Home Chiese e Religioni Confusa e (quasi) felice. La comunità cattolica internazionale dopo l’intervista di Bergoglio

Confusa e (quasi) felice. La comunità cattolica internazionale dopo l’intervista di Bergoglio

Ludovica Eugenio
Adista Notizie n. 34, 5 ottobre 2013

Che l’intervista rilasciata da papa Francesco a p. Antonio Spadaro e pubblicata sulle riviste dei gesuiti di tutto il mondo abbia causato una quantità impressionante di reazioni e commenti non stupisce. Nell’intervista, infatti – già di per sé un modo di comunicare decisamente insolito per un papa – Bergoglio stila in modo informale, colloquiale e diretto una sorta di linea programmatica del proprio pontificato, che abbraccia molte e diverse sfere della vita della Chiesa (nonché della sua vita personale).

Un cambiamento, una riforma ci sarà, rassicura il papa, anche se insiste sulla necessità di un tempo di discernimento: «Molti pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace». Quel che è certo, è che «sentire con la Chiesa» implica che «l’insieme dei fedeli è infallibile nel credere, e manifesta questa sua infallibilitas in credendo mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo che cammina». Il papa insiste sul sensum fidei, dunque, inteso in senso collettivo, come processo dinamico.

Nell’intervista, Bergoglio puntualizza anche quanto affermato nel suo viaggio di ritorno dal Brasile sui gay: «A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali” perché mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro ho detto che, se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo», spiega Francesco, sottolineando che «la religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente», ma anche che la libertà data da Dio all’essere umano rende impossibile «l’ingerenza spirituale nella vita personale».

Da notare la novità di un papa che parla di “opinione” della Chiesa e non, come sempre si legge, di “insegnamento”, e che ritiene “impossibile” ingerirsi nella vita spirituale delle persone per la libertà che ha dato loro Dio. Considerando che secondo Francesco la coscienza è il più profondo metro di misura dei propri peccati, toccherà forse rivedere l’impostazione dei precetti della morale cattolica?Quanto ai temi consueti della bioetica, «non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi», afferma il papa. «Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione».

Bergoglio è spiazzante anche riguardo al dissidio tra conservazione e rivelazione. «Le lamentele di oggi su come va il mondo “barbaro” – si legge nell’intervista – finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell’oggi». Dio infatti si manifesta «in una rivelazione storica, nel tempo»; «non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi». Ecco perché, osserva Bergoglio, è importante «privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove». In tale processo, dubbio, incertezza, umiltà sono le coordinate del “viaggio”: «L’atteggiamento corretto è quello agostiniano», afferma il papa, «cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre. E spesso si cerca a tentoni, come si legge nella Bibbia».

Ne consegue che «se il cristiano è restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente. La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante». La certezza dogmatica di Bergoglio è che «Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio».

Bergoglio si è espresso anche sul ruolo della donna. «È necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa», ha detto. «Temo la soluzione del “machismo in gonnella”, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile». «Il genio femminile – ha concluso – è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa».

 

Di seguito pubblichiamo una selezione di commenti di teologi, teologhe, associazioni e  della stampa internazionale.

Juan José Tamayo, segretario dell’Associazione Teologi e Teologhe Giovanni XXIII:«La mia prima impressione leggendo l’intervista di papa Francesco è che forse siamo di fronte a un cambiamento significativo delle priorità dell’attuale pontificato e al recupero dell’orientamento riformatore del Concilio Vaticano II». «Il suo proposito è tornare al Vaticano II recuperando il suo spirito solidale con le persone escluse». «Ciò implica un cambiamento storico? Forse, se si procede con la riforma della Chiesa in profondità a partire dall’opzione per la maggioranza marginalizzata e si restituisce alle donne il protagonismo che è stato negato loro da secoli. Solo allora tornerà la primavera nella Chiesa, dopo 40 anni di inverno».

Leonardo Boff, teologo brasiliano:«Vale la pena ricordare nuovamente che l’attuale papa viene da fuori, dalla periferia della Chiesa centrale europea. Porta su di sé un’altra esperienza ecclesiale, con nuovi costumi e una maniera diversa di sentire il mondo con le sue contraddizioni. (…). Ha la consapevolezza di venire da un altro modo di essere Chiesa, maturato nel Terzo Mondo. (…). L’opzione per i poveri, riaffermata dagli ultimi papi, era solo retorica e concettuale. Non c’era l’incontro con il povero reale e sofferente. Con Francesco avviene esattamente il contrario: l’annuncio è pratica affettiva ed effettiva».

José María Castillo, teologo spagnolo:«Questo papa fa notizia a livello mondiale perché ha preso sul serio il Vangelo. E ancora più seriamente la centralità di Gesù nella vita. Il fulcro non è la religione e i suoi riti, né i dogmi e le ortodossie. Di niente di tutto questo parla Francesco. Qui non si ascolta la cantilena della predica clericale, moralizzante, minacciosa e spesso escludente. Il futuro della Chiesa è nel recupero del suo passato. Il passato che ci porta dritti a Gesù di Nazareth. Se non ci incamminiamo per questa strada la Chiesa non andrà da nessuna parte. Se il Vangelo è il centro, a essere decisiva non sarà la religione. Il centro sarà l’umanità, tutto ciò che ci rende umani».

Juan Masiá Clavel, teologo gesuita:«Contro il vizio del fanatismo, la virtù dell’incertezza. Abbondano oggi i fanatismi religiosi, politici e ideologici». «E la giustificazione di tutti questi fanatismi fa leva sulla retorica delle certezze assolute, sostenute dalle intolleranze, a volte teiste, a volte atee, ma sempre escludenti e discriminanti: i mali sono dall’altra parte che si distingue chiaramente dalla nostra e che si suppone meriti di essere annientata per il solo fatto di essere differente. Per questo, quello che mi è piaciuto di più nella tanto commentata intervista di papa Francesco è la sua capacità di pensare dubitando, di credere avendo fiducia». «È una dose curativa di sana incertezza, terapia contro i fanatismi».

