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Il papa disarma le crociate di L.Kocci

Luca Kocci
il manifesto, 20 settembre 2013

Mettere da parte i toni da crociata sulle questioni etiche come aborto, contraccezione e coppie omosessuali, senza però stravolgere i fondamenti della dottrina cattolica. Modificare le strutture di governo della Chiesa verso una maggiore collegialità, tenendo presente che per fare le riforme ci vuole tempo.

Sono questi i nodi centrali affrontati da papa Bergoglio in una lunghissima intervista pubblicata ieri dalla Civilità cattolica, frutto di 3 incontri estivi con il direttore del quindicinale dei gesuiti, p. Antonio Spadaro. La sede scelta è significativa: Civiltà cattolica – fondata nel 1850 con l’appoggio di Pio IX per difendere la “civiltà cattolica” dalle nuove idee liberali – è la rivista “ufficiosa” della Santa sede, tanto che le bozze, prima di essere date alle stampe, vengono lette, e corrette, dalla Segreteria di stato vaticana. E anche dei tempi: dieci giorni prima che la commissione degli otto cardinali nominati dal papa si incontri (1-3 ottobre) per avviare la riforma della Curia romana. Quella di Bergoglio è allora una sorta di intervista programmatica, per dare la linea.

Tanti i temi affrontati, sia personali che “politici”, a cominciare dai «principi non negoziabili» – vita dal concepimento alla morte naturale, famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna – codificati a suo tempo da papa Ratzinger. «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi», dice Bergoglio, che ammette di non aver «parlato molto di queste cose e questo mi è stato rimproverato» (dai settori più conservatori). Ma aggiunge subito: «Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce». Cita in particolare i gay, ricordando quello che già aveva detto sull’aereo di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù, a fine luglio: «Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla». E del resto, precisa, «dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo».

I toni sono più morbidi di quelli usati dai suoi predecessori («chi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva», dice Bergoglio) e aprono qualche piccolo spiraglio, anche nei confronti di altre persone come i divorziati («Bisogna sempre considerare la persona», «nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione»). Ma, dall’altra parte, c’è la riconferma che il pensiero della Chiesa resta lo stesso, perché anche quando Bergoglio afferma che «è errata la visione della dottrina come un monolite da difendere senza sfumature», precisa che ad essere modificati possono essere «norme e precetti secondari».

Sulla riforma della Curia e delle istituzioni ecclesiastiche, le aperture di Bergoglio sembrano più decise. I dicasteri romani «corrono il rischio di diventare organismi di censura» mentre molte questioni dovrebbero essere affrontate dai vescovi locali. «Voglio consultazioni reali, non formali» con i concistori (la riunione dei cardinali) e dei sinodi (la riunione dei vescovi), dice il papa, che parla di «collegialità episcopale» e afferma che «sinodalità (la Chiesa non usa la parola democrazia, che non è prevista, ndr) va vissuta a vari livelli». Ma avverte che le riforme non possono realizzarsi «in breve tempo», anche se «a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di fare dopo».

C’è anche un passaggio sulle donne, molto ambiguo. Perché da un lato Bergoglio esalta, come già Wojtyla e Ratzinger, la donna («la donna per la Chiesa è imprescindibile», «Maria, una donna, è più importante dei vescovi») e ipotizza nuovi ruoli («il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti»); ma dall’altro precisa di fare attenzione a «non confondere la funzione con la dignità» e di temere «la soluzione del “machismo in gonnella”, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo». Una chiusura quindi ad ogni ipotesi di donne prete nella Chiesa cattolica, come del resto aveva già fatto sullo stesso volo da Rio: «La Chiesa ha parlato e ha detto no con una formulazione definitiva, quella porta è chiusa».

Insomma il solito mix di aperture e chiusure – come Bergoglio ha più volte fatto in questi sei mesi di pontificato – che lasciano intravedere riforme ma che fino ad ora restano confinate nelle affermazioni. Nelle prossime settimane però dovranno tradursi in atti effettivi di governo. Oppure restare parole.

