Home Chiese e Religioni Vaticano, “sondaggio” su gay e divorziati. Ma in Italia sta arrivando in forte ritardo

Vaticano, “sondaggio” su gay e divorziati. Ma in Italia sta arrivando in forte ritardo

Orazio La Rocca
www.repubblica.it, 6 novembre 2013

“Entusiasmo” apparentemente unanime per le “chiese che si sono riempite di nuovo, per le messe sovraffollate e il boom delle confessioni”. Ma riserve, critiche e divisioni sull’accesso ai sacramenti per divorziati risposati, conviventi e coppie gay, un tema su cui tra i vescovi non c’è identità di vedute, ma che è oggetto del sorprendente sondaggio di 38 domande dedicate ai problemi della famiglie e al rapporto tra cattolici e coppie di fatto, omosessualità e divorziati risposati inviato dal Vaticano ai cattolici di tutto il mondo in preparazione del Sinodo sulle famiglie che si terrà l’ottobre del prossimo anno. Sondaggio inviato, dai vescovi Usa, nelle parrocchie statunitensi, e già distribuito in Inghilterra, in Francia, in Ungheria e in altri paesi europei. In Italia non si è stati altrettanto celeri, ritardo di alcuni giorni che ha fatto irritare l’arcivescovo Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo dei vescovi e organizzatore dello stesso sondaggio. “Ma perchè in Italia ancora non sono state distribuite le domande ai vescovi se non c’era nessun embargo?”, si è chiesto il monsignor Baldisseri nel tentativo di sbloccare lo stallo italiano. Dopo questo intervento il sondaggio è cominciato ad arrivare anche nelle diocesi italiane.

LE 38 DOMANDE

Eccolo l’effetto-Bergoglio che sta trasformando la vita delle parrocchie e delle diocesi italiane. In attesa delle grandi riforme strutturali della Curia vaticana, nelle “periferie” della Chiesa cattolica è già in corso quella che numerosi vescovi già definiscono “la vera rivoluzione” operata nei primi sette mesi di pontificato di papa Francesco, una “rivoluzione” che però in materia di morale e di accoglienza sacramentale per chi vive al di fuori delle attuali norme canoniche sta già provocando distinguo e divisioni tra i vescovi.

“Sicuramente nelle nostre parrocchie è tornata una ventata di aria fresca, c’è aria di rinnovamento e gioia di professare la propria fede”, ammette, ad esempio, il vescovo di Carpi Francesco Cavina, che vede in particolare “in papa Francesco una profonda capacità di farsi capire da tutti e specialmente dai giovani, ma anche da chi da tempo era lontano dalla Chiesa, come pure da quelle che vengono definite famiglie ferite, divorziati risposati, conviventi, coppie omosessuali che stanno tornando nelle nostre parrocchie con la speranza di essere accolti come tutti gli altri fedeli. Ma le norme attuali per ora non lo permettono”. Sulla particolare capacità del Papa di farsi capire dai giovani su sofferma anche Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, che il 28 agosto scorso ha accompagnato in udienza da Francesco 600 ragazzi della sua diocesi.

“Sono stati accolti come figli e salutati uno per uno – ricorda monsignor Ambrosio – il suo carisma ha fatto breccia nel cuore di tutti e il suo messaggio è stato semplice, immediato, incoraggiante. I giovani hanno colto tutta la fiducia che papa Francesco ripone in loro, specialmente quando ha detto: “voi siete artigiani del futuro, perché dentro di voi avete tre voglie: la voglia della bellezza, della bontà, della verità”. Gianpaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste vede, invece, come papa Francesco “nel risvegliare nuove energie nelle parrocchie abbia già fatto breccia in quelle aree dell’indifferenza, aree profondamente popolari specialmente in una città laica come Trieste”. E, “stando alla mia esperienza pastorale di questi ultimi mesi, vedo che il risveglio che sta sollevando Bergoglio è dovuto alla sua capacità di contatto con le persone, lui fa entusiasmare che lo vede e lo ascolta; quando parla scatta subito l’attenzione e si fa capire; e poi quando si incontra con i giovani, con loro è diretto, concreto, sincero e loro, i giovani, lo sanno e lo seguono con gioia ed orgoglio”.

Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina (diocesi suburbicaria di Roma) parla di “momento eccezionale, per le parrocchie, per i fedeli, per i giovani e, soprattutto, per noi preti perchè avvertiamo intorno a noi una nuova tensione, una attenzione diversa rispetto al passato. Il prete con papa Francesco – sottolinea Sigalini – non è più il solo rappresentante della parrocchia, ma è il dono del Signore per chi vive nella sua comunità, vicini e lontani. Come Francesco è capace di ascoltare, parlare e di stare con il suo popolo, così i sacerdoti devono fare altrettanto. E per la Chiesa è una nuova primavera”. “Ho pregato Dio per l’elezione di Bergoglio e sono stato ascoltato – confessa Carlo Ghidelli, arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona, ma ora residente nella parrocchia di S.Francesco al Fapponino presso il carcere di San Vittore,a Milano.

“Glielo dissi il 24 settembre a Casa Santa Marta, rivelandolgli pure – ricorda Ghidelli – che ero pronto a scommettere sulla sua elezione. ‘E quanto hai vinto?’ mi rispose scherzando. Sta conquistando tutti per i suoi gesti e per le sue parole, anche se qualche conservatore avanza qualche riserva. Ma la gente, anche i lontani, lo stimano, e c’è grande attesa per i divorziati risposati, coppie di fatto e famiglie ferite, per le quali al Sinodo sulla famiglia del prossimo anno potranno arrivare novità”. Stessa analisi da Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo: “Coppie di fatto, conviventi e divorziati risposati premono per avere i sacramenti, ma occorre attendere. Ma noi speriamo che al prossimo Sinodo sulla famiglia potranno arrivare indicazioni nuove e nuove forme di accoglienza. Quanto al resto, nelle parrocchie c’è grande entusiasmo. Piace e colpisce il suo modo di parlare e di farsi capire, specialmente dai giovani; e quanto parla di accoglienza e aiuto agli immigrati, un tema per me molto sensibile. Con Francesco la Chiesa è tornata ad essere credibile”.

“Sul piano dottrinale non credo che ci saranno rivoluzioni in materia di divorziati risposati, coppie omosessuali e conviventi”, nota Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli, “certamente i sacerdoti sono chiamati ad essere più accoglienti, ad aprirsi di più alle difficoltà, ai problemi delle famiglie ferite, seguendo proprio lo stile di papa Francesco. Ma la dottrina sul piano morale non cambierà. E’ dal 13 marzo, il giorno della sua elezione, che sono in visita pastorale in diocesi e sto vedendo da 7 mesi il grande entusiasmo che suscita Bergoglio, che pur in continuità con i suoi predecessori, è apprezzato per il suo modo di parlare, di approcciarsi con gli altri, specialmente con chi ha bisogno. E’ uno stimolo anche per noi vescovi”. “Fin dal primo momento che l’ho visto ho notato il lui una forte somiglianza con il beato Giovanni XXIII”, nota Loris Francesco Capovilla, arcivescovo emerito di Loreto e storico segretario di Giovanni XXIII. “Entrambi esprimono nei gesti e nelle parole bontà, amore, afflato paterno e la gente li ama”.

Prudenza dal cardinale Severino Poletto, arcivescovo emerito di Torino sulle coppie conviventi e divorziati risposati, per le quali lamenta che “papa Francesco è stato sostanzialmente frainteso come se avesse annunciato chissà quali immediate aperture; in realtà per le famiglie ferite ha chiesto accoglienza e misericordia nella verità. E per chi lo vuole c’è la ‘comunione spirituale’. Per cui non ha fatto nessuno strappo. E novità sul piano dei sacramenti non ci saranno. La novità è nei suoi gesti, nel suo modo semplice e popolare di parlare con quei ‘buona sera!’, ‘buon giorno!, ‘buon appetito!’. Piace inoltre il suo modo semplice di vestire, la sua voglia di contatto con la gente, le sue udienze durano ore proprio perchè alla fine vuole salutare più gente possibile”.

“Con papa Francesco si è risvegliato l’orgoglio di essere cristiani e il senso di fraternità nelle parrocchie”, riferisce Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare dell’Aquila, che nota pure “come la gente chieda ai parroci di fare come fa il Papa, per cui le chiese si sono riempite di nuovo, le confessioni aumentano e le coppie irregolari come i conviventi e i divorziati risposati premono sui preti più del passato per avere i sacramenti costringendo i vescovi a mediare in attesa di novità canoniche che potrebbero arrivare al prossimo Sinodo sulle famiglie”.

