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Il verminaio circonda Francesco

Marco Politi
il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2013

Papa Francesco è sotto tiro. Troppo insistenti i suoi interventi contro il sistema delle tangenti, della
corruzione, del “pane sporco”. Perché di sistema si tratta, non di singoli peccatori. Le parole pacate
e perciò più pesanti del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, sono un segnale
allarmante. Il sistema del malaffare è “innervosito” e non tollera una strategia papale di pulizia a
360 gradi. Non c’è bisogno di pensare a mezzogiorni di fuoco. C’è da rendersi conto invece che si apre una
fase di scontro sotterraneo.

La svolta di Francesco tocca interessi corposi, disturba intrecci di malaffare tra mafie e settori
clericali, infastidisce profittatori piccoli e grossi, suscita robuste resistenze passive. C’è un
verminaio su cui fare luce. Le operazioni opache dell’Apsa, le centinaia di posizioni chiuse allo Ior
di cui nulla si sa, suore con 150.000 dollari in mazzette da cento , vescovi (come l’ex di Urbino,
mons. Marinelli) che guadagnano ufficialmente meno di 1.500 euro al mese e fanno bonifici a
parenti per oltre un milione.

E questo in un paese dove in tribunale è stato certificato che Berlusconi
ha negoziato con la mafia, mentre il suo mediatore Dell’Utri appare regolarmente sui media come
opinion maker e il ministro della Giustizia Cancellieri considera “non giusto, non giusto, non
giusto” mettere in prigione chi, come i Ligresti, ha frodato e sottratto a risparmiatori e fisco
centinaia di milioni. Per tacere dei milioni rapinati alla collettività per “attività politiche” rivelatesi
ingordamente private. Malavita e mala-abitudine di far finta di niente, magari invocando a
sproposito il garantismo, trascendono ogni frontiera confessionale. Anzi, le sporche alleanze si
basano sul ripudio di ogni credo.

Nel verminaio Francesco è destinato – se insiste – a diventare una figura sempre più scomoda. Da
frenare e neutralizzare. I suoi appelli toccano la coscienza di tutti. Sarebbe importante una diretta
assunzione di responsabilità da parte del mondo cattolico nelle sue articolazioni, perché si sappia
chi è dalla parte di Francesco e con quali mezzi si vuole combattere la sua battaglia

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Corruzione, Papa Francesco: “Scandaloso chi dona alla Chiesa ma ruba allo Stato”

Francesco Antonio Grana
www.ilfattoquotidiano.it

“No alla doppia vita dei benefattori della Chiesa che rubano allo Stato”. Dopo aver puntato il dito contro i devoti della “dea tangente”, Papa Francesco ha preso di mira, nell’omelia della Messa celebrata a Santa Marta, i “cristiani e i preti corrotti”, definendo la loro vita “una putredine verniciata“, che “meritano di essere gettati nel mare con una macina al collo”.

Bergoglio ha spiegato ai fedeli presenti la differenza tra essere peccatori ed essere corrotti. “Chi pecca e si pente, – ha affermato il Papa – chiede perdono, si sente debole, si sente figlio di Dio, si umilia, e chiede proprio la salvezza a Gesù”. Ma il corrotto, invece, scandalizza e “continua a peccare e fa finta di essere cristiano: ecco la doppia vita. E la doppia vita di un cristiano fa tanto male. C’è chi dice: ‘Ma padre, io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa’. Ma con l’altra mano, ruba: allo Stato, ai poveri. È un ingiusto. Questa è la doppia vita. E questo merita, lo dice Gesù non lo dico io, – ha aggiunto Francesco – che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Non parla di perdono, qui Gesù”.

Bergoglio ha sottolineato che “tutti noi dobbiamo dirci peccatori. Sì, tutti lo siamo. Corrotti no. Il corrotto è fisso in uno stato di sufficienza, non sa cosa sia l’umiltà. Gesù, a questi corrotti, diceva: ‘La bellezza di essere sepolcri imbiancati’, che appaiono belli, all’esterno, ma dentro sono pieni di ossa morte e di putredine. E un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è uno di questi corrotti. Tutti – ha proseguito il Papa – conosciamo qualcuno che è in questa situazione e quanto male fanno alla Chiesa! Cristiani corrotti, preti corrotti. Quanto male fanno alla Chiesa! Perché non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità”.

Una mondanità spirituale, già condannata più volte da Papa Francesco in questi primi otto mesi di pontificato, che Bergoglio ha voluto spiegare nuovamente citando ciò che afferma san Paolo nella lettera ai cristiani di Roma: “Non uniformatevi alla mentalità di questo mondo”. “Anzi – ha precisato il Papa – il testo originale è più forte perché afferma di non entrare negli schemi di questo mondo, nei parametri di questo mondo, ovvero nella mondanità spirituale”. Francesco, ha terminato la sua meditazione spiegando che la vita del corrotto è “una putredine verniciata. E Gesù – ha aggiunto il Papa – semplicemente non chiamava peccatori questi, ma diceva loro che erano ipocriti. Gesù non si stanca di perdonare, soltanto alla condizione di non voler fare questa doppia vita, di andare da lui pentiti. Chiediamo oggi – ha concluso Bergoglio – la grazia di riconoscerci peccatori: siamo tutti peccatori. Peccatori, sì. Corrotti, no”.

