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Plurale, laica, libera, in dialogo con la storia

Giacomo D’Alessandro
www.adistaonline.it

Quali sono e come comunicano le realtà ecclesiali che a 50 anni dal Concilio Vaticano II portano avanti l’innovazione conciliare? È questo il tema di un’indagine che ha richiesto due anni di viaggi, incontri e documentazioni in giro per l’Italia, di cui proponiamo, in quattro puntate, le conclusioni più significative. L’obiettivo è contribuire alla creazione di nuovi strumenti per dare spazio e peso a un dibattito ecclesiale plurale, che aiuti la Chiesa a rinnovarsi profondamente.

Una mappa utile

Tutto inizia da una domanda urgente: è possibile oggi in Italia creare una mappa significativa delle realtà ecclesiali che innovano? Ma cosa si intende per innovazione e cosa per mappa significativa? Si intende qui individuare e raccogliere le realtà che portano avanti l’innovazione del Concilio, quel mondo ecclesiale più libero e critico, aperto a un dialogo collaborativo con la società, in cerca di un’adesione più radicale al Vangelo e quindi che rifugge la dimensione del potere e della rivendicazione religiosa. Questo mondo è composto di realtà ecclesiali nell’accezione più ampia del termine: reti, gruppi, associazioni, parrocchie, movimenti, singole personalità… tutto quel protagonismo di base che ha la sua matrice nel Concilio Vaticano II.

La costruzione di questa mappa dovrebbe interessare tutti coloro che sono impegnati in un processo di riforma della Chiesa (dove riforma – ricorda lo storico Alberto Melloni – significa tendere a un’adesione sempre più fedele al Vangelo), con la prospettiva di sfruttare tutte le potenzialità del web: quando infatti l’innovazione è messa in rete e comunicata, genera conoscenza e dibattito; se le realtà ecclesiali trovano uno strumento moderno ed efficace per emergere, la loro voce acquisterà un peso maggiore nella vita della Chiesa, così spesso ridotta – almeno mediaticamente – a Vaticano, papa e cardinali, a discapito della pluralità che le è propria. Una Chiesa che emerge nelle sue componenti più aperte, plurali, credibili e impegnate socialmente avrà una capacità maggiore di incontrarsi e collaborare con le realtà laiche e non credenti del mondo contemporaneo. Al suo interno, il dibattito e il fermento troveranno terreno più fertile perché siano affrontati collettivamente una sere di gravi nodi che, dal dopo Concilio a oggi, stanno incancrenendo l’azione ecclesiale, azzoppandone l’annuncio.

L’innovazione nel Concilio

Il Vaticano II è certamente l’evento innovativo per eccellenza nella Chiesa del ‘900. I suoi documenti, ma ancor più le discussioni e le personalità che ne sono state protagoniste, mettono in luce una serie di precisi caratteri che rendono visibile questa novità e che oggi possiamo ricercare nelle realtà ecclesiali per definirle più o meno innovatrici.

A monte il taglio volutamente pastorale, che produce un aggiornamento, un dibattito caratterizzato da discussioni collettive: per accrescere la fedeltà al Vangelo da parte della Chiesa e delle persone occorre favorire una sana e costruttiva autocritica. In secondo luogo il nuovo rapporto con la storia e con il mondo, che genera un dialogo con le Chiese sorelle, con le altre religioni, con i non credenti e l’ateismo. Ciò cambia complessivamente il modo della Chiesa di stare nella società contemporanea. In terzo luogo la libertà di coscienza e l’eguaglianza, che si portano dietro da un lato la libertà religiosa e dall’altro l’inizio di un ripensamento della concezione sacerdotale (diaconato uxorato, teologia del sacerdozio comune…). Un risultato concreto è l’apertura e l’incentivazione dello studio della teologia e della Bibbia verso i laici e le donne, che porta frutto in tutto il secondo ‘900 nei cenacoli teologici (anche critici) e nelle teologie non romane. Infine la concezione della Chiesa come “popolo di Dio in cammino” che introduce la prassi della collegialità e della valorizzazione dei laici come presenza attiva nella società, nella politica e nella Chiesa stessa.

Il tema dell’aggiornamento suggerisce che processi di innovazione sono sempre leciti in ogni tempo e luogo, e che necessitano del contributo di tutte le realtà ecclesiali. Il dialogo con il mondo esorta con un approccio positivo e costruttivo all’incontro, allo scambio e alla collaborazione con la società e con le culture, per contribuire al bene universale. Quest’ultimo rimane uno dei criteri vincenti per individuare le realtà ecclesiali che innovano, quelle che a una rivendicazione di fede e di potere autoreferenziale preferiscono uno stile di umiltà, apertura e collaborazione con tutte le componenti della società. La prassi, largamente inattuata, della collegialità esorta a vivere i processi di governo della Chiesa a partire dalla pluralità di voci e di opinioni, legittimando la discussione e la condivisione. La valorizzazione dei laici è l’altra discriminante per valutare innovatrice o meno una realtà ecclesiale: da una base plurale, fertile e desiderosa di sinodalità dipende la capacità di autonomia e di critica nell’operare all’interno della Chiesa e della società. Da una valorizzazione dei laici condizionata a un’obbedienza cieca alla gerarchia si creano invece quelle “chiese parallele” di tendenza settaria come è evidentemente accaduto per alcuni potenti movimenti cattolici.

