento globale che coinvolge cattolici, fedeli di altre religioni e anche molti non credenti. Di fatto la più grande manifestazione per la pace in Siria organizzata da quando i venti di guerra hanno cominciato a soffiare più forti su Damasco. Sebbene anomala, perché non si svolgerà con cortei oceanici nelle strade di tutto il mondo, come fu nel 2003 prima dell’attacco contro l’Iraq – tanto che che il New York Times definì quel movimento la «seconda superpotenza mondiale» –, ma nelle chiese, nelle moschee e in altri luoghi di culto.

Le adesioni si moltiplicano, dall’estero e in Italia. Il gran muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell’islam sunnita, ha scritto a Bergoglio per ribadire l’intenzione di essere presente a San Pietro sabato – ma probabilmente non ci sarà – e per proporre al papa di organizzare un incontro con i leader religiosi a Damasco o in Vaticano: «Così forse – scrive – riusciremo a fermare il fuoco di quanti vogliono distruggere la terra di Abramo, di Mosè, di Gesù, di Maometto». Mons. Nassar, arcivescovo maronita di Damasco, riferisce all’agenzia Fides che «tutti i vescovi e i cristiani a Damasco accolgono l’appello a digiunare e pregare per la pace in Siria» e «si uniranno anche molti musulmani». Analoghe prese di posizione arrivano da molte altre Chiese cristiane del Medio Oriente e del Mediterraneo. E da Amman, dove si è appena conclusa la conferenza dei capi delle Chiese mediorientali, il re di Giordania Abdallah II sottolinea la necessità di un’alleanza tra cristiani e musulmani per affrontare e sconfiggere le derive settarie che alimentano i conflitti nella regione.

In Italia si attiva la Conferenza episcopale italiana: il segretario, mons. Crociata, ha inviato una circolare a tutte le diocesi invitandole a darsi da fare per sabato. E, nella base cattolica, il movimento riformatore Noi Siamo Chiesa aderisce all’invito di Bergoglio, ma critica i guerrafondai di casa nostra – come ad esempio il ministro della Difesa Mauro – che ieri indossavano l’elemetto e oggi «usano» le parole del papa. Sabato ci saranno anche le Comunità islamiche italiane aderenti all’Ucoii e i buddisti della Soka Gakkai.

Questa mattina intanto in Vaticano si terrà un incontro fra Bergoglio e gli ambasciatori presso la Santa sede per parlare della situazione in Siria. Ma la presa di posizione più importante arriva dai vescovi Usa: la Conferenza episcopale chiede espressamente al Congresso di votare contro «la risoluzione che intende autorizzare l’uso della forza militare in Siria» e di appoggiare invece un’azione «per un immediato cessate il fuoco in Siria e per autentici e inclusivi negoziati di pace».

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