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Francesco accusa ma il Vaticano fa affari con il lusso

Alessandro Ferrucci e Carlo Tecce
il Fatto Quotidiano, 12 novembre 2013

Ancora un ceffone di papa Francesco: “La doppia vita di un cristiano fa male, tanto male. Chi fa
donazioni per la Chiesa e ruba ai poveri e allo Stato va gettato in mare. I corrotti sono putridi”.
Un pezzo di doppia Chiesa, che non fa opere di bene e ansima per l’affare facile, la trovate nel
gomito di sampietrini che anticipa piazza Navona, la pregiata via Zanardelli, tra il Tevere e la
Cassazione.

Ingresso di un palazzo d’epoca, suggestivo e imponente, proprietà vaticana.
L’impalcatura segnala ristrutturazioni frenetiche, urgenti.
Portale di legno spalancato, vetrina soffusa a scomparsa e un bancone sbrilluccicoso con due
ragazze gentili. Di fronte a una statua di gesso con la testa mozzata, attrazione da circo per i turisti
più distratti, ci sono tre stelle dorate, non i tre voti religiosi: castità, povertà, obbedienza.

Questo è l’albergo di lusso di Propaganda Fide, il dicastero che coordina le attività missionarie e
gestisce un patrimonio immobiliare di miliardi e dovrebbe, pare, evangelizzare i popoli. Qui i
popoli vengono ospitati, a pagamento ovvio. In stanze di lusso con splendidi falsi d’autore in olio su
tela, divani di pelle sintetica, vasi di plastica simil porcellana: 100 o 150 euro a notte, le esenzioni
fiscali per il Vaticano creano un mercato incredibile. Propaganda Fide ha stravolto il terzo e il
quarto piano di via Zanardelli 23: no, non è roba vecchia che la vecchia Chiesa conserva. La
concessione è di fine aprile con Jorge Bergoglio già nominato pontefice e divenuto Francesco.

L’ultima inaugurazione è di settembre e le pareti emanano pittura fresca. Il libro per lasciare un
ricordo scritto è strapieno di messaggi in inglese o tedesco. Per fare cassa Propaganda Fide ha
affidato al “Burcardo srl” la gestione di questi appartamenti. Società con piccolo capitale versato,
fondata appena cinque anni fa, l’amministratore del “Burcardo” si chiama Maurizio Stornelli,
fratello di Sabatino, ex altissimo dirigente di Fin-meccanica e di Selex Service Management (era
ad). Gli Stornelli sono stati coinvolti in un’inchiesta dei magistrati di Napoli: appalto “Sistri”,
tracciabilità dei rifiuti e “violazione sui contratti pubblici”.

La retata di aprile ha provocato 22 arresti, nel gruppo c’erano anche i fratelli Stornelli. “Burcardo”
ha numerose strutture, sempre di Propaganda Fide: vasche idromassaggio, carte da parati, lettoni
stile Putin. L’investimento è ghiotto e così il dicastero di cardinal Fernando Filoni vuole trasformare
in albergo l’intero palazzo di via Zanardelli, per due piani ancora affittato a un negozio di orologi
dal 1986 e a uno studio legale dal 1954. Propaganda Fide vuole rescindere i contratti di locazione e
aumentare, anzi raddoppiare il numero di camere, forse 14 non sono sufficienti. E poi la terrazza
che sormonta l’angolo di piazza Navona, open bar dove servono aperitivi con vista Cupolone e ti
invitano a fumare in posacenere da bancarella, sarebbe sfruttata a regime, al massimo.

Le lettere per il contenzioso sono già partite, ma sarà impossibile far desistere il dicastero. Non
sarebbe il primo sfratto. Centinaia di piccole e antiche case, distribuite negli anni 50 e 60 ai
ristoratori dei Castelli Romani che lavoravano nella Capitale, a tante vedove con figli, a orfani con
parenti, sono già liberi da tempo. E nessuna carta bollata ha fermato il Vaticano. E nessuno scrupolo
ha fermato “i doppi cristiani” che volevano il guadagno facile, lucravano e lucrano su donazioni di
fedeli che volevano finanziare la Chiesa per finanziare i più deboli. Francesco disse: “I conventi
chiusi vanno dati ai rifugiati, non vanno fatti alberghi”. A Propaganda Fide non ascoltano il Papa
oppure il Papa non riesce a farsi ascoltare. Perché i conventi restano chiusi, ma di alberghi il
Vaticano ne apre uno al mese.

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