Home Chiese e Religioni Papa Francesco scomunica il prete australiano che sostiene il sacerdozio femminile

Papa Francesco scomunica il prete australiano che sostiene il sacerdozio femminile

Ingrid Colanicchia
Adista Notizie n. 34 del 05/10/2013

Evidentemente per papa Francesco «ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa» (così come ha dichiarato nell’intervista alla rivista dei gesuiti Civiltà cattolica, vedi notizia su questo numero) non si tradurrà in alcuna apertura rispetto al sacerdozio femminile, e d’altronde che la questione fosse chiusa l’aveva già detto di ritorno dalla Giornata mondiale della gioventù (v. Adista Notizie n. 29/13).

Lo conferma, proprio in questi giorni, la scomunica latae sententiae comminata all’australiano p. Greg Reynolds sembrerebbe a causa, tra le altre cose, del suo sostegno al sacerdozio femminile. La decisione gli è stata comunicata, secondo quanto racconta lo stesso Reynolds, il 18 settembre scorso da p. John Salvano, avvocato di diritto canonico della diocesi di Melbourne, che gli ha presentato il provvedimento firmato dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Gerhard Müller, e dal suo segretario, mons. Luis Ladaria, e redatto in latino.

«Papa Francesco – si legge nella lettera di cui il National Catholic Reporter ha ottenuto copia divulgandone i contenuti (24/9) – ascoltata la presentazione di questa Congregazione», essendo «già state prese le necessarie misure previe, con una decisione definitiva, inappellabile e non passibile di ricorso, ha decretato che al suddetto prete venga comminata la dimissione dallo stato clericale per il bene della Chiesa». Il documento, datato 31 maggio, accusa Reynolds di eresia (canone 751), lo scomunica per aver gettato o conservato «a scopo sacrilego» ostie consacrate (canone 1367); e cita il canone 1369 il quale stabilisce che chi pubblicamente «proferisce bestemmia od offende gravemente i buoni costumi o pronuncia ingiurie o eccita all’odio o al disprezzo contro la religione o la Chiesa» debba essere «punito con una giusta pena».

In una lettera del 20 settembre ai preti della sua diocesi, di cui dà conto ancora il Ncr, il vescovo di Melbourne, mons. Denis Hart, scrive che la «decisione di papa Francesco di dimettere p. Reynolds dallo stato clericale e di dichiarare la sua scomunica automatica è stata presa a causa delle posizioni da lui espresse pubblicamente sull’ordinazione femminile, contrarie agli insegnamenti della Chiesa, e per la pubblica celebrazione dell’eucaristia da parte sua nonostante non avesse la facoltà di agire pubblicamente come prete».

P. Reynolds, nell’agosto del 2011, aveva lasciato le due parrocchie in cui esercitava il ministero – da cui è stato successivamente sospeso – per poi fondare, l’anno successivo, il gruppo “Inclusive catholics” allo scopo di intraprendere un percorso (celebrazioni liturgiche incluse) con altri cattolici che condividono la stessa prospettiva sulla Chiesa.

Da chi sia partito il processo contro Reynolds non è dato sapere, visto che p. Salvano gli ha comunicato che sebbene mons. Hart avesse preso in considerazione l’ipotesi di azioni canoniche nei suoi confronti (comunicandolo allo stesso Reynolds con una lettera del 10 agosto 2012 pubblicata sul sito di “Inclusive catholics” in cui faceva riferimento alle eucaristie da lui celebrate: «Irregolari» sia per la sospensione dal ministero che dal punto di vista del diritto liturgico), non vi ha poi dato seguito.

«Vedo l’ordinazione delle donne come una questione di giustizia importante per il rinnovamento della Chiesa», ha detto p. Reynolds al Ncr. «La posizione attuale della Chiesa è sessista e aiuta a rafforzare l’oppressione delle donne». Quello che cerco di fare, ha proseguito, è di «incoraggiare la riforma e il rinnovamento nella Chiesa»: «Amo la Chiesa: sto solo cercando, nel mio piccolo, di aiutare a fare luce su alcune sue mancanze e suoi limiti». «Sono molto sorpreso – ha detto ancora – che questo provvedimento giunga sotto papa Francesco: sembra così incoerente con tutto ciò che ha detto e fatto».

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