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Papa Francesco. Il grido: «La guerra non è la risposta»

Luca Kocci
http://lucakocci.wordpress.com

L’appello di papa Francesco contro la guerra il Siria e la proclamazione di una giornata di digiuno e preghiera per la pace – da tenersi sabato prossimo – ha ricompattato tutti coloro che, a vario titolo, si oppongono all’intervento militare contro Damasco, senza per questo poter essere arruolati fra i sostenitori di Assad: dalla laica e radicale Emma Bonino al gran mufti di Siria, dalle Chiese cristiane del Mediterraneo agli ebrei del World Jewish Congress – ricevuti ieri in Vaticano – fino alle varie anime del movimento pacifista.

«Forse digiuno insieme al papa», ha detto il ministro degli Esteri Bonino, facendo anche sapere che i Radicali stanno valutando la possibilità di moltiplicare l’iniziativa per tre, con un digiuno da venerdì a domenica. Ed ha espresso il desiderio di partecipare al digiuno – gesto particolarmente apprezzato dal mondo musulmano –, volendo essere anche fisicamente presente a San Pietro sabato sera, il gran mufti di Siria Ahmad Badreddin Hassou, leader spirituale dell’islam sunnita in Siria. L’agenzia Fides (organo di informazione delle Pontificie opere missionarie) riferisce che una richiesta è già stata inviata al nunzio apostolico a Damasco, mons. Zenari. La Santa Sede sta valutando la fattibilità dell’incontro e nei prossimi giorni arriverà una risposta.

Alla proposta del papa aderiscono anche tutte le Chiese cristiane del Mediterraneo e del Medio Oriente, nelle loro varie articolazioni, non sempre in sintonia fra loro, a cominciare da Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia: «In Siria terremo aperte le nostre chiese fino a mezzanotte, per permettere a cattolici, ortodossi e musulmani di pregare insieme». E poi il patriarca maronita di Beirut, quello greco-ortodosso di Antiochia, quello copto di Alessandria – cha ha anche invitato a non utilizzare come «pretesto» per «giustificare interventi militari» quello di «difendere i cristiani» – e tutte le Chiese cattoliche del nord Africa. Sempre in ambito cattolico, le proposte più incisive per tentare di fermare la guerra arrivano da Pax Christi International, che chiede di «bloccare immediatamente il flusso di armi verso la Siria» (e l’Italia è il primo fornitore europeo, come spiega e l’analista della Rete italiana per il disarmo Giorgio Beretta) e di «portare al tavolo delle trattative tutte le parti direttamente o indirettamente coinvolte».

In Vaticano, dove evidentemente si sono accorti dell’enorme risonanza che ha avuto l’Angelus di papa Francesco, rilanciano l’iniziativa. L’Osservatore Romano in edicola oggi titola in prima pagina: «Impegno per la pace». E lo stesso Bergoglio, ieri, si è fatto nuovamente sentire con due tweet: «Mai più la guerra! Mai più la guerra!», riproponendo esattamente lo storico grido di Paolo VI all’assemblea delle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965. E poi, nel pomeriggio, il secondo: «Vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace». Per dare più sostanza agli slogan è poi intervenuto su Radio Vaticana mons. Toso, segretario del Pontificio consiglio Giustizia e pace: «La via di soluzione dei problemi della Siria non è l’intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita, anzi c’è il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi», dando vita ad «una guerra di dimensioni mondiali».

L’iniziativa di papa Francesco della giornata di digiuno e preghiera per la pace arriva dieci anni dopo quella, identica, promossa da papa Wojtyla il 5 marzo 2003. Allora non servì a molto perché due settimane dopo, nella notte del 20 marzo, iniziarono a cadere le prime bombe Usa su Bagdad, nonostante anche un movimento per la pace definito dal New York Times «la seconda superpotenza mondiale». Oggi questo movimento non c’è – perlomeno di quelle dimensioni – ma rispetto al 2003 la comunità internazionale è più divisa. E l’intervento di Bergoglio – con l’eco che ha avuto e che sicuramente avrà nei prossimi giorni – potrebbe contribuire a far aumentare queste divisioni.

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ANGELUS – Piazza San Pietro
Domenica, 1° settembre 2013

Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle,
buongiorno!

Quest’oggi, cari fratelli e sorelle, vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità, con angoscia crescente: è il grido della pace! E’ il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato.

Vivo con particolare sofferenza e preoccupazione le tante situazioni di conflitto che ci sono in questa nostra terra, ma, in questi giorni, il mio cuore è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria e angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano.

Rivolgo un forte Appello per la pace, un Appello che nasce dall’intimo di me stesso! Quanta sofferenza, quanta devastazione, quanto dolore ha portato e porta l’uso delle armi in quel martoriato Paese, specialmente tra la popolazione civile e inerme! Pensiamo: quanti bambini non potranno vedere la luce del futuro! Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche! Vi dico che ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi! C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire! Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!

Con tutta la mia forza, chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi, ma di guardare all’altro come ad un fratello e di intraprendere con coraggio e con decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione. Con altrettanta forza esorto anche la Comunità Internazionale a fare ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sul dialogo e sul negoziato, per il bene dell’intera popolazione siriana.

Non sia risparmiato alcuno sforzo per garantire assistenza umanitaria a chi è colpito da questo terribile conflitto, in particolare agli sfollati nel Paese e ai numerosi profughi nei Paesi vicini. Agli operatori umanitari, impegnati ad alleviare le sofferenze della popolazione, sia assicurata la possibilità di prestare il necessario aiuto.

Che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? Come diceva Papa Giovanni: a tutti spetta il compito di ricomporre i rapporti di convivenza nella giustizia e nell’amore (cfr Lett. enc. Pacem in terris [11 aprile 1963]: AAS 55 [1963], 301-302).

Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà! E’ un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa Cattolica, ma che estendo a tutti i cristiani di altre Confessioni, agli uomini e donne di ogni Religione e anche a quei fratelli e sorelle che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità.

Ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa: la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo; questa è l’unica strada per la pace.

Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare dall’anelito di pace.

Per questo, fratelli e sorelle, ho deciso di indire per tutta la Chiesa, il 7 settembre prossimo, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero, e anche invito ad unirsi a questa iniziativa, nel modo che riterranno più opportuno, i fratelli cristiani non cattolici, gli appartenenti alle altre Religioni e gli uomini di buona volontà.

Il 7 settembre in Piazza San Pietro – qui – dalle ore 19.00 alle ore 24.00, ci riuniremo in preghiera e in spirito di penitenza per invocare da Dio questo grande dono per l’amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo. L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace! Chiedo a tutte le Chiese particolari che, oltre a vivere questo giorno di digiuno, organizzino qualche atto liturgico secondo questa intenzione.

A Maria chiediamo di aiutarci a rispondere alla violenza, al conflitto e alla guerra, con la forza del dialogo, della riconciliazione e dell’amore. Lei è madre: che Lei ci aiuti a trovare la pace; tutti noi siamo i suoi figli! Aiutaci, Maria, a superare questo difficile momento e ad impegnarci a costruire ogni giorno e in ogni ambiente un’autentica cultura dell’incontro e della pace.

[Recita dell’Angelus]

Maria, Regina della Pace, prega per noi! Maria, Regina della Pace, prega per noi!

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