Home Chiese e Religioni «Una Chiesa liberal che non vuole spegnere lo Spirito». Intervista al moderatore della Tavola valdese di L.Kocci

«Una Chiesa liberal che non vuole spegnere lo Spirito». Intervista al moderatore della Tavola valdese di L.Kocci

Luca Kocci
http://lucakocci.wordpress.com

Con la conferma del pastore Eugenio Bernardini alla guida della Tavola valdese – l’organo esecutivo della Chiesa – si è concluso lo scorso 30 agosto il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi. Un Sinodo che, oltre alle questioni ecclesiali interne, ha guardato al mondo e all’Italia, assumendo posizioni coraggiose e “di frontiera”, sintetizzate negli ordini del giorno approvati democraticamente dall’assemblea dei 180 “deputati”.

C’è stata una severa condanna delle discriminazioni contro le persone omosessuali, anche con un forte richiamo alle Chiese ad una maggiore vigilanza ed attenzione nei confronti di «ogni persona vittima di sopruso omofobo» e con un pressante invito al Parlamento italiano ad approvare «al più presto una chiara legislazione» contro l’omofobia. Netta è stata anche la denuncia del femminicidio e di ogni violenza contro le donne: sono il «frutto di una secolare cultura patriarcale», per contrastarle «non è sufficiente inasprire le pene» ma «favorire un cambiamento culturale della società in cui la Chiesa ha la sua parte di responsabilità».

Sulle questioni della laicità, i valdesi hanno chiesto al ministero dell’Istruzione la corretta applicazione delle norme sulle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica, che le scuole hanno l’obbligo di organizzare. Il pastore Bernardini, nei giorni immediatamente successivi alla chiusura del Sinodo, ha anche scritto al Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, per ricordare che «l’insegnamento delle attività alternative costituisce un servizio strutturale obbligatorio e necessario di cui è prevista la copertura finanziaria, per garantire la laicità, la parità e il diritto di scelta nell’istruzione pubblica». E sul fronte dei diritti civili, il Sinodo ha denunciato «la vergognosa situazione in cui versano le carceri italiane», dove ai reclusi è «impedito l’accesso ai diritti fondamentali» e gli operatori «sono costretti a lavorare in condizioni indicibili»: le istituzioni, chiedono i valdesi, «intervengano energicamente» per ristabilire la legalità e il diritto. È stata inoltre deliberata l’istituzione di una Giornata della legalità. Per approfondire tutti i temi affrontati al Sinodo, Adista ha intervistato il pastore Eugenio Bernardini.

Pastore Bernardini che bilancio complessivo può fare di questo Sinodo appena concluso?
Un bilancio positivo, in particolare in ordine a due elementi: la presenza, nella serata del 26 agosto, della ministra Kyenge e l’aver vissuto una bella esperienza di collegialità ecclesiale.

Qual è stato il significato della partecipazione della ministra?
Innanzitutto il riconoscimento del lavoro di integrazione che facciamo ormai da anni. Molti dei fedeli della Chiesa valdese che è in Italia sono stranieri, hanno culture, storie e sensibilità molto diverse rispetto ai valdesi “storici”, ma si sta tutti insieme, nella stessa comunità, e questo mi pare sia un grande contributo all’integrazione per il nostro Paese. E poi un incoraggiamento a proseguire su questa strada perché l’Italia e l’Europa – che sono ormai un Paese e un continente “plurali” – hanno necessità di camminare sulla via dell’integrazione. Non è un optional ma una necessità perché questa è la nostra identità. E un investimento ineludibile per il futuro.

E sul tema della collegialità?
È un’esperienza che viviamo in ogni Sinodo, dove tutti i “deputati”, sia i pastori che i laici (i quali sono equamente ripartiti: 90 e 90), hanno diritto di voto: le decisioni non piovono dall’alto, ma vengono prese insieme, dopo una discussione franca e libera in cui si confrontano idee e sensibilità diverse su vari aspetti, dalla vita di Chiesa alle questioni etiche. Si tenta di trovare una sintesi il più possibile condivisa, in ogni caso si vota e si decide in maniera democratica.

Il Sinodo ha chiesto al Parlamento italiano di adottare al più presto una legge contro l’omofobia…
Una legge sicuramente non è in grado di risolvere tutti i problemi – per quello ci vuole un grande e lungo lavoro culturale – ma può aiutare molto.

Da parte di alcuni settori più conservatori della politica e del mondo cattolico c’è il timore che l’approvazione di questa legge sia una limitazione alla libertà di pensiero e di espressione: non si potrebbe più, sostengono, esprimere una opinione contraria all’omosessualità. Cosa ne pensa?
Chiunque abbia letto realmente il testo di cui si discute in Parlamento non può sostenere una simile tesi. La libertà di pensiero e di espressione non sono assolutamente pregiudicate. Chi non condivide tale orientamento potrà tranquillamente criticarlo e potrà anche sostenere, senza finire in galera, che la Bibbia condanna l’omosessualità. Però non potrà disprezzare gli omosessuali. La legge permette di esprimere liberamente le proprie opinioni, ma non consente di predicare l’odio contro le persone omosessuali, di alimentare la discriminazione e la violenza, che come la cronaca di questi mesi ci dimostra sono presenti anche nei nostri Paesi civili e cristiani.