William Saletan (Slate):«Il significato è chiaro: la Chiesa, come altre istituzioni, sbaglia. Quattro secoli fa, sbagliò sul cosmo. Un secolo e mezzo fa, sbagliò sulla schiavitù. Man mano che la scienza evolve, ad esempio sull’orientamento sessuale, la Chiesa “crescerà nella sua comprensione” e “maturerà nel suo giudizio”? Vi posso dire come risponderebbe Francesco a questa domanda: lo sa Dio».

Jean Mercier (La Vie):«Con la schiettezza che gli è propria, il papa si è dato ad una critica virulenta della sua Chiesa». «Per Francesco, è urgente che il cattolicesimo si riprenda: “La Chiesa ha vissuto tempi di genialità, come ad esempio quello del tomismo. Ma vive anche tempi di decadenza del pensiero. (…) Nel pensare l’uomo, dunque, la Chiesa dovrebbe tendere alla genialità, non alla decadenza”. Qui si sente l’appello di Giovanni XXIII all’aggiornamento, che ha ispirato il Vaticano II».

Thomas Reese, teologo gesuita statunitense:«A differenza di molti, Jorge Mario Bergoglio ha imparato dai suoi errori e ha seguito uno stile completamente diverso rispetto a quando era arcivescovo di Buenos Aires (…). Il metodo di imparare dai propri errori è molto ignaziano e riflette quanto Francesco sia imbevuto della spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola e quanto sia esperto nei suoi esercizi spirituali. Papa Francesco può talvolta sembrare un francescano, ma pensa sempre come un gesuita. I temi degli esercizi spirituali ritornano ripetutamente nell’intervista (…). Il discernimento sarà importante per lui in quanto papa. Le decisioni non saranno dedotte da posizioni teologiche; piuttosto, “i grandi princìpi devono essere incarnati nelle circostanze di luogo, di tempo e di persone”».

Mary E. Hunt, cofondatrice della Women’s Alliance for Theology:«Se è vero che papa Francesco ha minimizzato alcuni dei temi “caldi” – l’aborto, i matrimoni gay e l’uso di metodi contraccettivi – dicendo che non è necessario parlare di questi problemi per tutto il tempo, è anche vero che in nessun modo li sconfessa: “L’insegnamento della Chiesa, del resto, è chiaro e io sono un figlio della Chiesa …”, ha detto. (…) Osservo tutto ciò semplicemente per non vedere il dito al posto della luna».

Suor Jeannine Gramick, cofondatrice di New Ways Ministry:«La sua visione del mondo è molto diversa da quella degli ultimi 35 anni… [cioè che] noi abbiamo la verità e la proclamiamo e non possiamo deviare da essa. Nell’intervista, [il papa] parla spesso di incertezza… Viene da una visione del mondo che dice che la verità c’è, ma che siamo alla ricerca di quella verità. Speriamo che la Chiesa si apra a cose nuove».

Hans Küng, teologo svizzero:«Papa Francesco riconosce l’importanza di questioni come la contraccezione, l’omosessualità e l’aborto. Ma si rifiuta di porre queste domande troppo al centro della missione della Chiesa. Egli invoca giustamente un “nuovo equilibrio” tra questi aspetti morali e gli impulsi essenziali del Vangelo stesso. Ma questo equilibrio può essere raggiunto solo quando si realizzano le riforme che sono state rimandate più e più volte, in modo che queste tali morali fondamentalmente secondarie non privino la proclamazione del Vangelo della sua “freschezza e attrattiva”. Questa sarà la grande sfida per Francesco».

Commonweal, rivista cattolica statunitense:«Per coloro che vogliono che il papa sia più un pastore che un oracolo, Francesco è senza dubbio la risposta a molte preghiere. Ma ancora più disarmante della sua umiltà è l’apertura di Francesco, e la sua fiducia nel futuro. (…) Si tratta di una fede accompagnata dalla certezza che ciò che è nuovo nella Chiesa può essere una rivelazione piuttosto che una corruzione».

Richard Rohr, teologo statunitense:«Papa Francesco è diventato un invito vitale e felice a tutta l’umanità, anche oltre i confini troppo stretti del cristianesimo, invece di un buttafuori in piedi davanti alle porte sempre aperte del cielo. Già solo per questo ha cambiato il papato, forse per sempre. Sarà molto difficile tornare indietro del tutto».

Conférence Catholique des Baptisé(e)s Francophones (CCBF):«Il papa torna all’essenziale. Mette da parte una Chiesa legalista e moralizzatrice per mettere al centro una Chiesa della misericordia, che definisce “ospedale da campo” perché cura i cuori feriti. La sua “prima riforma” è quella di un profondo cambiamento di prospettiva. Il papa fa della Chiesa una annunciatrice dell’amore di Dio e non una guardiana di piccole dottrine. La Conferenza accoglie con entusiasmo questa riforma che è alla base di tutte le altre».

John O’Malley, gesuita, professore di teologia alla Georgetown University:«Nei pochi mesi da papa, Jorge Mario Bergoglio ha dato prova della sua intenzione di promuovere la collegialità. Ha, inoltre, fornito un meraviglioso esempio del servo-leader, che è un altro tema del Concilio e un corollario alla dottrina della collegialità. La sfida ora è di tradurre questo esempio in cambiamenti strutturali e quindi in qualche modo di garantire che il personale responsabile per l’efficace funzionamento della prima sedes lo appoggi con tutto il cuore e eserciti le sue funzioni in accordo con esso».

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