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Bergoglio ai medici: «Diffondete la cultura della vita»

Luca Kocci
http://lucakocci.wordpress.com

Dopo aver letto l’intervista di Bergoglio pubblicata giovedì da Civiltà cattolica, molti hanno parlato di un papa rivoluzionario («Le parole rivoluzionarie del Papa», titolava in prima pagina il Corriere della sera). Ascoltando invece il discorso che ieri Francesco ha rivolto ai ginecologi cattolici ricevuti in Vaticano – tutte incentrate sul tema della difesa della vita e della lotta contro l’aborto –, sembrava di sentire le parole di Ratzinger, pacate nei toni, identiche nei contenuti.

Eppure il pensiero di Bergoglio non è sdoppiato ma unico, e fino ad ora tiene insieme i due aspetti: l’addio ai toni da crociata dei suoi predecessori contro gli infedeli relativisti e la conferma degli aspetti fondamentali della dottrina cattolica («Pop e conservatore» titolava il manifesto all’indomani dell’elezione al soglio pontificio). Una pastorale meno rigida e più inclusiva nei confronti dei “lontani” sembra essere la vera novità di questi primi mesi. Insieme ad una riforma della Curia e degli organismi finanziari che forse verrà nei prossimi mesi. E c’è da aspettarsi che entrambe saranno ostacolate dai settori più conservatori. A questo proposito, oggi potrebbe essere annunciata la nomina del prefetto della Congregazione per il clero (il dicastero che si occupa dei preti di tutto il mondo): va via il cardinale ratzingeriano e ultraconservatore Mauro Piacenza (molto legato al card. Bertone, segretario di Stato uscente), che andrà alla Penitenzieria apostolica, il tribunale che si occupa di indulgenze e confessioni. Al suo posto arriva l’arcivescovo Beniamino Stella, un diplomatico come il nuovo segretario di Stato entrante Pietro Parolin, in passato nunzio a Cuba e in Colombia, ora presidente della Pontificia accademia ecclesiastica, la scuola di formazione dei diplomatici della Santa sede. Lo spoil system continua.

Il magistero sui «principi non negoziabili» però non si incrina, come dimostra il discorso di ieri ai ginecologi: la battaglia contro l’aborto resta la “linea del Piave”. Constatiamo «i progressi della medicina», ma «riscontriamo il pericolo che il medico smarrisca la propria identità di servitore della vita», ha detto Bergoglio. Colpa del «disorientamento culturale» che «ha intaccato» anche «la medicina», per cui «pur essendo per loro natura al servizio della vita, le professioni sanitarie sono indotte a volte a non rispettare la vita stessa». «Si attribuiscono alla persona nuovi diritti, a volte anche presunti diritti», aggiunge, e «non sempre si tutela la vita come valore primario». «Ogni bambino non nato ma condannato ingiustamente ad essere abortito – affonda Bergoglio – ha il volto di Gesù Cristo». C’è poi l’appello ai medici ad essere «testimoni e diffusori di questa cultura della vita» all’interno delle strutture sanitarie: «I reparti di ginecologia sono luoghi privilegiati di testimonianza e di evangelizzazione». Il papa non la nomina, ma l’invito all’obiezione di coscienza pare evidente. E a ribadire l’inamovibilità dei principi non negoziabili è anche il convegno internazionale sulla famiglia che si conclude oggi in Vaticano. Mons. Paglia, “ministro” della famiglia, auspica la redazione di una Carta internazionale dei diritti della famiglia per difenderla dalle «usurpazioni» e dagli «attacchi violentissimi» cui è sottoposta. E il presidente dei giuristi cattolici, D’Agostino bolla come «famiglia sintetica» tutti i tipi di unione che non siano quelle fra uomo e donna fondate sul matrimonio: frutto di uno «spirito malato», non basate su un progetto «ma sull’immediatezza dei sentimenti», senza futuro.

In mattinata, nella quotidiana messa a Santa Marta, Bergoglio ha avuto un’uscita delle sue, a testimonianza della sua capacità di tenere insieme dottrina e popolo. «L’avidità del denaro è la radice di tutti mali», ha detto nella breve omelia, aggiungendo subito: «E questo non è comunismo, è Vangelo». E così ha riequilibrato quanto aveva detto a Civiltà cattolica: «Non sono mai stato di destra».

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