Sviluppi post-conciliari

Dagli anni ‘60 ad oggi l’innovazione del Concilio ha influenzato in vari modi la formazione e lo sviluppo di realtà ecclesiali, dando vita ad evoluzioni, sperimentazioni, ulteriori innovazioni ma anche tensioni, contrasti e a volte rotture ecclesiali.

Un primo passaggio chiave è la Teologia della Liberazione, nata in America Latina a partire dalla conferenza di Medellìn (1968) per promuovere una liberazione integrale (di coscienza, economica, sociale e politica) delle popolazioni oppresse, e che è stata soggetto e oggetto di polarizzazioni, ammonimenti, rotture e condanne nel rapporto con il Vaticano. Negli stessi anni ad aprire tra le realtà ecclesiali spazi di evoluzione e dibattito è l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI sulla regolazione delle nascite, che ha generato filoni di ricerca, contestazione e discussione attuali tutt’oggi. Un terzo passaggio chiave si può individuare nelle proposte di riforma della Chiesa cattolica venute fuori da sinodi, pubblicazioni, circoli teologici, appelli pubblici, eventi, personalità di spicco, gruppi e realtà ecclesiali, dagli anni ’80 ad oggi. Va aggiunto su un binario parallelo il vasto mondo della pastorale ordinaria, in cui è possibile individuare figure che hanno saputo tradurre in scelte e percorsi pastorali i caratteri di innovazione del Concilio. Un nome su tutti: Carlo Maria Martini.

Il fermento post-conciliare di cui questi passaggi sono rappresentativi è stato raccontato e sviscerato da un largo numero di riviste e pubblicazioni, vere e proprie fotografie di percorsi ecclesiali fuoriusciti dagli schemi istituzionali, fino a spingersi su terreni inesplorati. È evidente l’attualità che mantengono gli argomenti di innovazione introdotti dal Concilio, molti in gran parte ancora da attuare. È lecito dunque domandarsi: a che punto siamo oggi? Chi porta avanti l’innovazione conciliare, anticamera del rinnovamento della Chiesa?

Allargare la visuale

Affermare il valore della pluralità di percorsi innovativi dopo il Vaticano II è necessario per provare a leggere la realtà ecclesiale di oggi. La nostra ricerca guarda innanzitutto alle realtà che germogliano dal Concilio stesso, tra cui l’area cosiddetta del dissenso o della contestazione: chi tra queste ha una funzione di sola memoria storica e chi invece ha ancora linfa vitale per svilupparsi ulteriormente? Al contempo bisogna osservare realtà più recenti, anche quelle non legate al dissenso o al Concilio, eppure di fatto innovatrici perché ne vivono e ne promuovono gli stessi temi. Come comunicano e come dibattono queste realtà nella Chiesa e nella società?

Che la si chiami Ekklesìa o “cattolicesimo conciliare”, quest’area ecclesiale esiste, può essere raccontata e ha bisogno di essere messa in rete per emergere e favorire un dibattito fertile nella Chiesa, per la Chiesa e per la società. Occorrono strumenti idonei e pensati di comunicazione, in linea con le nuove tecnologie e con le dinamiche relazionali e collaborative della “modernità liquida”, che rendano efficace questa mappa, questa rete inter-connessa e comunicante.

Un punto di partenza in questo senso è stato per me incontrare alcune realtà rappresentative per capire quali siano le esigenze, le difficoltà, i punti di forza a disposizione, la visione del mondo e della Chiesa, i temi di discussione più comuni. Senza sottovalutare la difficoltà di far parlare tra loro percorsi diversi, approcci differenti, risorse limitate e spesso già troppo oberate sul fronte sociale per avere la forza e la competenza di occuparsi di comunicazione in rete. Senza lasciare che a queste difficoltà non si tenti di rispondere con energie nuove. (continua sul prossimo numero…)

Consigli per le letture

Valerio Gigante e Luca Kocci, La Chiesa di tutti, Altreconomia, 2013 (acquistabile anche presso Adista, 06/6868692, abbonamenti@adista.it, www.adista.it);
Aa. Vv., Concilio e antiConcilio, speciale di Adista, n. 32/12 (acquistabile anche presso Adista);
Aa. Vv., La Chiesa gerarchica e la Chiesa di Dio, MicroMega n. 7/2012;
Giacomo Costa, Festeggiare i 50 anni del Concilio con Carlo Maria Martini nel cuore, Aggiornamenti Sociali n. 9-10/2012;
Cfr. anche il sito: www.vivailconcilio.it.

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