Sia su questo tema, sia su quello della violenza contro le donne il Sinodo ha parlato anche di una responsabilità delle Chiese. In che senso?

Le Chiese devono essere più pronte e attente e denunciare, aiutare e consolare. Tutti dobbiamo fare la nostra parte e non sempre le Chiese e i cristiani hanno insegnato e si sono comportati bene. Le Chiese non possono tirarsi fuori dalla cultura occidentale che anche loro, nel bene e nel male, hanno contribuito a costruire.

Il Sinodo ha approvato l’istituzione di una Giornata della legalità da celebrarsi in tutte le Chiese valdesi italiane. Ci spieghi meglio questa decisione.

L’assemblea ha riconosciuto che «l’illegalità è uno tra i principali problemi della nostra società» e che «la fede cristiana non può essere disincarnata ma deve saper denunciare il sopruso e l’ingiustizia». A partire da queste considerazioni è stato stabilito di celebrare una Giornata della legalità, che in realtà le nostre comunità dell’Italia meridionale organizzano già da tempo, incoraggiandoci a farla diventare patrimonio dell’intera Chiesa valdese. Perché illegalità, corruzione e criminalità non sono problemi solo del Mezzogiorno.

Parliamo dell’otto per mille, che quest’anno è stato molto più cospicuo del solito per la Chiesa valdese – 37 milioni invece dei 14 del 2012 –, grazie ad un ulteriore aumento delle firme (da 470mila a 570mila) ma grazie soprattutto alla ripartizione delle quote non espresse a cui accedono, per la prima volta, anche i valdesi, che finora vi avevano rinunciato. Proprio alla luce di questo, lei stesso prima del Sinodo aveva ipotizzato il sostegno ad un’eventuale riduzione della quota al sette o al sei per mille e anche ad un’abolizione del meccanismo di ripartizione delle quote non espresse sulla base delle firme ottenute. Come si è sviluppato il dibattito?

Ovviamente se ne è parlato ampiamente. Alla fine il Sinodo si è ritrovato concorde su quelle due proposte. Se a livello politico – perché è una decisione che spetta alla politica, le Chiese, tantomeno quella valdese, non devono indicare soluzioni normative – ci saranno delle iniziative per la riduzione della quota o per l’abolizione delle quote non espresse, i valdesi le sosterranno perché le ritengono più che ragionevoli. A condizione, ovviamente, che si tratti di una riforma complessiva dell’intero sistema dell’otto per mille – che quindi riguardi tutte le confessioni – e che le risorse che si libereranno non finiscano nel calderone del bilancio dello Stato ma siano destinate per sostenere quelle fasce della popolazione che più stanno soffrendo la crisi e per investimenti nella sanità, nella scuola e nell’assistenza.

Sosterrete il referendum dei Radicali che propone l’abolizione della ripartizione delle quote non espresse?

No perché i valdesi generalmente non sostengono le iniziative di un partito politico, qualunque esso sia. Nella nostra storia recente abbiamo preso esplicitamente posizione solo in tre occasioni, ovvero i referendum per confermare il divorzio, l’aborto e per abrogare la legge 40 sulla fecondazione assista. Si trattava di questioni importanti che riguardavano i diritti della persona e la libertà di coscienza di ciascuno. Nel caso del referendum sull’otto per mille invece preferiamo non schierarci come Chiesa. Poi ciascuno potrà fare liberamente le proprie scelte.

Quello delle cosiddette “famiglie plurali” è stato un altro tema controverso. Come si è svolto di dibattito?

Il dibattito è proseguito e proseguirà soprattutto nelle Chiese locali. Entro il 2017, cinquecentenario della Riforma protestante, vorremmo arrivare ad un documento di tutta la Chiesa valdese che ridefinisca il tema delle nuove famiglie, tenendo conto dei mutamenti della società negli ultimi 40 anni. Alcuni nodi, come quello delle benedizioni delle coppie omosessuali – fra l’altro a Roma, nel mese di maggio, c’è stata la benedizione di una coppia di due donne –, sono piuttosto controversi, perché entrano in gioco diverse sensibilità e differenze culturali. E proprio per questo il dibattito deve procedere con calma, con i necessari approfondimenti e con un confronto aperto per arrivare ad un documento condiviso da tutti. Anche perché quando un documento viene approvato ufficialmente – l’ultimo sulla famiglia è del 1970 – diventa poi vincolante e ha delle conseguenze, anche nelle relazioni con le altre Chiese.

Nel discorso che lei ha tenuto subito dopo la riconferma come moderatore della Tavola, ha detto che quella valdese vuole essere «una Chiesa liberal che però non vuole spegnere lo Spirito». Ci spieghi meglio…

Nell’immaginario comune siamo visti come una Chiesa molto liberal, senza gerarchia, senza grandi strutture, tollerante e socialmente impegnata. Insomma più che una Chiesa, una comunità. Siamo contenti di questo, ma vogliamo sottolineare che non siamo una Chiesa “imborghesita”. Agiamo animati dallo Spirito santo e la nostra missione fondamentale è l’annuncio della “buona notizia” di Gesù Cristo.

Cosa ne pensa dell’elezione di papa Francesco e dei primi mesi di pontificato?

Seguiamo con attenzione e con apprezzamento quello che sta avvenendo. Ci sembra di cogliere degli aspetti molto positivi, speriamo con fiducia che arrivino anche i frutti.

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