“Io sono stato un suo umile compagno di viaggio nella visita ad Assisi del 4 ottobre scorso”, rammenta Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi: “Per me è stata una esperienza unica ed irripetibile perchè ho visto da vicino con quanta passione e con quanto entusiasmo papa Francesco parla al cuore di tutti, grandi e piccoli, vicini e lontani, e specialmente malati e sofferenti. Con lui nella Chiesa c’è stato un robusto colpo d’ala verso nuovi orizzonti e le parrocchie si sono riempite. Ad Assisi, poi, i pellegrini sono in costante aumento”. “Ad essere più sorpresi – conclude Carlo Mazza, vescovo di Fidenza – sono i cosiddetti lontani, gli indifferenti, i non credenti che con Francesco si sentono spiazzati. Avvertono che il Papa è coerente con la dottrina, ma sanno che la sua parole è sincera ed autentica, specialmente quando parla di accoglienza e di ascolto. Tutti si sentono amati e il messaggio cristiano arriva nel cuore e nell’anima

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Svolta storica del Papa. Questionario on line su gay e coppie di fatto

Franca Giansoldati
Il Messaggero, 6 novembre 2013

La rivoluzione di Bergoglio è (anche) una specie di mini concilio on-line, anche se la definizione
forse farà storcere il naso ai puristi in Vaticano. A pensarci bene però la straordinaria iniziativa
voluta da Papa Francesco di sondare la Chiesa intera, cioè un miliardo e duecento milioni di
cattolici nel mondo, attraverso un questionario che sarà divulgato a breve da un’esercito di vescovi
e parroci sui siti diocesani per capire cosa pensa la comunità globale su famiglia allargata,
contraccezione, coppie di fatto, rapporti prematrimoniali, divorziati risposati e, persino, sui figli
adottati da una coppia di omosessuali, è un evento con ben pochi precedenti storici.

Una svolta epocale che per la prima volta introduce il peso dell’opinione pubblica nel processo decisionale della Chiesa. Il sondaggio è strutturato in 38 domande suddivise per diverse aree tematiche (vita, famiglia, matrimoni irregolari, matrimoni difficili, unioni gay, educazione dei figli). I dati raccolti verrano elaborati a Roma e serviranno da piattaforma per il Sinodo sulla famiglia, fissato per la primavera dell’anno prossimo, un maxi raduno al quale prenderanno parte i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

Per un paio di settimane i padri sinodali saranno impegnati a riflettere e confrontarsi a porte chiuse sotto la guida di monsignor Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi (un organismo di curia rinora relegato in secondo piano ma destinato in futuro ad acquisire sempre più peso specifico), del teologo Bruno Forte e del cardinale ungherese Peter Erdo.

Alla fine del lungo dibattito verrà redatto un documento destinato al Papa, al quale spetterà poi prendere decisioni importanti in tema di pastorale familiare. L’ultima parola sarà la sua. Difficile però che voglia intaccare la dottrina, o i principi contenuti nel Catechismo, semmai
questo metodo sembra anticipare l’arrivo di importanti aperture dal punto di vista pastorale che
riguarderanno l’atteggiamento da riservare verso tante situazioni irregolari. Come per esempio la
comunione ai divorziati risposati, o il battesimo ai figli di coppie gay.

La novità maggiore in tutto questo è costituita dal fatto che anche i singoli fedeli se vorranno
potranno inviare direttamente le loro risposte a Roma, dato che le conferenze episcopali si sono
impegnate a diffondere il formulario on-line. I vescovi inglesi e alcune diocesi americane hanno già
provveduto a farlo a tempo di record. Sul sito della Cei, invece, ancora non è stato messo nulla.

Bisognerà aspettare. Papa Bergoglio con questa iniziativa conferma la volontà di «rendere il Sinodo
dei vescovi un vero ed efficace strumento di comunione attraverso il quale esprimersi e realizzare la
collegialità tanto auspicata dal Concilio». Visto il poco tempo a disposizione le risposte dovranno
arrivare entro la fine di gennaio. L’intero processo (che potrebbe portare a cambiamenti sul tema
della comunione ai divorziati risposati e su quello della pastorale per le coppie di fatto) durerà due
anni e prevede tre tappe: il Sinodo Straordinario del 2014, l’Incontro mondiale delle Famiglie e il
Sinodo Ordinario dell’ottobre successivo.

Un percorso di apertura del genere potrebbe comportare alcuni rischi, dicono in Vaticano: «si sa come inizia ma non si sa dove possa portare». Monsignor Forte è il primo ad esserne consapevole: «Dare spazio così ampiamente all’ascolto significa correre questi rischi». In qualità di arcivescovo di Chieti e Vasto, ha già provveduto a distribuire il questionario, incaricando l’ufficio diocesano della pastorale giovanile di fare da coordinamento. I risultati si vedranno. Intanto il vento delle novità soffia forte.

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