Home Chiese e Religioni Povertà, persone, dialogo C’è una rivoluzione alle porte

Povertà, persone, dialogo C’è una rivoluzione alle porte

Georg Sporschill
Corriere della Sera, 31 dicembre 2013

Ricordiamo le ultime parole che il cardinale Carlo Maria Martini ci ha lasciato: «La Chiesa è stanca
nell’Europa del benessere e in America… Le nostre case religiose sono vuote e l’apparato
burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi… Il benessere pesa…».
Come il Cardinal Martini, papa Francesco chiama i problemi per nome: «Io vedo la Chiesa come un
ospedale da campo dopo una battaglia … Si devono curare le ferite. Poi potremo parlare di tutto il
resto. Curare le ferite, curare le ferite… Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di
Stato».

Il Papa auspica un nuovo rapporto verso gli uomini: «I ministri della Chiesa devono essere
misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava,
pulisce, solleva il suo prossimo».

Martini ha lasciato nei nostri cuori una semplice domanda per la riforma della Chiesa: «Dove sono
le singole persone piene di generosità come il buon samaritano… Che osano il nuovo, come
Paolo?». Sia nell’analisi della situazione ecclesiastica che nelle risposte che pronunciano, i due
gesuiti, papa Francesco e il cardinal Martini, sono vicini come se si fossero messi d’accordo. Si
concentrano sugli uomini e sulle loro esigenze, sono addolorati dalla stanchezza della Chiesa. Il
Papa giunge a una conclusione logica: «Un cristiano, se non è rivoluzionario, in questo tempo, non
è cristiano». Martini si chiede: «Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci?». Uno di questi eroi la
Chiesa lo ha trovato nel 2013 in papa Francesco.

Time Magazine lo ha indicato come «uomo dell’anno». Ma Francesco è stato definito anche «il Papa degli annunci», il che implica la domanda critica, se riuscirà davvero a realizzare i suoi annunci.
In fatto di riforme, papa Francesco è il primo a dare un esempio personale. Come Gesù, pone dei
segni. Questo pontificato ricorda come Gesù ha esercitato il suo ufficio regale.

È entrato nella sua città non in sella a un destriero, ma su di un asino, animale di pace. Ha
conquistato il mondo non con la forza delle armi ma con il potere della parola. A causa dei suoi
segni è diventato pericoloso per i potenti di Israele e dell’Impero Romano. Sul piazzale del Tempio
dove allora si affollavano migliaia di persone, ha ribaltato i tavoli e ha cacciato i venditori di
colombe. Era un segnale del fatto che il Tempio doveva essere uno spazio aperto per tutti gli uomini
in ricerca.

I potenti hanno compreso questo apparentemente piccolo gesto di Gesù. Sentivano avanzare il
nuovo. I loro limiti dovevano saltare. Qualcosa di simile fa papa Francesco quando celebra il
giovedì santo non in San Pietro ma in un carcere e lava i piedi ai detenuti, donne e uomini, cristiani
e musulmani.

Il fatto che abbia lavato i piedi ad una ragazza musulmana è stato percepito come apertura verso le
altre religioni, verso la donna e verso i giovani. Un vescovo mi ha raccontato che il Papa si è fatto condurre nel garage del Vaticano. Il suo sguardo è caduto su un’utilitaria usata e ha deciso che quella sarebbe stata la sua auto. Da allora ogni vescovo si chiede se può continuare a permettersi la sua attuale «carretta».

Lo stesso vale per il semplice abito bianco con cui il Papa si è presentato dopo la sua elezione e per
le scarpe nere. «Come vorrei una Chiesa povera per i poveri», dice il messaggio del Papa. I dignitari
della Chiesa devono chiedersi se il loro abito corrisponde ancora alla situazione della Chiesa di
oggi.

Francesco non vive nel Palazzo Apostolico perché trova l’ingresso troppo stretto. «Si entra col
contagocce, e io no, senza gente non posso vivere». L’ospitalità nella vita della Chiesa, come ai
tempi di Gesù, ha assunto un nuovo valore. Chi sono i nostri ospiti? Se noi accogliamo carcerati,
profughi, bambini di strada, persone in ricerca, la Chiesa si arricchirà di grandi maestri. Il cardinal
Martini creò a Milano la Cattedra dei non credenti. Per imparare da loro. Loro hanno qualcosa da dirci. Con la stessa stima e aspettativa, il Papa incontra i poveri.

In questo anno Francesco ha reso la Chiesa nuovamente entusiasmante, liberandola da tante pastoie:
dall’amministrazione vaticana, dal tentativo di sclerotizzazione. «Non possiamo insistere solo sulle
questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi». Le persone lo
commuovono, poi viene tutto il resto. La sua unica sicurezza è la fiducia in Dio che gli parla.
Ogni uomo può imparare ad ascoltare questa voce. Dove il Papa porterà la Chiesa nel nuovo anno?
Non porterà la gente in chiesa ma la Chiesa tra la gente. Per questo ha bisogno di personale nuovo.

Nel linguaggio del calcio, non cerca difensori ma attaccanti. Dall’Agenda Martini ha raccolto il
consiglio di affidare il comitato di direzione a uomini insoliti. Ha cominciato con il consiglio per la
riforma, per il quale ha scelto vescovi da tutto il mondo e solo un uomo del Vaticano, perché il
Vaticano andava riformato. Martini sarebbe peraltro andato oltre la nomina del comitato. Riguardo
alla scelta dei vescovi, consigliava di cercare uomini «che ardono. Uomini che siano vicini ai più
poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove». Persone come papa
Francesco.

Troverà persone simili a lui? Vincerà la battaglia con l’amministrazione vaticana? Ha anche posto la
questione se il Vaticano abbia bisogno di una banca. Il coraggio con cui l’attuale Papa abbatte certe
vacche sacre induce alcuni a temere per la sua vita.

Anche i tre strumenti consigliati da Martini alla Chiesa contro la stanchezza sono stati accolti dal
Papa. Innanzitutto riconosce i propri errori. «Sono un peccatore al quale il Signore ha guardato».
Cerca il dialogo con le persone che hanno qualcosa da rimproverargli. In secondo luogo, vive la
Bibbia in prima persona e per questo può riformare tutte le altre regole, leggi e dogmi della Chiesa.
Infine, porta i sacramenti alle persone. Ha mandato un questionario per capire la situazione delle
famiglie. Ancora, condivide la preoccupazione di Martini: «Come può la Chiesa arrivare in aiuto
con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?».

Nell’anno che verrà il Papa si lascerà ispirare anche dall’emergenza. Si lascerà sorprendere, anche
da se stesso. La fede cristiana non offre altra certezza. Tengo in mano un ritratto di Francesco e
osservo il suo volto. Come lo ha raffigurato un vescovo dopo essere stato seduto a lungo di fronte al
Papa. Ha lo sguardo birichino. Supera gli ostacoli con il senso dell’umorismo. Il mento è forte ed
esprime autorevolezza. Forse più del suo predecessore, che ultimamente soffriva nel vedere
l’amministrazione vaticana sfuggirgli di mano. L’Agenda Martini si conclude in modo personale.

«Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?». Un amico che ha
abbandonato la Chiesa mi ha detto: «Se il Papa va avanti così, finirà che dovrò rientrare nella
Chiesa».

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.